Fuori gli angeli, dentro le trans: ecco perché la vicenda Victoria’s Secret deve spingerci a difendere la bellezza, oggi più che mai!


L’ENNESIMA ABIURA IMPOSTA DALLA DITTATURA DEL PENSIERO UNICO

Di Dalila di Dio

L’ultima vittima della follia del politicamente corretto è la bellezza delle donne: ai corpi scolpiti e ai lineamenti armoniosi bisogna sostituire le “donne vere”.

Così Victoria’s Secret, storico marchio di biancheria intima, decide di sostituire i suoi angeli – le bellissime modelle testimonial del marchio, che ne hanno fatto la fortuna per decenni – con “donne di successo”, “donne vere”.

Nemmeno troppo surrettiziamente, si sostiene, quindi, che le meravigliose mannequin, che hanno sfilato per anni per il marchio, non solo non sarebbero donne di successo ma neppure vere donne: insomma – ennesima ipocrisia progressista – nessuno osi offendere una donna a meno che la suddetta donna non sia straordinariamente bella.

In quel caso è consentito declassarla e sostituirla con qualcuno di gradito e maggiormente rispondente ai dettami del pensiero globalista: nella fattispecie, una lesbica attivista LGBTQ+, una modella taglia 54, un paio di signore appartenenti a minoranze etniche e una transessuale.

Chiaro?

Per rappresentare le vere donne, via gli angeli e dentro le transessuali!

Ovviamente, tutto questo è spacciato per un passo avanti verso l’inclusività e l’affermazione della libertà di ogni donna di essere ciò che preferisce: “smettiamo di essere quello che vogliono gli uomini” e diventiamo ciò che desideriamo. 

Libertà: la parola d’ordine per sfondare qualunque muro di buonsenso.

In realtà, quella di VS non è che l’ennesima abiura imposta dalla dittatura del pensiero unico: come ormai ben sappiamo, la lobby che non esiste è particolarmente abile nel far sentire la propria pressione a chi produce e vende in ormai qualunque settore e la tendenza da imporre ad ogni costo è quella verso una sfrenata mediocrità in cui tutti possano sentirsi speciali e all’altezza, senza dover profondere alcuno sforzo per elevarsi e migliorarsi. 

Sei perfetto così come sei, nella tua mediocrità. È il mondo intorno a te che è sbagliato e noi lo cambieremo. Esiste una brodaglia più tossica di questa in cui immergere la società?

Non c’è da stupirsi, quindi, se i modelli di bellezza proposti dal pensiero unico sono i papà cavalluccio marino, un manifesto di disordine e confusione, donne mutilate dei seni e con la barba, che partoriscono bambini di cui sono madri ma pretendono di essere padri.

E che meraviglia quelle famiglie con due papà, il labrador e i figlioletti acquistati dalla madre che li ha portati in grembo – usando l’ovulo di un’altra donna – e li ha ceduti poche ore dopo la nascita, come una merce qualunque!

Se è vero – e lo è! – che la bellezza salverà il mondo, dal modo in cui i progressisti rifuggono da ogni forma di armonia, grazia e completezza non può che desumersi che a loro del mondo importi davvero poco.

Il politicamente corretto ha da tempo dichiarato guerra a tutto ciò che è bello: la bellezza pare rappresentare per i sacerdoti dell’eguaglianza e dei diritti una vera e propria minaccia, un nemico da abbattere.

Probabilmente perché un’umanità orfana del bello e immersa in una realtà livellata, senza differenze, senza slanci, senza gli occhi puntati verso l’alto è più facile da addomesticare e condurre verso il porto sicuro della mediocrità.

L’obiettivo è demonizzare e cancellare la bellezza perché è la bellezza che spinge l’uomo a volgere lo sguardo verso il luogo da cui essa promana e a cui torna.

Così, in nome dell’eguaglianza, via dalle università i classici latini e greci, via dalle piazze le statue degli eroi della storia antica e moderna, via i dipinti dalle pinacoteche e la musica dai teatri: via tutto ciò che è identità, tutto ciò che distingue, tutto ciò che consente alle persone di riconoscersi come popolo.

Con la guerra alla bellezza si dichiara guerra a tutto ciò che eleva lo spirito e che consente all’individuo di riconoscere il proprio valore individuale e la propria unicità in un connubio salvifico con il Creato e il Creatore.

Ed è per questo che la lotta per preservare la bellezza deve diventare una battaglia quotidiana di ognuno, come singolo e come comunità. È per questo che non dobbiamo cedere alla tentazione di appiattirci sulla mediocrità imposta dal pensiero unico, ma volgere costantemente lo sguardo verso l’alto con una incessante tensione ad elevare noi stessi e tutto ciò che ci circonda.

Costi quel che costi, questa è la missione.


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