Omofobia, il costituzionalista Cesare Mirabelli: “il ddl Zan mette a rischio alcune libertà”


LA NOTA VERBALE DELLA SANTA SEDE È “UNA SEGNALAZIONE DI ATTENZIONE PER IL RISCHIO DI FERIRE ALCUNI ASPETTI DI LIBERTÀ CHE L’ACCORDO DI REVISIONE DEL CONCORDATO ASSICURA. NON SI CHIEDONO QUINDI PRIVILEGI”

A cura di Angelica La Rosa

 

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“L’accordo di revisione del Concordato garantisce alla Chiesa dei diritti che già la Costituzione afferma e, sotto questo aspetto, è un rafforzamento dei diritti costituzionali. In particolare, la libertà di educare, la libertà di esercitare il magistero e per i cattolici, ma evidentemente per tutti, la libertà di manifestazione del pensiero, di parola, di scritto ed esprimere il proprio il pensiero con ogni altro mezzo, e poi la libertà delle scuole. Si tratta di aspetti che il Disegno di Legge Zan per qualche profilo mette a rischio. Perciò non si tratta di contestare o di contrastare la protezione particolare che vuole essere assicurata a determinate categorie di persone. Questa è una scelta politica che evidentemente lo Stato liberamente può fare, né si tratta di impedire all’autonomia dello Stato di legiferare, ma di avvisare, di segnalare che alcuni aspetti della norma verrebbero a ferire, a contrastare con un impegno che lo Stato ha preso. In particolare le garanzie della libera espressione di convinzioni che possono essere legate a valutazioni antropologiche su alcuni aspetti. È particolarmente rischioso se la previsione di norme penali possano limitare la libertà di espressione e di manifestazione del pensiero. Sotto questo aspetto la nota verbale della Santa Sede è una comunicazione che viene fatta, una segnalazione di attenzione per il rischio di ferire alcuni aspetti di libertà che l’accordo di revisione del Concordato assicura. Non si chiedono quindi privilegi”.

Così ha dichiarato a Vatican News il costituzionalista Cesare Mirabelli, commentando la nota verbale con cui la Segreteria di Stato vaticana ha chiesto una diversa modulazione del disegno di legge sull’omotransfobia, il cosiddetto ddl Zan, proposta legislativa all’esame del Senato italiano.

“La Santa Sede può esprimersi per la parte che le compete, cioè per l’accordo del quale essa è parte e – anche quando si fa riferimento alla libertà garantita ai cattolici – non significa libertà come privilegio, ma libertà garantita ai cattolici di unirsi, di manifestare il pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, che sono proprio le espressioni costituzionali. Non è una libertà che vuole essere riservata solo a loro, anche se è espressa per loro e l’accordo si riferisce a loro”, ha spiegato il professor Mirabelli.

“Si deve evitare che ci sia un rischio di sanzionare penalmente espressioni o comportamenti che sono riconducibili a convincimenti, ma che non sono né di aggressione, né di violenza, né di incitazione all’odio, anche se possono altri su queste opinioni fondare le loro condotte. Ma la nota della Santa Sede non vuole essere una limitazione alla garanzia per persone deboli, la dignità della persona è dignità di tutti, quale che sia la loro condizione. E così anche la nota segnala un punto critico che riguarda la libertà della scuola e la libertà educativa dei genitori. Se varata, questo tipo di garanzie, che la legge vuole introdurre, diventa una presenza non allineata con l’impostazione educativa dei genitori o l’orientamento, ad esempio, di istituzioni che possono essere cattoliche, ma anche di altro orientamento culturale, che hanno una diversa identità. Non è quindi, quella della Santa Sede, la volontà di indebolimento delle garanzie che vogliono essere assicurate e non una nota in conflitto con lo Stato, ma una segnalazione anticipata di un rischio che si corre se le norme sono configurate per questi aspetti che sono segnalati”, ha concluso il costituzionalista.

 


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