La madre di due apostoli è in Italia: a Veroli (Frosinone)


REPORTAGE DA VEROLI, COMUNE DELLA PROVINCIA DI FROSINONE DOVE È CONSERVATO IL CORPO DI SANTA MARIA SÀLOME, MADRE DEGLI APOSTOLI GIACOMO IL MAGGIORE E GIOVANNI

Di Matteo Orlando, Andrea Sarra e Antonella Paniccia

Oggi, 25 luglio 2021, si festeggia san Giacomo Apostolo, figlio di Zebedeo e Maria Sàlome, fratello di san Giovanni evangelista (che la Chiesa festeggia il 27 dicembre).

San Giacomo apostolo, insieme a Pietro e Giovanni, fu il testimone della trasfigurazione del Signore e della sua agonia. Decapitato da Erode Agrippa in prossimità della festa di Pasqua, ricevette, primo tra gli Apostoli, la corona del martirio.

Non morì martire, ma sicuramente dopo atroci sofferenze, la madre dei due fratelli apostoli, Santa Maria Sàlome, il cui corpo è sepolto a Veroli (in provincia di Frosinone, nel cui territorio si trova anche l’importante abbazia di Casamari), nella basilica a lei dedicata, che abbiamo visitato grazie alla preziosissima guida del rettore della Basilica, don Angelo Maria Oddi (che è anche Cappellano della Polizia di Stato).

Il Martirologio romano ricorda Santa Maria Sàlome il 24 aprile assieme a santa Maria di Cleofa e, proprio a due passi da Veroli, nel comune di Castelliri, santa Maria Sàlome è venerata quale patrona (ed è festeggiata il 22 ottobre o, comunque, la prima domenica dopo il 22 ottobre).

Le notizie principali su Santa Maria Sàlome le troviamo nei vangeli di Marco e Matteo, dove la troviamo al seguito di Nostro Signore Gesù Cristo per le vie della Galilea, insieme ai suoi due figli Giacomo e Giovanni. E’ lei, moglie di Zebedeo, a raccomandare a Gesù i suoi figli perché possano avere i primi posti nel Regno promesso dal Divino Maestro. E’ lei presente sul Calvario, sotto la croce di Gesù. ad essere vicina alla Beata Vergine Maria, sua cugina, per come si comprende dal capitolo 19 (versetto 25) scritto dal figlio, l’evangelista Giovanni.

Sempre lei è una delle tre Marie che la mattina di Pasqua, recandosi al Sepolcro con il vaso degli aromi (l’iconografia la rappresenta, infatti, con il vaso in mano, mentre a Veroli il rettore ci ha omaggiato dell’olio di Nardo, un unguento balsamico, noto fin dalla più remota antichità, usato per ungere e frizionare il corpo), fu prima testimone della Risurrezione insieme alla Maddalena ed a Maria di Cleofa. Secondo una tradizione consolidata, inoltre, Maria Sàlome era anche la suocera di Simon Pietro.

Don Angelo Maria Oddi (nella foto sopra) ci ha spiegato che, per via delle persecuzioni contro i Cristiani seguite alla morte di Gesù, santa Maria Salome arrivò in Italia, nei pressi del centro laziale di Veroli, in un anno imprecisato, insieme ai santi Demetrio e Biagio. Stanca del viaggio, trovò ospitalità presso un pagano, che convertì e battezzò chiamandolo Mauro.

A quando pare morì sei mesi dopo, il 3 luglio. Mauro raccolse le spoglie per la sepoltura in un’urna di pietra dove incise la scritta Hac sunt reliquiae B. Mariae Matris apostolorum Jacobi et Joannis. Lo stesso Mauro, per paura di subire il martirio, si nascose con l’urna nella spelonca di Paterno, morendovi tre giorni dopo. Tempo dopo, alcuni pagani rinvennero l’urna e, credendo di trovarvi un tesoro, restarono delusi di avervi trovato solamente delle ossa e le gettarono sulla piazza del paese. Un uomo, che aveva letto la scritta sull’urna, si recò di notte sulla piazza a recuperare le ossa, che avvolse in una stoffa e pose in una nuova urna. Egli morì prima di poter tornare in patria e le ossa restarono sotto una rupe, dov’erano state nascoste.

Così solo nel 1209, un vecchio di nome Tommaso, trovò il corpo dell’uomo. Di notte sognò san Pietro sotto braccio a Maria Salome, i quali gli confidarono dove trovare le sante reliquie. Il ritrovamento avvenne il 25 maggio, e l’avvenimento fu solennizzato dal vescovo di Penne, dall’abate di Casamari e dall’abate di Sant’Anastasia a Roma. Mentre i prelati mostravano le ossa alla folla, da una tibia sgorgò sangue vivo e si gridò al miracolo. La testa e le braccia furono rilegate in teche preziose e conservate nella Cattedrale, al contrario delle altre ossa, che furono custodite dentro l’altare dell’oratorio edificato sul luogo del rinvenimento. Presto il piccolo oratorio fu sostituito da un’imponente basilica, poi eretta a concattedrale.

Lo stesso Pontefice di allora, Innocenzo III, venne informato del ritrovamento del sacro corpo dall’allora abate di Casamari. L’abate Giraldo, amico fraterno di Gioacchino da Fiore, spedì una dettagliata relazione circa i fatti accaduti in quel luogo isolato, fuori dall’abitato cittadino, scosceso e inospitale, sul quale – come detto, fu poi innalzato il primo oratorio.

Di fronte l’altare, costruito sul locus inventionis, c’è l’urna di pietra con epigrafe decifratoria che nel 1209 ha accolto le reliquie della santa. Sotto l’altare della cripta, ancora oggi, si può accedere a quel luogo che 800 anni fa rivelava ai devoti le reliquie di Maria Sàlome, identificate da una antica pergamena cucita nel panno che avvolgeva le ossa: Maria Yacobi est. E’ splendida la “Confessione” che conserva le reliquie della santa, fatta costruire con marmi preziosi e alabastro dal vescovo Tartagni nel 1742.

La Basilica Concattedrale di Santa Maria Sàlome, oltre ad ospitare le reliquie di Maria Sàlome, offre ai pellegrini che arrivano da ogni parte del mondo, una Scala Santa. Si, avete letto bene! Tra il 1715 ed il 1740, fu fatta costruire dal vescovo di Veroli monsignor Lorenzo Tartagni da Forlì, la Scala Santa composta da 12 gradini di marmo. Nell’undicesimo gradino è racchiusa una reliquia del legno Croce. La Scala Santa, da salire in ginocchio, nel 1751, da papa Benedetto XIV, è stata dotata degli stessi privilegi spirituali di quella romana.

Una tela della deposizione, di A. Cavallucci di Sermoneta, attirerà certamente la vostra attenzione, come anche la cappella del Sacramento (già di Santa Francesca Romana e San Francesco di Paola) con il monumento barocco della Leni e i dipinti in gran parte di G. Brandi.

Di fronte abbiamo potuto ammirare la cappella di San Domenico, con lo stendardo di Cristo Re (opera di A. Scaccia Scarafoni, artista verolano) e gli affreschi attribuiti al Frezzi di Parma.

Ancora, dentro la Concattedrale abbiamo potuto ammirare gli affreschi del XIII secolo posti nel catino absidale dove il Cristo Pantocrator è attorniato da una duplice teoria di santi venerati a Veroli in quegli anni, tra cui Maria Sàlome e i due figli Giacomo e Giovanni.

Nell’abside c’è la tela di Santa Maria Sàlome, opera del cavalier D’Arpino, mentre l’opera settecentesca detta “Figli del tuono” (Giacomo e Giovanni nel capito 3, versetto 17 del Vangelo di Marco vengono chiamati proprio così, in greco Boanerges) sono opera del cavalier Giuseppe Passeri.

Nel transetto sinistro del presbiterio negli anni ’50 del secolo scorso furono scoperti gli affreschi del XIII-XIV secolo, in precedenza nascosti dal coro ligneo dei canonici e da uno strato di intonaci. Sulla porta della sagrestia, invece, una delicatissima Madonna in terracotta attira gli sguardi dei pellegrini perché è inserita in una mandorla, un tempo posta nell’abside.

Nel transetto di destra abbiamo potuto ammirare un trittico del ‘500 con influssi michelangioleschi, inserito in una splendida cornice lignea, e la splendida Pala con la gloria dell’Ordine Francescano, attribuita al Solimena.

Una cappella che vi consigliamo di ammirare è quella dedicata alla Passione del Signore, che conserva una tela di G. Passeri. Nel 1934 il vescovo De Filippis l’ha dedicata anche ai caduti durante la prima guerra mondiale.

Ancora, vi consigliamo di ammirare la cappella del Rosario con un affresco dell’Albero della Vita con i 15 misteri del Santo Rosario (allora erano 15, perché l’opera è del XVII secolo) e la cappella, barocca, dedicata all’Immacolata Concezione, con la tela del Sementi, allievo del famosissimo Guido Reni.

Lungo le pareti della Chiesa ci sono due grandi scene della Passione attribuiti al Maratta e un’anonima copia settecentesca della “Strage degli innocenti” del Reni.

Uscendo (date un’occhiata all’organo), o entrando in Concattedrale, non dimenticate di ammirare con attenzione la facciata principale del tempio voluta dai vescovi Zauli e Tartagni, così come ricorda il cartiglio sopra il portale.

La madre di due apostoli vi aspetta, in Italia, a Veroli!

 

Ps. Le foto che corredano l’articolo sono di Anita Giovannone.


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