Ecco l’inquisizione medievale, un’altra leggende nera


AMPIAMENTE RIVALUTATA DAGLI STORICI NACQUE PER LIMITARE L’ARBITRIO DEL POTERE SECOLARE E GLI ECCESSI POPOLARI GARANTENDO PROCESSI GIUSTI, PENE PROPORZIONATE E MITI, POCHE ESECUZIONI CAPITALI

Di Pietro Licciardi

Uno degli argomenti più usati dai laicisti per screditare la Chiesa è la famigerata Inquisizione, che ha fatto la gioia di pamphlettisti e registi di film horror di serie B, almeno fino a quando fior di storici hanno smontato pezzo per pezzo l’ennesima “leggenda nera” non solo rivalutandola ma mostrando come i suoi tribunali i suoi metodi di indagine e di conduzione dei processi fossero non solo all’avanguardia ma anche superiori per certi aspetti a quelli moderni. Tutto questo ovviamente all’insaputa dei cattolici, che ancora arrossiscono di imbarazzo ogni volta che qualcuno rinfaccia loro le “terribili” malefatte dei vari Torquemada.

Intanto occorre dire che è alquanto stupido voler giudicare con gli occhiali del XXI secolo i tempi in cui operarono i tribunali della Chiesa. Allora le eresie imperversavano e gli eretici, non erano mai dei miti “martiri del libero pensiero” ma spesso e volentieri dei fanatici che con le loro idee mettevano a rischio l’intero assetto sociale. Si pensi ai catari, o Albigesi, che praticavano l’”endura” una sorta di suicidio rituale; i più conducevano una vita dissoluta e promiscua in ogni sorta di perversione sessuale, a cominciare dalla pedofilia, gli ”eletti” invece conducevano una vita austera e casta. Li avessero lasciati fare l’Europa sarebbe oggi una landa spopolata, desolata e infernale. Per questo quando capitavano sotto il braccio secolare non avevano scampo e se anche solo sospettati di eresia venivano torturati e senza indugio messi al rogo. 

L’inquisizione medievale – diversa la quella romana, spagnola e tutt’altra cosa rispetto a quella protestante – nacque proprio per temperare gli eccessi dei re e principi ed evitare la giustizia sommaria del popolo, che dell’agire degli eretici faceva le spese – assicurando processi giusti che evitassero agli innocenti una brutta fine e assicurassero ai colpevoli punizioni proporzionate, che cessavano non appena questi avessero dimostrato il loro sincero pentimento. L’Inquisizione non fu neppure quel mastino a caccia di laici desiderosi di uscire dalla gabbia di regole e dogmi imposti dalla Chiesa. La maggior parte del tempo infatti gli inquisitori lo dedicavano a smascherare truffatori che si fingevano preti, bigami o trigami, fattucchieri denunciati da clienti delusi. E siccome gli eretici veri e propri, specialmente nel periodo della lotta al protestantesimo, erano quasi tutti frati e preti più che altro l’Inquisizione fu un tribunale interno, che tuttavia era chiamato in causa anche da laici che si fidavano della capacità di indagine e di giudizio degli inquisitori al quale volentieri si rivolgevano.

Ciò che ha contribuito più di tutto a creare il mito dell’Inquisizione è stato senz’altro il fatto che dall’Illuminismo in poi la libertà è diventato un valore molto superiore alla verità. Anzi, è l’unico valore, mentre la verità sarebbe una insana passione da cui occorre liberarsi perché chi ci crede o è un sognatore o un pericoloso fanatico. Perciò è intollerabile ogni tentativo di impedire la libera espressione, anche se contraddice e capovolge una verità sia pure largamente condivisa. Invece, se ci si pensa bene, una bella Inquisizione sarebbe auspicabile anche oggi, dal momento che il semplice fedele ha il sacrosanto diritto di sapere se quello che esce dalla bocca dei pastori è realmente la Parola di Dio o non piuttosto una loro personale interpretazione, magari inquinata dalle ideologie in quel momento alla moda. La Chiesa dal canto suo ha il sacro dovere di vigilare che il messaggio di Cristo si tramandi nella sua integrità e interezza. E infatti dopo che il Sant’Uffizio, poi divenuto Congregazione per la dottrina della fede, ha cessato di operare, nella Chiesa sta succedendo di tutto. 

Ma torniamo a noi. L’Inquisizione torturava? La tortura a quei tempi era pratica comune e diffusa, tuttavia nei manuali destinati ai padri inquisitori si raccomandava di minacciare e non di praticare la tortura, sapendo che parecchi avrebbero confessato qualsiasi cosa pur di non soffrire, neanche quel poco cui talvolta si ricorreva nei casi più ostinati. 

Neppure metteva a morte con tanta frequenza, nonostante su questo si sia scatenata la più truce fantasia anticlericale. Il domenicano Bernardo Gui, forse il più noto inquisitore e autore del primo manuale – Practica officii inquisitionis hereticae pravitatis -, nel corso della sua lunga carriera emise solo 42 condanne a morte e non si sa se tutte eseguite. Da ridimensionare anche la faccenda dei roghi. La messa al rogo del reo fu abrogata dagli imperatori cristiani e in particolare dal codice teodosiano ma pare che Federico II (1194-1250), l’Anticristo secondo il Papa Onorio III (1227), l’abbia ripristinata in quanto era una forma di vendetta di cui sì compiaceva la ferocia popolare del tempo. Ma sarebbe più giusto dire in tutte le epoche, se pensiamo alle esecuzioni pubbliche con ghigliottina che in Francia si sono interrotte soltanto nel 1939. Inoltre l’Inquisizione non si incaricava mai di eseguire le sentenze in quanto affidava i colpevoli al braccio secolare, il quale si comportava secondo gli usi e le convenienze del momento.

Varrebbe la pena aprire un capitolo a parte sulle garanzie assolutamente all’avanguardia riservate agli imputati: dalla presenza dell’avvocato difensore, alla istituzione nel XIV secolo della giuria, consilium, che consente all’imputato di essere giudicato da un collegio numeroso, sottraendolo all’arbitrio del giudice unico e altri istituti in favore del condannato, come la semilibertà, la licenza per buona condotta e gli sconti di pena. 

Scopo principale dell’Inquisizione non era infatti perseguitare ma correggere e riavvicinare l’eretico alla fede; a questo scopo gli inquisitori imponevano penitenze di ordine spirituale, che davano al reo la possibilità di emendarsi e attenuavano le pene più gravi quando ravvisavano in lui indizi di ravvedimento. Al braccio secolare, cioè alla morte, erano lasciati soltanto i recidivi, ovvero coloro che essendo tornati ai loro errori facevano perdere ogni fiducia nella loro conversione e nella loro sincerità.

Con la distruzione delle maggiori eresie l’Inquisizione medievale declina ovunque lentamente e, sottoposta sempre più al controllo del potere secolare, scompare da sola, in epoche diverse. La svolta avvenne in Francia in cui la monarchia sottrasse agli inquisitori la competenza in materia di eresie. I tribunali che processano i templari nel 1307 e santa Giovanna d’Arco (1412-1431) non rappresentano più la vera Inquisizione, ma sono espressione del potere “laico”.

Per saperne di più

L’inquisizione sotto inquisizione, Leo Moulin

Elogio dell’Inquisizione, Jean-Baptiste Guiraud


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