“Unplanned”: la forza della realtà contro le bugie dell’ideologia


GRANDE SUCCESSO IERI A ROMA DELL’ANTEPRIMA NAZIONALE DI “SCARTATI” (UNPLANNED), LA STORIA DELLA EX MANAGER DELLA “MULTINAZIONALE DELL’ABORTO” PLANNED PARENTHOOD ABBY JOHNSON. LA DIREZIONE DEL CINEMA ADRIANO HA DOVUTO ALLA FINE DEDICARE, A CAUSA DELLE TANTE PRENOTAZIONI (AVVENUTE SENZA CAMPAGNA STAMPA MA SOLO PER PASSAPAROLA), UNA DOPPIA SALA ALLA PROIEZIONE DEL FILM CHE, A SETTEMBRE, USCIRÀ IN TUTTA ITALIA

Di Giuseppe Brienza

«Abby, hanno bisogno di una persona in più in sala operatoria. Sei libera?». Da questa esperienza reale e scioccante, avvenuta in una sala operatoria statunitense nel settembre del 2009, nasce Unplanned, il film-autobiografia proiettato ieri sera a Roma per l’anteprima nazionale. Abby Johnson è una donna messa davanti alla realtà dell’aborto chirurgico e la sua storia è preziosa per aprire gli occhi su cosa succede davvero nelle “cliniche dell’aborto”, cosa viene detto e come sono trattate le donne quando arrivano e chiedono se o come poter “interrompere” la propria gravidanza. Viene data loro una informazione chiara, completa e reale su chi o cosa sarà chirurgicamente espulso dal grembo materno? Oppure nei loro confronti vengono attivate tecniche di marketing e/o manipolazioni ideologiche?

Quando davanti ad un ecografo la direttrice della filiale texana della “multinazionale dell’aborto” Planned Parenthood (premiata nel 2008 come «dipendente dell’anno») constata che il “prodotto del concepimento” è in realtà un esserino indifeso che nel grembo materno cerca di scappare dal chirurgo che tenta di porre fine alla sua vita, le cose finalmente cambiano.

Il cuore di un bimbo concepito che smette di battere, le conseguenze terribili dell’aborto chirurgico e chimico nel corpo e nella psiche della donna, la volontà di cambiare strada passando dalla luce alle tenebre, l’impegno generoso e intelligente del movimento prolife, il tutto condito da un doppiaggio, da una fotografia e da una colonna sonora eccezionali: sono queste le maggiori scoperte ed emozioni che hanno colpito gli spettatori delle due sale dedicate dal Cinema Adriano ad Unplanned. Un prodotto che non vuole essere “militante” ma, semplicemente, che vuole far vedere, raccontando una storia vera, quella di Abby Johnson, cosa succede quando si abortisce.

L’avidità di chi ha trasformato l’aborto in un business, la disperazione di giovani donne abbandonate con i loro dolori e le terribili emorragie post-pillola RU 486, il dolore di mamme impotenti davanti a decisioni di morte delle loro figlie, il tutto raccontato da Abby Johnson nel libro-autobiografico Scartati. La mia vita con l’aborto (Rubbettino Editore, tr. It., Soveria Mannelli 2015, pp. 185), dal quale è tratto il film e che racconta la sua storia dalle file della Planned Parenthood alla battaglia in difesa della vita nascente nella Coalition for Life.

Il primo messaggio politico più importante che si trae da Unplanned è la denuncia della strategia di tante potenti aziende private abortiste che, facendosi passare per organizzazioni no profit o di promozione dei “diritti civili”, perseguono in realtà profitti sulla pelle delle donne fingendo di difenderle ma poi truffandole, violando i loro diritti (al consenso informato, anzitutto) e lasciandole quindi sole e all’oscuro del delitto che rimarrà sulle loro coscienze.

Il secondo messaggio è quello di dire chiaro e tondo i nomi di coloro che realmente finanziano e promuovono  gli abortisti di Planned Parenthood ovvero Bill Gates, George Soros e Warren Buffett, miliardari che non hanno a cuore la libera scelta delle donne, altrimenti non permetterebbero che siano indotte a decisioni così radicali senza ricevere la giusta informazione e conoscere la verità scientifica di un aborto.

Unplanned non risparmia alcune scene nelle quali vediamo la realtà nuda e cruda dell’aborto e, per questo, a settembre sarà nelle sale italiane con il divieto ai minori ai 14 anni non accompagnati. Chi però questo bellissimo film sta distribuendo in Italia come l’intraprendente manager toscana Federica Picchi, presente naturalmente alla prima romana, ha giustamente annunciato ricorso. Del resto,  tali critiche e ostracismi le abbiamo già viste anche in relazione al lancio di capolavori come The Passion e, facendo le debite proporzioni, le stesse obiezioni circa la “durezza” di alcune scene valgono a nostro avviso anche per Unplanned. “Far vedere”, sul Golgota come nelle sale abortiste, insomma, è e rimane la via giusta per scuotere le coscienze di troppi, ormai, assopite. La verità, infatti, è sempre stata la leva della rinascita o dell’evoluzione delle civiltà umane.

Questo è il motivo per cui il “far vedere la verità”, nelle “cliniche” abortiste come nei consultori, è l’atteggiamento sistematicamente precluso alle donne. E caldamente vietato nelle linee guida agli operatori di Planned Parenthood e dei consultori abortisti. Vietato far vedere il concepito nell’ecografo, vietato parlare di ‘bambino’ ma parlare solo di ‘grumo di cellule’, vietato guardare il feto abortito!

Viceversa, “vedere” ha risparmiato finora una gran percentuale di aborti: molte donne hanno ringraziato Dio di aver desistito all’ultimo dopo aver ascoltato il battito del cuore del loro bambino. E lo stesso è capitato a medici, infermieri o “manager dell’aborto” come, da ultimo, Abby Johnson. Ecco a voi il trailer, con l’invito a vederlo al più presto al cinema!


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