Basta buffonate. Non è tutta colpa dell’uomo bianco 


CHI HA INIZIATO IL COMMERCIO DEGLI SCHIAVI? GLI ARABI. PERCHE’ L’AFRICA E’ SOTTOSVILUPPATA? PER COLPA DEI NERI, PAROLA DI AFRICANI. CARI SINISTRATI, INVECE DI INGINOCCHIARVI INFORMATEVI UN PO

di Pietro Licciardi

In questo mondo sempre più alla rovescia non bastano le solite, vecchie cretinate e c’è chi ha bisogno di inventarsene di nuove, come il mea culpa con inginocchiamento del cattivo, razzista e colonizzatore uomo bianco, diventato l’unico responsabile di tutti i mali del mondo: presenti, passati e futuri.

Peccato che non sia affatto così.

Certamente gli europei, nel corso della lunga storia di malefatte ne hanno sulla coscienza parecchie, specialmente da quando hanno cominciato ad abbandonare il Dio cattolico per correr dietro alle allucinazioni luterane, illuministe, positiviste, scientiste e infine rivoluzionarie. Ma “gli altri” non sono affatto da meno; anzi. Non avendo conosciuto la civiltà portata dal cristianesimo, sopravvissuta anche alle eresie e alle ideologie atee, certe “culture” ancora oggi continuano a non avere il minimo scrupolo nel commettere i loro crimini.

Cominciamo con la schiavitù, il macigno più pesante sulle spalle di noi bianchi. Ebbene il commercio di carne umana in Africa lo hanno praticato da sempre gli arabi, e i mussulmani, i quali quando hanno visto prosciugarsi il flusso di uomini, donne e bambini provenienti dalle razzie di cristiani sulle coste europee si sono buttati a capofitto sull’Africa nera, popolata da tribù in perenne lotta tra loro e alle quali non pareva vero cedere gli schiavi in eccesso ai mercanti islamici in cambio di inutile paccottiglia. Gli europei non hanno fatto altro che partecipare ad un commercio che ancora oggi è praticato senza alcuna remora dai seguaci di Allah. Infatti di tanto in tanto gli stessi media ci informano non soltanto della tratta di donne là dove si insedia il fondamentalismo di talebani, Isis e Boko haram ma anche di colf filippine o africane ridotte in schiavitù, maltrattate o uccise in qualche ricca casa di Ryad, Dubai o di qualche altro emirato. Le Ong umanitarie invece hanno descritto per anni il traffico di esseri umani in Sudan, dove le tribù islamiche del nord hanno usato i territori del sud, complice la guerra civile, come loro supermercato. Del resto ogni buon mussulmano è tenuto ad osservare il Corano, che alla Sura 47 dice: «quando incontrerete quelli che non credono, uccideteli fino a che non ne abbiate fatto strage; allora, rafforzate le catene dei rimanenti».

Altra colpa dell’uomo bianco è il colonialismo, che con la sua presunta economia di rapina ha fatto si che l’Africa continui a vivere in uno stato di sottosviluppo. 

Intanto ci piacerebbe sapere perché nessuno chiede anche ai cinesi di umiliarsi in ginocchio, considerato che adesso l’Africa è praticamente diventata interamente una loro colonia e che con la complicità dei governi locali, i nuovi padroni con gli occhi a mandorla stanno letteralmente spolpando di materie prime quel continente sfruttando all’inverosimile i lavoratori locali. Ma forse la contiguità ideologica tra la Cina di Xi Jinping e i “democratici” docenti dei campus universitari Usa, dove è germogliata la follia della cancel culture, impedisce di vedere certe cose. Come impedisce loro di ricordare che il partito democratico – quello di Barack Obama e del “cattolico” Biden – ha sempre difeso la schiavitù.

Bisognerebbe poi sfatare l’idea che prima dell’arrivo degli europei, generazioni di africani abbiano goduto di una vita felice in società pacifiche. La vita era dura e imprevedibile, la schiavitù diffusa, come descrive bene lo scrittore e fotografo britannico John Reader nel suo documentato libro “Africa, biografia di un continente“. 

Ma le vere ragioni del sottosviluppo dell’africa sono gli africani stessi e a dirlo sono proprio loro.

Ad esempio l’arcivescovo di Kinshasa, che parlando nel 2020 in occasione del 60esimo anniversario dell’indipendenza del Congo ha denunciato come dopo aver sostituito i bianchi nei posti di potere i congolesi hanno cominciato la loro personale caccia ai privilegi e alla ricchezza senza fare alcunché per il benessere del paese, che è passato da una guerra civile all’altra sprofondando nella miseria. La giornalista del Camerun, Axelle Kabou con il suo libro “E se l’Africa rifiutasse lo sviluppo? ha alzato il tiro attribuendo la responsabilità del sottosviluppo dell’Africa a tutti gli africani, chiedendosi se la loro volontà di sviluppo non sia un mito dal momento che  «in trent’anni di indipendenza, l´Africa non ha effettuato l´inventario dei suoi valori tradizionali oggettivamente dinamici che potrebbero, non solo costituire il fondamento solido di politiche coerenti di sviluppo, ma anche servire a minimizzare gli effetti perversi della dominazione esterna».

Complice di ciò anche la lettura africana della tratta negriera e del fatto coloniale che Axelle Kabou definisce «di un semplicismo mozzafiato»: “io ero tranquillamente a casa mia quando vidi arrivare un uomo di colore bianco che mi chiese ospitalità ed approfittò della mia gentilezza per spogliarmi dei miei beni, uccidere i miei e ridurli in schiavitù. Di conseguenza, io porgo reclamo ed esigo dei risarcimenti”.

Più o meno lo stesso semplicismo dei genuflessi sedicenti intellettuali sinistrorsi.

Ma soprattutto, sempre secondo la camerunense Kabou, «da quando il relativismo culturale è stato inventato […] gli africani ne approfittano per denigrare l´automazione, la meccanizzazione, l´industrializzazione ad oltranza di cui sarebbero vittime i paesi ricchi». Ma è proprio questa industrializzazione la fonte di ricchezza che gli africani farebbero meglio a cogliere, rimboccandosi le maniche, invece di indulgere nel loro vittimismo continuando a rimanere ostaggio di superstizioni, tribalismi, classi politiche corrotte e incapaci, che sono la vera e principale piaga dell’Africa, come spiegano i missionari che a differenza dei terzomondialisti occidentali salottieri e radical chic il continente lo conoscono davvero.

Tra l’altro paradossalmente, ma non troppo, è proprio il pietismo e la carità occidentale, sulla quale fa leva al sinistra e certo buonismo cattolico che blocca e danneggia l’Africa come denunciano June Arunga, kenyiota che lavora presso la fondazione Inter Region Economic Network e Dambisa Moyo, economista dello Zambia nel suo saggio intitolato Dead aid. Why aid is not working and how there is a better way for Africa.

Potremmo continuare, ma ci manca lo spazio. Del resto non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare e dell’ignorante che crede di sapere. Perciò cari sinistri… smettete di credere a Babbo Natale e cercate di informarvi meglio. 


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