Gli stessi cristiani, ridiventati pagani, sono pieni di peccati, demoni, malattie e tribolazioni


GLI APOSTOLI DI OGGI PORTANO AVANTI LA LORO MISSIONE?

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Giuseppe figlio di Giacobbe, venduto dai fratelli finì schiavo in Egitto. Per calunnia andò in prigione, da cui fu liberato per aver interpretato il sogno del faraone, che gli diede autorità. Venne, dopo sette anni di abbondanza, la carestia profetizzata. La gente gridava la sua fame al faraone e questi rispondeva: «Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà» (Gen 41,55).

Egli infatti, aveva ammassato tanto grano da poter sfamare tutti. Anche i suoi fratelli vennero in Egitto per comprare il grano. Egli li riconobbe; loro no. Li fece arrestare come spie e li tenne tre giorni in prigione; poi li liberò a condizione che uno restasse come ostaggio e gli riportassero il fratello più piccolo.

Essi provarono tanta angoscia e dicevano: «Certo su di noi grava la colpa nei riguardi di nostro fratello, perché abbiamo visto con quale angoscia ci supplicava e non lo abbiamo ascoltato. Per questo ci ha colpiti quest’angoscia» (41,21). Giuseppe pianse di nascosto da loro, che cominciavano a ravvedersi del loro peccato. Dio intreccia le cose per questa ragione.

Gesù manda gli Apostoli a cacciare i demoni, curare le malattie, annunziare prossimo il regno di Dio. Per prima li invia “alle pecore perdute della casa d’Israele”. Anche oggi è così: i primi destinatari del Vangelo sono gli stessi cristiani, ridiventati pagani, pieni di peccati, demoni, malattie e tribolazioni. Ma gli Apostoli di oggi, la fanno questa missione?


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