In alto cuori e Tricolori, nonostante Travaglio, gli inginocchiamenti e i sinistri vari…


GLI AZZURRI SONO STATI BERSAGLIATI IN OGNI MODO POSSIBILE

Di Dalila Di Dio

È trascorsa una settimana dal trionfo di Wembley e i volti dei progressisti sono ancora solcati da lacrime di disperazione: l’Italia ha vinto, la Nazionale italiana composta -udite udite! – da calciatori italiani è celebrata dentro e fuori dai confini e il Tricolore sventola alto, ovunque nel mondo.

It has come to Rome: la coppa è arrivata a Roma, tra le braccia del capitano Chiellini e cullata idealmente da sessanta milioni di italiani che hanno goduto, una settimana fa, di una gioia inattesa e, per questo, probabilmente ancora più intensa.

Sessanta milioni di cuori che – dopo un anno e mezzo di lockdown, coprifuoco e quotidiani bollettini di guerra – hanno gioito per la vittoria di Wembley, ancora più dolce dopo le uscite arroganti degli inglesi che pensavano di avere vita facile contro gli Azzurri e, invece, vita facile non hanno avuto.

Sessanta milioni tranne qualcuno: sì perché più che con le altre rappresentative – di cui molte più quotate alla vigilia – la squadra di Mancini ha dovuto vedersela con gli avversari in Patria, pochi, miserabili ma agguerritissimi.

Mentre la Nazionale mieteva consensi e simpatie in tutto il mondo per l’unità del collettivo, per quell’inno cantato a squarciagola e perché, diciamocelo, poche cose come l’Inghilterra riescono a compattare il fronte dei contro, in Patria un manipolo di elevati covava odio senza troppo nasconderlo.

Così, nell’ultimo mese, gli Azzurri sono stati bersagliati in ogni modo possibile: questa selezione troppo caucasica è diventata facile obiettivo dei petaloprogressisti.

Come dimenticare lo psicodramma dell’inginocchiamento? «Devono inginocchiarsi e farlo tutti» tuonava, risoluto, il segretario Letta.

Bravi gli Azzurri a servire a lui e ai suoi accoliti una supercazzola coi fiocchi: ci inginocchiamo per solidarietà con gli avversari – e per dare il lecca lecca ai progressisti – ma senza aderire alla protesta BLM.

Una soluzione totalmente senza senso ma pregevolissima in quanto buona per mandare in sbattimento chi annunciava urbi et orbi – come se interessasse qualcuno – « se non si inginocchiano, spero che perdano!».

Saranno riusciti a darsi pace, dopo che Bonucci & Co. hanno vinto in piedi, inginocchiati tutti, inginocchiati a metà e anche facendo le piroette?
E che dire del povero Marco Travaglio e dei suoi, terrorizzati dall’ipotesi di una vittoria che avrebbe potuto dare lustro ad una Nazione guidata, pro tempore, da soggetti non identificabili nella persona del bel Presidente, santo e apostolo Giuseppe Conte? «Speriamo che vinca il Belgio, speriamo che vinca la Spagna, speriamo che vinca l’Inghilterra» …speriamo che non vi scoppi il fegato!

Siamo certi che Travaglio abbia sfiorato il collasso vedendo gli azzurri a Palazzo Chigi, ricevuti dal Presidente “non Giuseppe Conte” del Consiglio dei Ministri: ce lo immaginiamo, davanti allo schermo che trasmetteva le immagini della sfilata per le vie di Roma – dopo “la trattativa Stato – Bonucci” cit. – fare la danza del contagio perché la punizione Delta si abbattesse contro gli infedeli, rei di avere festeggiato una vittoria continentale che Giuseppi aveva trattato con l’Europa ed ottenuto grazie al suo charme, e di cui Draghi e Mattarella si stavano prendendo il merito, come col Recovery Fund!

Ma il momento più alto è stato quello in cui, incapaci di farsene una ragione, le eminenze del PD hanno trasformato la vittoria della Nazionale di calcio Italiana in una vittoria “dell’Europa unita contro la Brexit”: un doppio salto mortale e mezzo avanti carpiato con doppio avvitamento da medaglia olimpica.

Una cosa così sciocca che non ci si può neppure arrabbiare: si può solo ridere dell’incapacità dei progressisti di amare il proprio Paese, di rendergli merito per le vittorie e difenderlo nel momento della sconfitta.

Si può solo irridere il loro disprezzo per il Tricolore, un simbolo che unisce, che ci fa sentire Popolo dentro e fuori dai nostri confini, che ci inorgoglisce e inorgoglisce tutti gli italiani nel mondo, oggi solo per una patita di calcio, domani chissà!
Vederlo sventolare dalle finestre, quel Tricolore, deve aver creato scompensi di non poco conto agli odiatori del Popolo italiano.

Ci vogliono relegati a Paese che deve sempre imparare dagli altri, quindi vedere il Tricolore dominare Wembley, dal tetto d’Europa, deve avergli provocato travasi di bile senza precedenti.
Smarriti, incapaci di posizionarsi, costretti a fingere esultanza ma pur sempre fedeli ai loro padroni: no Signori, non ha vinto l’Europa.

Fatevene una ragione: la Nazione che tanto disprezzate si è messa dietro tutte le altre, con le sue sole forze. Ha vinto l’Italia. In alto i cuori. E i Tricolori.


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