Lo Stato non può riconoscere un “diritto” al suicidio


EUTANASIA, PRO VITA E FAMIGLIA: “NESSUNO AVRÀ PIÙ CERTEZZA CHE MEDICO OPERERÀ PER IL SUO BENE”

A cura di Angelica La Rosa

“Gli italiani saranno chiamati presto a decidere sulla legalizzazione dell’eutanasia. In una società come quella che sta prospettando la Cappato & C. nessuno avrà più la certezza che il medico che ha di fronte opererà davvero in vista del bene oggettivo della vita e non in direzione di una soluzione più ‘sbrigativa’. L’allarme è stato lanciato dal presidente della Pontificia Accademia per la Vita ed è più che mai condiviso”: così il presidente di Pro Vita e Famiglia, Toni Brandi, sul raggiungimento di 500 mila firme per il referendum sulla legalizzazione dell’eutanasia legale dell’Associazione Luca Coscioni.

“Lo Stato non può, in verità, riconoscere un “diritto al suicidio” in quanto contrario alla sua stessa ragion d’essere. Ma oggi si cerca di capovolgere questa prospettiva e lo si fa barando. Siamo a 11 anni dalla promulgazione della legge 38 sulle cure palliative ma manca una reale diffusione ed applicazione della legge. Questo è grave e per questo occorrerebbe attivarsi con urgenza” ha aggiunto il portavoce Jacopo Coghe.

“Siamo pronti a lanciare la nostra campagna informativa sul tema dell’eutanasia, mobilitando associazioni, politici e semplici cittadini per contrastare questa deriva di morte via referendum” ha concluso Brandi e Coghe.

 


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