Rino Cammilleri: “per avere un sistema-Paese ci vuole l’orgoglio nazionale”


PER SECOLI FARO DI CIVILTA’ E CULTURA NOI ITALIANI SIAMO OGGI CAMPIONI NELL’AUTOFLAGELLAZIONE. PERCHE? CE LO SPIEGA L’APOLOGETA E SCRITTORE RINO CAMMILLERI IN QUESTA INTERVISTA

Di Pietro Licciardi

Se c’è una cosa in cui noi italiani oggi eccelliamo è l’autodenigrazione. Perso ogni residuo di amor patrio – da non confondere col nazionalismo -, siamo sempre pronti a criticare la nostra “italianità” guardando sempre e comunque con invidia e ammirazione a tutto ciò che è “straniero”, soprattutto se proviene dalla “molto più civile” Europa del Nord o dagli Stati Uniti, centro dell’Impero d’Occidente. Eppure l’Italia, benché divisa – o forse proprio grazie a ciò – è stata per secoli il cuore culturale e a lungo anche economico dell’Europa e dunque dell’intero orbe civilizzato, oltre che cuore della cristianità. Un faro a cui tutti guardavano con rispetto e ammirazione.

Poi tutto è cambiato, soprattutto da quando ci hanno unito a forza in uno Stato unitario che non abbiamo mai veramente sentito nostro se non per brevi periodi, tutti finiti tragicamente. Oggi poi stiamo forse toccando il fondo della nostra autostima, complice senz’altro una classe politica mai così inetta e antinazionale; asservirti come siamo ad una Europa a guida tedesca e proni ai piani egemonici di una finanza globalista che ha come obiettivo primario la scomparsa dei popoli e delle nazioni per fonderci tutti in un anonimo melting pot.

E naturalmente i primi e più entusiasti collaboratori di questo piano chi sono? Ancora una volta gli italiani, da sempre convinti europeisti e fervidi sostenitori del multiculturalismo oltre che delle frontiere spalancate a migranti e clandestini, specie se islamici, nonostante arrivino con l’intendo dichiarato di asservirci e conquistarci.

Ma da dove viene questo virus pernicioso che ci sta erodendo e portando all’estinzione? Lo abbiamo chiesto a Rino Cammilleri, giornalista, saggista e apologeta, notissimo tra i cattolici di buone letture. Cammilleri tra l’altro è autore di due libri: Elogio degli italiani e Doveroso elogio degli italiani caldamente consigliati per guarire da questo nostro vizio nazionale e malattia.

Cammilleri, da quando e perché gli italiani hanno cominciato a denigrare sé stessi?

Da quando il nazionalismo ce lo ha messo in testa, inventato dagli illuministi, esportato in punta di baionetta dai giacobini e confermato nello stesso modo da Napoleone. Divisosi il mondo in «nazioni», noi ci accorgemmo di essere l’ultima ruota del carro. Allora ci chiedemmo perché, e scoprimmo che le «nazioni» più forti erano quelle protestanti. Così, ci convincemmo che il problema, l’«arretratezza», stava nel nostro cattolicesimo, dimenticando che impero francese e impero austroungarico erano cattolici pur essendo grandi potenze. Ma ormai il processo di autodenigrazione era partito. Il fascismo cercò di creare un orgoglio nazionale, ma si sa come è finita. Per poter permettersi l’orgoglio, le guerre bisogna vincerle.

Lei nei suoi due libri, Elogio degli italiani e Doveroso elogio degli italiani ha ben descritto quale enorme contributo abbiamo dato alla civiltà europea e occidentale. Cosa rimane oggi di quel genio e di quella intelligenza?

Genio e intelligenza ci sono sempre, ma ormai il primato nella creatività è in altre mani, essendo stato legato alla redditività economica. Ci resta la cucina e la moda, ma senza un sistema-Paese prima o poi si perde anche questo. Per averlo, il sistema-Paese, ci vuole, appunto, l’orgoglio nazionale. Ma noi, come si è detto, non ne abbiamo più. Infatti, il nazionalismo è un’ideologia, e l’ideologia abbisogna di essere nutrita continuamente dalla propaganda. Ormai, l’unica «italianità» che ci è permessa è allo stadio.

Oggi i primi a non credere più nell’Italia e negli italiani sembrano essere proprio i nostri politici e governanti. Ma non dovrebbero essere proprio loro a darsi da fare per proteggere la nazione e far venire fuori le virtù nazionali, specialmente in momenti così difficili?

L’Italia-nazione è nata come un episodio dell’imperialismo britannico. Da allora quelli più grossi di noi fanno buona guardia. E i nostri governanti lo sanno. O vengono informati quando dimostrano di non aver capito.

Secondo lei potremmo un giorno risvegliarci dal nostro torpore e ritrovare un po’ di quell’amor proprio e di amor patrio che ci spetta?

Ma il nazionalismo è finito da un pezzo e altre ideologie l’hanno sostituito. Noi siamo stati «italiani» solo per un brevissimo periodo, e ce l’hanno fatta pagare. Siamo tornati ad essere quel che eravamo: pisani contro livornesi, quelli della Tartuca contro quelli della Chiocciola, eccetera. Il nostro dna politico è la guerra civile. Fin dai tempi di Romolo e Remo.

 


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments