Omofobia, il Vaticano: “il ddl Zan tradisce il concordato”


CORAGGIOSA INIZIATIVA DELLA SANTA SEDE. IL MINISTRO DI MAIO TEMPOREGGIA…

Di Angelica La Rosa

Esercitando le facoltà previste dai Patti Lateranensi (e dalle loro successive modificazioni), dalla Santa Sede hanno scritto che “alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato”. Questo vuol dire che l’attuale testo del ddl Zan, in base alla modifica dell’accordo tra Italia e Santa Sede del 1984, metterebbe a rischio in Italia per i cattolici e le loro associazioni e organizzazioni  la “libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale” (comma 1) e “la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” (comma 2).

La richiesta formale al governo italiano attraverso il Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher è stata consegnata dai consiglieri dell’ambasciata italiana presso la Santa Sede al Gabinetto del ministero degli Esteri di Luigi Di Maio e all’Ufficio relazioni con il Parlamento della Farnesina. E ora si attende che venga portata all’attenzione del premier Mario Draghi e del Parlamento.

“Il duro lavoro di questi mesi, la puntuale e paziente informazione, la posizione ferma tenuta in commissione giustizia dalla Lega e sulla stampa e la marea di insulti che mi sono personalmente preso per le nostre dichiarazioni contro la legge sull’omofobia ora assumono una luce completamente nuova”, ha commentato il senatore cattolico della Lega Simone Pillon.

“Il ddl Zan provoca un terremoto senza precedenti nelle relazioni tra Stato e Chiesa. Per la prima volta nella storia il Vaticano prende carta e penna e scrive all’ambasciatore italiano per lamentare il grave pericolo che una proposta di legge in esame alle camere possa violare il Concordato. La preoccupazione del papa deve essere stata particolarmente seria, visto che ha deciso di attivare una comunicazione ufficiale anziché servirsi dei canali diplomatici riservati”, ha sottolineato Pillon.

“Ricordo che il Concordato del 1929, integrato nel 1985, è norma di rango costituzionale, e dunque le leggi ordinarie non possono in alcun modo contraddirlo. La preoccupazione della Santa Sede riguarda esattamente quello che stiamo dicendo da mesi, e cioè che questa legge mette a rischio la libertà religiosa nel nostro Paese, e compromette la libertà di insegnamento e la libertà di associazione. Penso ai predicatori arrestati in Gran Bretagna per aver letto la Bibbia, ai genitori incarcerati per aver rifiutato la transizione ai loro bambini, ai politici e agli intellettuali sotto processo per aver sostenuto che siamo maschi e femmine. Forse ora il loro sacrificio servirà per salvare l’Italia dal dramma di una legge tanto pericolosa. Il gesto senza precedenti porterà conseguenze assai serie, ponendo una pregiudiziale invalicabile sulla strada del dibattito”, ha spiegato il senatore perugino.

Il ministro Di Maio, dopo tre giorni dalla ricezione del documento, non ha ancora trasmesso la nota al Senato.

“In commissione Giustizia affronteremo il tema. Non si tratta di aver ragione o torto, nè di essere più o meno cattolici.
Si tratta semplicemente di fermare una legge ingiusta, sbagliata e pericolosa”, ha concluso Pillon.


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