Non abbiate paura, chiedete di ricevere DIO in ginocchio e sulla lingua


ANCHE IN TEMPI DI COVID CERCHIAMO DI DARE L’ESEMPIO, PERCHE’ LA SALUTE DELL’ANIMA E IL RISPETTO VERSO NOSTRO SIGNORE VENGONO PRIMA DI TUTTO

Di Pietro Licciardi

La pessima abitudine di dare la Comunione in piedi e sulla mano anche nelle chiese cattoliche è stata introdotta in alcuni paesi nordeuropei in cui forte era l’influsso dell’eresia luterana, per la quale, come noto, non vi è transustanziazione e l’assunzione del pane è un puro gesto simbolico.

Sulla questione intervenne nel 1969 con la istruzione Memoriale Domini la Congregazione per il Culto Divino in cui si dice che Paolo VI, interpellato da alcune congregazioni episcopali, non ha ritenuto di cambiare il modo consueto di amministrare ai fedeli la Comunione, ovvero in ginocchio e sulla lingua esortando sacerdoti e  fedeli ad osservare con amorosa fedeltà la disciplina in vigore. 

Purtroppo la Chiesa era in pieno clima post conciliare e in virtù di un fantomatico “spirito del Concilio” il clero modernista (il modernismo è sintesi di tutte le eresie, disse Pio X) ha pensato bene di continuare per la sua strada proseguendo nella opera riformatrice.

Nel 1973 la Congregazione per il Culto Divino è così dovuta tornare sull’argomento col Decreto Eucharistiae Sacramentum in cui si insiste nel conservare la consuetudine, la quale poggia su una tradizione plurisecolare, di deporre sulla lingua il pane consacrato, attribuendo comunque alle Conferenze episcopali la possibilità di procedere diversamente con il consenso della Santa Sede. La norma continua quindi ad essere la comunione in bocca e la comunione nella mano; una eccezione di cui chiedere il permesso. 

Anche questa esortazione è rimasta lettera morta e nel 1985, ancora una volta, la Congregazione per il Culto Divino è intervenuta con una Notificazione dal titolo La Saint-Siége per chiarire tra l’altro che nessun fedele deve essere obbligato ad adottare la pratica della Comunione sulla mano e quand’anche si ottenesse l’indulto dalla Santa Sede si dovrà lasciare ognuno libero. Nessun vescovo, quindi, può introdurre, di diritto o di fatto, l’obbligatorietà della comunione sulla mano nella sua diocesi.

Da quanto fin qui esposto dovrebbe risultare chiaro che la Chiesa non si è mai pronunciata in favore della Comunione in piedi e sulla mano e le conferenze episcopali, che con manica larga hanno favorito la diffusione a macchia d’olio della pratica compiono un abuso, come quei vescovi e sacerdoti che, peggio ancora, la impongono.

Purtroppo nella Chiesa “fai da te”, certi vescovi e perfino i semplici sacerdoti pensano di avere più autorità del Papa e delle congregazioni vaticane e la pratica si è ormai consolidata ovunque.

A quanto pare a niente vale neppure l’esempio dei papi del post Vaticano II i quali da Paolo VI in poi, senza eccezioni, hanno ricevuto e dato la Comunione in ginocchio e sulla lingua. 

Per cercare di mettere un argine al sempre più dilagante malcostume Giovanni Paolo II nel 1980 nella Lettera Apostolica Dominicae caene, ha confermato le precedenti disposizioni, così come l’Istruzione Redemptionis Sacramentum della Congregazione del Culto divino del 1998 in cui si invitava a non distribuire la Comunione nella mano se ci sono pericoli di profanazione.

Infine è da ricordare il documento dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice che nel 2008 chiarisce anche che la distribuzione del Corpo del Signore appartiene al solo sacerdote ordinato, pronunciandosi così, anche se indirettamente, su un altro consolidato abuso: la distribuzione della sacra particola da parte dei ministri straordinari, i quali talvolta sostituiscono persino il celebrante.

Da questa carrellata si dovrebbe evincere, in modo chiaro e senza equivoci, che a niente valgono le giustificazioni di chierici e laici che si ostinano a dare e ricevere la Comunione in piedi e sulla mano. 

Vale la pena sottolineare che il modo consueto di ricevere la Comunione resta in vigore anche in questo momento così particolare di “emergenza” Covid in quanto le disposizioni in vigore emanate dai vescovi non abrogano o sospendono ciò che è contenuto nei sopra citati documenti.

Purtroppo, come diceva un certo politico, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Non possiamo fare a meno quindi di pensare che a certo clero modernista non sia parso vero di prendere a pretesto l’emergenza Covid e alla lettera le cervellotiche disposizioni del Comitato tecnico scientifico di un governo ateo e pagano per smantellare ciò che ancora nella Chiesa resisteva della tradizionale devozione popolare, come l’acqua benedetta – sostituita dalla santa Amuchina – inginocchiarsi, partecipare alle processioni e naturalmente ricevere la Santa Comunione in ginocchio e sulla lingua. 

Grazie a Dio ci sono ancora sacerdoti che amministrano la Santa Comunione nel modo consueto, basta chiederlo. E siccome mai come oggi serve dare l’esempio invitiamo tutti i cattolici per i quali il rispetto verso Nostro Signore e la salute dell’anima vengono prima della salute del corpo e della asinina e ottusa obbedienza a certe “regole” a chiedere di comunicarsi in ginocchio e sulla lingua, nel corso della celebrazione, magari per ultimi così da assicurare i tremebondi che non ci sarà contagio; anche se possiamo assicurare e possono assicurare gli stessi sacerdoti che si spera abbiano molta più pratica, che con un minimo di attenzione comunicarsi sulla lingua è altrettanto sicuro che ricevere la particola in mano. Soprattutto così facendo si evita di molto il pericolo di trafugamento e di profanazione. Il che, per inciso, basterebbe e avanzerebbe per cominciare a fare un passo indietro e tornare alla balaustra.

 


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