Suor Alfieri alle Malika di oggi: “nel tribunale dei social si diventa delle utili vittime”


NON CI SARÀ MAI UNA LEGGE CHE POTRÀ SOSTITUIRSI AL MOVIMENTO DEL CUORE E DELLA TESTA

Di Suor Anna Monia Alfieri

Sono rimasta, ancora una volta, dispiaciuta (ma non sorpresa) leggendo gli attacchi alla giovane Malika Chalhy accusata di aver utilizzato i soldi della raccolta fondi per acquistare un’auto molto costosa. In un baleno è passata da presunta vittima a presunta scroccona.

Ecco serviti su un piatto d’argento i paradossi del contrasto alla discriminazione che usa due pesi e due misure. Non si permetta al falso sdegno di lavarsi la coscienza: è Marika scroccona o sono gli adulti che se ne sono serviti a favor di telecamera e per una manciata di consensi ad una legge che emerge sempre più nei suoi paradossi? Discriminazione alimentata, usata, messa allo scontro…

Vittima di omofobia?

Vittima, piuttosto, di strumentalizzazione buonista! Al centro della denuncia non ci sei tu Malika, Giovanni, Mario, ma la tua storia che serve per dimostrare la tesi di adulti che ricercano argomenti per fini ideologici. Per circa due mesi di Malika, cacciata da casa dai genitori in seguito alla manifestazione del proprio orientamento sessuale, hanno parlato tutte le tv, i social, la carta stampata. Aiutare le tante Malika che, ancora oggi, sono cacciate dalla famiglia e dagli amici, che sono vittime di atti di bullismo è un dovere. Ma in che modo? Non certo come la schiera dei paladini della non discriminazione, improvvisati sociologi e pedagogisti, illuminati educatori che prendono le difese di Malika (chi, del resto, oserebbe fare il contrario con il rischio di divenire impopolare o, peggio, di essere accusato di omofobia?) e si ergono implacabili accusatori dei genitori, emettendo sentenze di condanna. Il tutto, lo voglio ricordare, in un Paese, il nostro, che da tempo ha archiviato il contraddittorio e la difesa, perché o si è pro o si è contro, o si è amico o si è nemico. Attenzione: così facendo si alimenta l’odio. Cui prodest? A nessuno. A patto che vogliamo essere persone intelligenti e di animo retto.

Ora, e mi rivolgo alle tantissime Malika del nostro tempo, occorre capire che, nel tribunale dei social, si diventa delle utili vittime e, in nome di questa utilità, si rinuncia a ricucire il rapporto con la famiglia, ad emanciparsi, a capire che l’integrazione si gioca sulla quotidianità, sul confronto, sul dialogo. 

Non ci sarà mai una legge che potrà sostituirsi al movimento del cuore e della testa. Qui sta la differenza. Carissima Malika, nel gioco dell’assunzione delle responsabilità, forse gli adulti che ti circondano ti hanno usata e si sono serviti di te e della tua storia per una manciata di like. Avverto così il dovere di scusarmi con te proprio per gli adulti che ti hanno ingannata e con te hanno ingannato i tanti giovani che credono davvero che quegli adulti che brandiscono il DDL Zan come una spada abbiano a cuore il contrasto della discriminazione. 

La confusione alimenta la discriminazione che si nutre di paradossi

Un paradosso che è facilmente rintracciabile già in manifestazioni come il gay pride, in cui si ritiene funzionale alla non discriminazione trasformare le proprie scelte in fenomeni da baraccone, profanando addirittura il Crocefisso, simbolo, in fin dei conti, di un sacrificio pro vobis et pro multis, cioè per tutti. Se, attraverso la profanazione del Crocefisso, si voleva colpire la Chiesa, vista solo come istituzione umana, non è forse giunto il momento di comprendere, al di là di ogni ideologia, che alla Chiesa, dell’orientamento sessuale delle persone, non importa nulla? E che, semmai, la Chiesa si oppone a qualsiasi forma di pensiero che voglia essere dominante e ledere la dignità della persona dalla quale discende la sua libertà? Soprattutto che, alla Chiesa, interessa difendere i più fragili, i giovani che devono crescere sviluppando la loro personalità, senza alcuna forma di coercizione? Andiamo oltre gli slogan e comprendiamo che, quando l’unico elemento unificatore è l’essere CONTRO qualcuno, qualcosa non funziona.

La falsa morale che ti usa e ti getta

Oggi quegli stessi adulti che hanno usato la storia di Malika come la prova provata che il DDL Zan è una legge che serve si sdegnano per il fatto che Malika abbia utilizzato quei soldi in modo improprio. Ma chi lo dice che era improprio? In primis, quando smontiamo le regole, i punti di riferimento, cambia l’ordine dei bisogni e anche l’automobile di prestigio può trovare il suo perché. In secundis, come possiamo pensare che i nostri ragazzi non si servano delle circostanze per interessi terzi, se si devono misurare con adulti che, ogni istante, usano loro e la storia proprio per interessi terzi? Del resto, una legge che tende a diffondere il pensiero unico, ad alimentare la discriminazione, ad innescare l’odio e la violenza, che sta spaccando il Paese in due può sperare in qualcosa di diverso?

La responsabilità degli adulti 

Facile, di conseguenza, trasformare Malika da vittima ad approfittatrice. Noi adulti avremmo dovuto dare a Malika e a tutti i giovani gli strumenti per conoscere, per approfondire. Il rispetto si gioca sulla libertà che muove responsabilità e corresponsabilità. Il tutto nella cornice dell’armonia che non spacca mai, che è capace di tenere insieme le parti, le persone, gli opposti.  Solo se agiamo con la cultura, con la conoscenza, Malika e i giovani si sentiranno liberi di dire chi sono, con dignità e fierezza (il rispetto è una conquista) e si sentiranno in dovere di non tradire e deludere chi si è fidato di loro. Chi si batte per davvero contro la discriminazione è capace di assumere su di sè il peso della battaglia, dedicandovi tempo, compiendo il proprio dovere, costi quel che costi, senza usare gli altri.

Sapere Aude: la conoscenza resta la risposta al contrasto della discriminazione 

La scuola, in tutto questo, può dimostrare di essere la carta vincente: non adagiandosi sul pensiero unico, non diventando responsabile della discriminazione, ma dando agli studenti la conoscenza, il sapere, gli strumenti per orientarsi e vincere per davvero la discriminazione che non ha colore e non ha odore, colpisce tutti. La scuola è il luogo in cui tutti si devono sentire accolti e sviluppare in modo armonico e consapevole la propria personalità. A questo serve la scuola.

Malika carissima, ti auguro di non farti usare più, di restare a testa alta, fiera di te e delle tue scelte, chiedendo il rispetto che si ottiene solo non tradendo se stessi e rifuggendo dalla trappola dei compromessi. Sei disposta, Malika, a dare il tuo tempo, le tue energie, perché nessun altro giovane sia discriminato e usato? 

Parlo a nuora perché suocera intenda.  Ecco cosa innesca una legge come il DDL Zan: fermiamoci e valutiamo le conseguenze di una legge che non solo discrimina ma impone un pensiero unico. 

In questi giorni si lavori in Parlamento anteponendo a tutto il maggior interesse dei più fragili che passa anche dalla rivisitazione del ddl Zan. Ritorniamo ai principi contenuti nella Costituzione, lavoriamo perché essi siano garantiti e rispettati, cerchiamo la verità che unisce i cittadini. Amicus Plato, sed magis amica veritas.

 


Subscribe
Notificami
1 Commento
Oldest
Newest
Inline Feedbacks
View all comments

Suor Monia, So che l’invidia è un peccato grave. Ma io, quasi ottantenne, invidio, nella giovane donna che Lei è, la capacità di analisi, il senso critico, la perfetta esposizione dei concetti e la semplicità con cui si pone. La mia ammirazione e la mia stima per Lei!!!