Insubordinarsi contro il capo posto da Dio alla sua Chiesa suscita l’ira divina


SE DIO LO COMANDA SI PUÒ ANCHE CAMMINARE SULLE ACQUE

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Maria ed Aronne parlarono male di Mosè loro fratello, a causa di sua moglie, che non era ebrea. Dissero: “Il Signore ha forse parlato soltanto per mezzo di Mosè? Non ha parlato anche per mezzo nostro?” (Num 12,2), infatti anche loro erano profeti.

Fu un atto di insubordinazione molto grave per le possibili conseguenze su tutti gli israeliti, che accese l’ira di Dio. Subito Dio parlò loro, li fece venire alla tenda del convegno e disse: “Se ci sarà un vostro profeta, io, il Signore, in visione a lui mi rivelerò, in sogno parlerò con lui. Non così per il mio servo Mosè: egli è l’uomo di fiducia in tutta la mia casa… Perché non avete temuto di parlare contro il mio servo, contro Mosè?” (vv.6-8).

Egli non era un portavoce, ma l’uomo di fiducia a cui Dio affidò i beni della sua casa, cioè il suo popolo. Maria fu subito punita con la lebbra; Aronne supplicò Mosè di intercedere per lei. Mosè lo fece e Maria fu risanata. Insubordinarsi contro il capo posto da Dio alla sua Chiesa, suscita la sua ira e una pronta punizione, perché egli rappresenta Dio in persona.

Se Dio lo comanda, si può anche camminare sulle acque; ma bisogna tenere lo sguardo fisso a Gesù; altrimenti, si comincia ad affondare, come fece Pietro, per timore del vento e delle onde. «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?», gli disse Gesù.

E i preti che usano mascherine e distanziamenti in chiesa, non temono forse che il contagio abbia la meglio?
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