La storia incredibile del “generale arruolato da Dio”


CENTENARIO DELLA NASCITA DI PADRE GIANFRANCO MARIA CHITI

Di Matteo Impagnatiello

Quest’anno ricorre il centenario della nascita di un gigante della Storia, padre Gianfranco Maria Chiti, il generale arruolato da Dio. E’ la storia “speciale”, unica di un uomo che deve essere raccontata. Non solo. Merita di essere studiata.

Padre Chiti nacque il 6 maggio del 1921 a Gignese, un comune della provincia del Verbano-Cusio-Ossola, secondogenito di tre figli.

Più tardi, quando dopo la mimetica indosserà il saio francescano dei cappuccini, il suo nome fu trascritto in Iohannes Franciscus. E san Francesco sarà il suo nume tutelare che lo accompagnerà per tutta la vita. Padre Chiti ricordava spesso che anche il giovane Francesco a 20 anni si era arruolato per combattere nella guerra di Assisi contro Perugia; infine, catturato e fatto prigioniero.

E così anche Gianfranco Chiti, divenuto frate all’età di 57 anni nel 1978, fu fatto prigioniero a 24 anni e liberato il 20 dicembre del 1945. Il parallelismo con il santo di Assisi riguarda anche il cambiamento di vita, dopo la parentesi militare. Per san Francesco, è stato determinante l’incontro con il lebbroso; per Gianfranco Chiti, è stato decisivo il processo di epurazione e l’attesa per la riassunzione nell’esercito, che portò a maturare in lui la decisione di far parte dell’Ordine sacro. La cultura del giovane Chiti è impregnata degli entusiasmi e delle delusioni della Prima Guerra Mondiale. A quindici anni, e precisamente il 19 ottobre del 1936, Gianfranco è allievo ufficiale nella Scuola Militare di Milano. Si trasferisce il 30 ottobre presso la Scuola di Roma.

L’incontro con il cappellano militare caratterizzerà la vita militare di Gianfranco: prova ne è la corrispondenza dai campi di internamento indirizzate a padre Edgardo Fei, suo cappellano nel periodo della Repubblica Sociale Italiana. Una volta conseguita la maturità scientifica, il 6 maggio 1938 si arruolò volontario.

Il primo novembre del 1939 è stato allievo ufficiale presso l’Accademia di Modena, da dove ne uscì con il grado di sottotenente il 29 aprile del 1941. Durante la Seconda Guerra Mondiale, fu inviato sui teatri di battaglia in Slovenia e in Croazia; poi sul fronte greco-albanese, dove fu ferito. Ancora, da volontario, in Russia con l’ottava Armata,  prese parte alla battaglia di Karkov e fu decorato con la Croce di Guerra al Valor Militare.

E’ stato un suo costante impegno quello di riportare in Patria i commilitoni caduti sul fronte russo. Da sacerdote celebrerà in tutta Italia le Messe in loro memoria. La successiva scelta della Repubblica Sociale Italiana avvenne in un momento drammatico di sbandamento dell’Italia. “Riunisco attorno a me pochi volontari e con loro mi ritiro alla macchia onde non cedere le armi a nessuno e attendere il chiarirsi degli avvenimenti”, così allora il sottotenente Gianfranco Chiti.

Dall’11 settembre 1943 al 1° dicembre 1943 ha vissuto alla macchia, per poi aderire all’esercito repubblicano. Il 24 giugno del 1948, comparve davanti alla Corte d’Assise. Queste le sue parole: “Affermo innanzitutto ancora una volta che solo la volontà di tutelare e difendere l’onore della Patria mi guidò nell’assumere la mia missione nel settembre del 1943. Oggi, nelle stesse condizioni, farei altrettanto. Dichiaro che la bandiera della Repubblica Sociale fu sempre e solo quella della Patria. Quelli che servirono sotto di essa non possono quindi in nessun modo essere considerati traditori, ma hanno fatto il loro dovere verso il Paese”.

In merito alla situazione creatasi dopo l’8 settembre 1943, padre Gianfranco ebbe a dire: “Era una situazione di terribile emergenza. Da che parte era la Patria? Da che parte erano i giusti? E se mi chiedesse dove fosse Dio, io le so rispondere: Dio era  da una parte e dall’altra, chino su ogni morto, su ogni ferito”. Fu sorretto sempre dalla fede, anche quando, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, dovette subire la prigionia, dapprima nelle carceri di Torino, e successivamente nei campi d’internamento di Tombolo, Coltano e Laterina, da dove fu liberato il 20 dicembre 1945.

In attesa di essere riammesso in servizio, insegnerà matematica e fisica presso il Collegio dei Padri Scolopi a Campi Salentina, negli anni scolastici 1946/48.

Finalmente il 31 marzo 1948 venne assegnato al 1° Reggimento Granatieri di Sardegna, di stanza a Roma. Nel febbraio del 1950 fu inviato a Mogadiscio, dove non solo dimostra efficienza nello svolgimento degli incarichi assegnatigli, ma fornisce prova di quel rispetto e attenzione per la Fede e Cultura altrui. Ritornò in Italia e ricoprì vari incarichi tra cui quello di vicecomandante della Scuola Allievi Sottufficiali dell’Esercito, in Viterbo, nell’anno 1969. Nel maggio del 1970 fu promosso Colonnello. Il 7 maggio 1978 l’avanzamento a Generale di Brigata e collocato in ausiliaria per raggiunti limiti di età.

Il 22 maggio del 1978 Gianfranco Chiti riceve il saio dell’Ordine dei Francescani Minori Cappuccini, in qualità di chierico. Il 1° novembre dell’anno successivo emise la professione temporanea dei voti religiosi ed aggiunse al suo nome quello di Maria, come la madre di Gesù: una presenza costante.

Nel 1990, padre Gianfranco Maria Chiti fu incaricato di prendersi cura del convento di Orvieto, oramai ridotto ad un rudere: lo ricostruì trasformandolo in un luogo confortevole, di raccoglimento e di preghiera. Morì a 83 anni e la salma fu vestita con gli abiti militari sotto il saio.

Nell’aprile del 2015, il vescovo di Orvieto ha emanato l’editto per l’inizio dell’inchiesta diocesana per la sua beatificazione e canonizzazione. Oggi si è in attesa che la Congregazione dei Santi esprima il suo parere al Papa, a cui spetta il giudizio sulle sue virtù cristiane e procedere eventualmente alla beatificazione e canonizzazione.

 


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