Molise: monta il caso dell’ultimo medico non obiettore all’aborto che va in pensione, ma il problema non è l’obiezione bensì l’organizzazione…


«L’OBIEZIONE DI COSCIENZA MINACCIA L’ABORTO»: QUESTA È LA PRETESA CHE SENTIAMO RIPETERE DAGLI ABORTISTI FIN DAL 1978 PER METTERE IN DISCUSSIONE IL DIRITTO ALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA DI MEDICI E PERSONALE SANITARIO AUSILIARIO. LA PROPAGANDA SI STA RIPETENDO IN QUESTI GIORNI CON IL CONCORSO PER GINECOLOGI “NON OBIETTORI” ANDATO DESERTO IN MOLISE, ALLA VIGILIA DEL PENSIONAMENTO DELL’ULTIMO MEDICO ABORTISTA DELLA REGIONE

Di Giuseppe Brienza

Come farà il Molise a praticare gli aborti se, a dicembre, andrà in pensione l’ultimo medico non obiettore della Regione? Il dottor Michele Mariano, che doveva esser lasciato libero di andare in quiescenza già da maggio, non potrà più essere prorogato per una terza volta approfittando dell’emergenza Covid-19. L’Azienda sanitaria regionale (Asrem), infatti, aveva avuto buon gioco a rinviarne due volte il pensionamento sulla base delle direttive ministeriali che consentono di «trattenere in servizio i dirigenti medici anche in deroga ai limiti previsti dalle disposizioni vigenti per il collocamento in quiescenza».

Prima volontariamente trattenuto in servizio fino al 31 luglio, poi con disposizione della dirigenza sanitaria molisana fino al 31 dicembre, alle soglie del settantesimo compleanno Mariano non potrà più presidiare alle c.d. interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg) che, comunque, stando all’ultima Relazione sull’attuazione della Legge 194/1978 presentata in Parlamento dal Ministro della salute Roberto Speranza (Leu) il 20 giugno 2020, sono in diminuzione «particolarmente elevata» nella Regione.

Perché allora tanto chiasso se l’unico specialista non obiettore di tutto il Molise se ne va in pensione? Perché stiamo parlando della Regione con la maggiore percentuale di obiettori di coscienza d’Italia e, il ginecologo finora citato, è l’unico dirigente di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale Cardarelli di Campobasso disposto a praticare Ivg. Nel momento in cui il dott. Mariano non potrà più garantire aborti, come succedeva prima del 1978 questi non saranno più a carico della sanità pubblica. Eppure dovrebbero esserlo perché, purtroppo, un intervento che non tutela la salute della donna bensì provoca la morte di un essere umano allo stato del concepimento, è stato ricompreso nei livelli essenziali di assistenza del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Per questo motivo lo scorso 9 aprile l’Azienda Sanitaria Regionale ha pubblicato un avviso per l’assunzione a tempo determinato di un medico di Ginecologia ed Ostetricia, discutibilmente riservato ai soli non obiettori di coscienza, trovandosi però davanti al deserto. Teniamo conto che la pubblica “selezione” era stata aperta anche ai medici specialisti del terzo anno ma, nonostante ciò, non ha presentato domanda nessuno.

Il Molise continuerà a cercare un sostituto del dott. Mariano, sebbene la Regione sia una di quelle che presentano una delle più basse percentuali di natalità. Sono in corso le procedure per la stesura di un nuovo concorso per l’assunzione a tempo indeterminato di un medico non obiettore, con bando che sarà del tutto uguale a quello già andato deserto: discriminazione dei medici non abortisti, posto a tempo determinato e allargamento agli specializzandi. Di più non si può ma, in tempi in cui si protesta contro la burocrazia, che senso ha disperdere ulteriori risorse pubbliche quando c’è la certezza pressoché aritmetica che la selezione andrà di nuovo deserta? Ricordiamo in proposito che, se il 69% dei ginecologi italiani è obiettore di coscienza, in Molise la percentuale di personale medico obiettore sale alla percentuale record del 96%. «Numeri da Arkansas», come ha commentato il “quotidiano comunista” il manifesto, riferendosi allo Stato federale nordamericano nel quale l’aborto è punito con il carcere fino a dieci anni e 100.000 dollari di multa. Sono comunque molti gli Stati con legislazione più restrittiva della nostra riguardo all’uccisione volontaria del bambino concepito.

Se poi gli abortisti pensano di ritornare a chiedere l’abolizione dell’obiezione di coscienza all’aborto, dopo che hanno ottenuto il rango di medici di serie B per i ginecologi che non intendono praticare le Ivg, ricordiamo che l’art. 9, comma 3 della legge n. 194 del 1978 ne stabilisce espressamente il diritto per «il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza».

Oltre che per motivi di giustizia, l’obiezione di coscienza va garantita anche perché non è la causa diretta della mancata prestazione di aborti da parte del SSN. Come di recente ricordato dal vicepresidente della Federazione dei medici italiani (Fnomceo) dott. Giovanni Leoni, infatti, quello della mancata sostituzione dei medici non obiettori «è un problema generale della sanità italiana, che prevede accorpamenti e blocchi dei turn over. Insomma, una questione di organizzazione, non di obiezione» (cit. in Antonella Mariani, I 40 anni della Legge 194, in Avvenire, 17 maggio 2018).


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