Come Giosuè, il Papa deve essere forte e coraggioso


I PAPI E I VESCOVI, SUCCESSORI DEGLI APOSTOLI, DEVONO AVERE BEN CHIARO L’ORIZZONTE DELLA STORIA COME LA STA PORTANDO AVANTI IL SIGNORE

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Alla morte di Mosè, Dio affidò il compito della conquista della Terra promessa a Giosuè, che era stato sempre vicino e fedele a colui che Iddio aveva scelto per liberare il popolo ebraico dalla schiavitù dell’Egitto e portarli verso una terra “dove scorre latte e miele” (Es 3,17).

Questa sarebbe stata la nuova patria degli eletti d’Israele di generazione in generazione. Giosuè è invitato a credere fermamente nelle promesse divine e da questo trarre energia e voglia di combattere per superare tutti gli ostacoli interni ed esterni. Le popolazioni di cui essi vanno a conquistare il territorio sono abbandonate da Dio al loro destino, poiché si sono macchiate di ogni genere di delitti, tra cui il commercio con Satana, i sacrifici umani, l’idolatria, la magia, etc. Gli eletti “erediteranno la terra” e Giosuè li condurrà nel sicuro possesso: l’Arca dellAlleanza segna il favore divino. Nessuna potenza umana o diabolica potrà resistere (cfr. Gs 3-4).

I punti-forza di Giosuè sono due: da una parte le promesse di Dio e la Sua Alleanza con Israele; dall’altra parte, la sua stessa fedeltà a Dio, a Mosè e all’Alleanza stipulata al Sinai. Se c’è questa fedeltà sia a livello personale che a livello comunitario, la vittoria è sicura e ogni ostacolo sarà travolto con l’intervento soprannaturale, come fu subito evidente con la conquista di Gerico e il crollo delle sue mura non per mano d’uomo.

I due punti in effetti si riducono ad uno solo: fedeltà allAlleanza. Su questo punto egli continuamente richiamerà i suoi connazionali, ricordando le promesse di Dio e la Sua assistenza. Questa fedeltà a Dio come unico Signore si specifica in due elementi fondamentali: il Decalogo e la Pasqua. L’osservanza delle “Dieci Parole” del Sinai indica la condotta personale e comuni-taria di santità voluta da Dio per il Suo popolo.

La celebrazione della Pasqua diventa il memoriale della liberazione dalla schiavitù al Faraone e dallo sterminio dei primogeniti, mediante il sangue dell’Agnello. Essa celebra l’inizio divino del nuovo popolo di Dio, il Suo trionfo sulle potenze di morte, la Sua guida verso la Terra promessa.

Il prosieguo della storia sacra ci porta a Gesù. È lui Colui che Mosè e Giosuè annunciano: è Gesù l’Agnello che toglie i peccati del mondo e ci libera dalla maledizione divina con la sua Pasqua (cfr. Col 2,15): la sua risurrezione ci mostra già il Regno di Dio che arriva con potenza: la morte e il peccato sono sconfitti; Satana è vinto. Egli è il Messia, l’unto di Dio, il Cristo “destinato a reggere le nazioni con scettro di ferro” (Ap 12,5). Salito al Cielo, Gesù siede alla destra del Padre, aspettando che Egli metta ai suoi piedi tutti i suoi nemici. L’ultimo nemico sarà la morte. Sottomessa anche questa, Egli farà il suo corteo trionfale in Cielo, con tutti gli eletti (cfr. 1 Cor 15,25-28).

Questo deve essere il punto fermo di tutti coloro che come Pietro diventano luogotenenti di Gesù e devono dirigere il popolo cristiano verso il Regno di Dio, i Cieli nuovi e la Terra nuova in cui abiterà la giustizia e la pace (cfr. 2 Pt 3,13).

Destino dei Papi, come Vicari di Cristo, è di guidare i cristiani alla conquista della Terra promessa, “dove scorre latte e miele” (Es 3,17) e cioè la grazia e la consolazione di Dio per i Suoi eletti. È un compito formidabile, ben superiore alle forze umane di chicchessia. Per questo occorre essere forti e coraggiosi: i nemici sono tanti e implacabili; ma le forze degli Inferi non potranno prevalere (cfr. Mt 16,18).

Come ai tempi di Giosuè, occorre fedeltà all’Alleanza, al Decalogo, alla Pasqua, seguendo passo passo Gesù, il Messia benedetto in cui il Padre dei Cieli ha trovato ogni compiacenza. A questo si oppone la perdita della fede, l’apostasia nella Chiesa. Il Papa è perciò il primo garante della fede: la pietra di paragone, che non potrà essere sbriciolata da nessuno: “Tu sei Roccia e su questa Roccia edificherò la mia Chiesa” (Mt 16,18). Combattere l’apostasia e sostenere la fede vacillante è compito primario di Pietro: “Simone, Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. Tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,32).

I punti-forza del Papa sono due: la prima venuta di Cristo nell’umiltà e povertà evangelica; la seconda venuta nella gloria, alla fine dei tempi. Tra questi due eventi di salvezza, in cui Dio in persona del Verbo fatto carne entra nella storia, si snoda la vicenda umana e si staglia l’orizzonte alla cui luce guidare il popolo di Dio: da Cristo venuto a Cristo venturo. In questa linea c’è la piena conformità al disegno di Dio sulla storia per instaurare il Suo Regno e introdurre quei Cieli Nuovi e Terra Nuova che toglieranno il dominio di Satana, del peccato e della corruzione universale dal mondo.

La prima venuta, compiuta due mila anni fa, è stata contraddistinta dall’umiltà, dalla povertà di mezzi, dall’annunzio del Regno e dalla persecuzione dei nemici che lo portò alla morte violenta. Suo punto-forza è la Croce. Innalzato sul Calvario, Cristo ci riscatta col suo sacrificio di valore infinito, attua la nuova Pasqua con la sua risurrezione e proietta l’umanità verso la nuova vita del Risorto e verso il Cielo: riconquistata patria degli eletti.

La seconda venuta verrà presto e sarà preceduta da grandi segni, l’ultimo dei quali sarà l’Anticristo e il suo breve e terribile dominio che sarà interrotto dalla comparsa del Verbo di Dio sulle nubi del Cielo e la lotta cosmica di Ap 19. Subito dopo inizierà il Regno di Dio sulla terra e la nuova creazione con la discesa della nuova Gerusalemme: abitazione di Dio con gli uomini. E Dio farà “nuove tutte le cose” (Ap 21,5).

Le arcate della Storia sono tre: la prima va dalla creazione dell’uomo alla prima venuta di Cristo; la seconda, da questa alla sua venuta nella gloria (= parusia); la terza, da questa alla fine del mondo. Tutto il tempo dell’Antico Testamento fu di preparazione alla prima venuta di Cristo, Verbo incarnato, nell’umiltà e nel sacrificio della Croce. Dopo la sua Pasqua e Ascensione al Cielo inizia il secondo tempo, in cui la Chiesa obbedendo al comando di Cristo, annunzia il Vangelo a tutte le creature finché Egli venga nella gloria, “a giudicare i vivi e i morti” (Credo) e purificare la terra. La terza fase comprende l’instaurazione del Regno di Dio sulla terra rinnovata (“Cieli nuovi e Terra nuova”) fino all’ultima battaglia e il Giudizio universale, in cui verranno giudicati anche gli Angeli.

I Papi e i Vescovi, successori degli Apostoli, devono avere ben chiaro l’orizzonte della storia come la sta portando avanti il Signore e verso di esso condurre il Popolo cristiano con ferma sicurezza, senza mai perdere l’orientamento e senza lasciarsi sommergere dalle varie tempeste che le forze del male paurosamente scatenano.

La barca di Pietro, seguita dalle altre barche dei discepoli, è inaffondabile; ma essa è senza soste attaccata dai nemici e dal susseguirsi delle tempeste, dello scatenarsi dei venti e degli uragani. Come novello Giosuè, il Papa ha da essere forte e coraggioso, sicuro delle promesse di Cristo e dell’aiuto indefettibile dell’Onnipotente: la Chiesa reggerà, la nave non si sfascerà e non affonderà mai; ma molti potranno fare naufragio e perire. Occorre conservare la fede e la fiducia in Dio. Anche se la notte è fonda, l’aurora verrà: Egli interverrà, la soccorrerà prima del mattino e infine sorgerà il Sole di giustizia e vi sarà grande bonaccia. Occorre tenere unito il superstite Popolo di Dio, i pochi eletti rimasti fedeli e nella barca di Pietro, resistendo alla grande apostasia (cfr. Lc 18,8: “Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?”). Occorre saper ben combattere con le armi di Gesù, che sono il Vangelo e la Croce: il Vangelo delle Beatitudini e del Padre nostro; la Croce della carità sino al sacrificio di sé, l’immolazione per amore fino al martirio. Le condizioni attuali di grande prova diventano per i veri discepoli di Cristo un tempo di grande grazia: essi possono testimoniare in prima persona l’amore divino di Cristo che salva immolandosi ancora per i peccatori. Così, anche la Chiesa, a somiglianza del suo Capo e Maestro, sarà crocifissa. Ma presto risorgerà.

In questi frangenti, sempre più potente si fa la presenza di Colei che è Madre di Cristo e della Chiesa: la Vergine Maria, annunziata come “Donna vestita di sole e coronata di stelle”(Ap 12,1), vittoriosa sulle forze del Dragone infernale. La sua discendenza è attaccata; essa stessa è perseguitata e costretta a rifugiarsi nel deserto.

Le grandi acque sgorgate dalla bocca del drago non riescono a travolgerla: le vengono date due grandi ali per rendersi irraggiungibile e guidare alla vittoria definitiva gli eletti. Le ali sono la fede nella Parola di Dio e la speranza nelle sue promesse; le grandi acque sono le eresie e l’immoralità presente in misura mai raggiunta prima; il deserto è l’aridità della grande apostasia che ha invaso il mondo e il rifiuto di Dio generalizzato. In un mondo ormai senza Dio e piena-mente sottoposto a Satana, Maria chiama a raccolta i suoi figli fedeli e con questo manipolo forte e deciso anche al supremo sacrificio della vita, affronta il gran combattimento della fede, per accogliere con gioia il Figlio di Dio che verrà nella gloria.

Le armi della Vergine sono principalmente tre: la preghiera del Santo Rosario fatta insieme (“Cenacoli”), l’amore a Gesù nella Eucaristia (Santa Messa e adorazione), la fedeltà al Papa di Roma e al suo Magistero supremo. Quest’ultimo è necessario per mantenere l’unità e l’integrità della fede e della morale in tutto il popolo cristiano, non dando spazio a contestazioni, divisioni e scismi, eresie e ribellioni. Gesù-Eucaristia è l’elemento più importante: è Dio-con-noi, affidato alle mani dei Sacerdoti che celebrano la Santa Messa e nutrono i fedeli col Pane del Cielo, fonte inesauribile di vita e di vittoria sul male. I “Cenacoli” sono momenti di preghiera comunitaria e mariana, imperniata sulla recita del Santo Rosario, e quindi sulla presenza di Maria SS. e sul dono dello Spirito Santo Consolatore. Qui la Madonna si rifugia ed opera meraviglie di consolazione e di salvezza. Da qui la sua vittoria sul mondo e sul Maligno. È Lei lArca vivente dellAlleanza (cfr. Ap 11,19).


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