Le armi sono considerate la causa di ogni male, ma si distoglie lo sguardo dal dito che preme sul grilletto


LA VIOLENZA SI È IMPADRONITA DELLA CITTÀ DI OBAMA…

Di Lorenzo Capellini Mion

Chicago (Illinois). Terriana Smith, un mese di vita, è una delle tante vittime innocenti della violenza che si è impadronita della città. La piccina è stata raggiunta da una pallottola vagante che l’ha colpita alla testa durante una faida tra gang sotto gli occhi dello zio Charles McKenzie che ha detto amaramente: “È come se non importasse a nessuno”, riferendosi ai piani alti, dal sindaco della città di Obama fino alla Casa Bianca. Il che è parzialmente vero; se da un lato il giornale unico volta lo sguardo, dall’altro questo fa parte di una precisa strategia politica.

Se fossi un suprematista bianco sognerei di trasformare ogni città in Chicago o Portland e altre città dem. Un suprematista bianco metterebbe una clinica abortista in ogni centro ad alta densità di neri, insieme ad un negozio di liquori a basso costo. Un suprematista bianco non si limiterebbe a levare finanziamenti alla polizia, dopo averla delegittimata, ma la toglierebbe direttamente dalle strade, in cui non vive, lasciando governare la legge del più forte. Dove l’unica regola è non avere rispetto per il lavoro, la proprietà privata e l’autorità. Per sbranarsi l’uno con l’altro. E indicherei nelle armi la causa di ogni male distogliendo lo sguardo dal dito che preme sul grilletto.

Se fossi un suprematista bianco toglierei la possibilità di scelta su dove far studiare i propri figli lasciando come unica opzione l’istruzione pubblica: povera, per nulla competitiva, fatta indottrinamento e auto giustificazioni. Se fossi un suprematista bianco non distinguerei tra persone di buona volontà e criminali, ne farei una questione di razza. Bianchi da un lato, dall’altro i neri di cui mi spaccerei come un alleato.

Io non sono un suprematista bianco ma non posso fare a meno di notare che il suprematismo bianco oggi è al potere, lupi travestiti da pecore. Intanto Terriana lotta per non morire, lontano dai riflettori, come se fosse un numero o una statistica. Come se la sua vita contasse poco, o nulla.

 


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