Ecco chi è il beato Bernardo da Offida


“I SANTI MANIFESTANO IN DIVERSI MODI LA PRESENZA POTENTE E TRASFORMANTE DEL RISORTO” (BENEDETTO XVI)

Di Mariella Lentini*

 

Domenico Peroni nasce nel 1604 a Villa d’Appignano (Offida, Ascoli Piceno). Ha tanti fratelli e a sette anni fa il pastorello. Il suo mondo è la natura: sentire il fruscio del vento, lo scroscio di un ruscello, il cinguettio degli uccellini e ammirare i fiori colorati dei campi, per Domenico significa vivere un incanto. È un bambino buono, ubbidiente, sereno. La sua famiglia contadina vive in modo semplice e si accontenta di poco per essere felice. Papà e mamma insegnano a Domenico a pregare e ad amare Dio, Gesù e la Madonna. Quando porta al pascolo le pecore, il bambino si ferma a pregare davanti a un’immagine della Madonna dipinta su una parete. La domenica va a Messa, ascolta il prete e poi spiega quello che ha sentito agli altri pastorelli. A quindici anni si occupa dei buoi e vanga la terra per renderla fertile. È forte, robusto, ama il lavoro e non tollera la pigrizia.

A ventidue anni diventa frate cappuccino con il nuovo nome di Bernardo e nel convento marchigiano di Fermo si rende utile come cuoco e infermiere. Non tollera il pettegolezzo, così in sua presenza nessuno parla male di altri confratelli. Quando si stabilisce nel Convento di Offida, suo paese natale, l’infaticabile Fra Bernardo fa il portinaio, l’ortolano, l’infermiere, visita i carcerati, ma soprattutto si reca di casa in casa a chiedere l’elemosina per il convento e per i poveri. Un giorno una donna lo vede camminare con i sandali sulla gelida neve. Prova tanta pena per quei piedi congelati. Fra Bernardo, sempre allegro, risponde che non è nulla e togliendosi i sandali, improvvisamente, la neve, sotto ai suoi piedi nudi, si scioglie. Quanti miracoli compie l’umile francescano marchigiano! Guarisce i malati, converte i cuori malvagi, porta pace dove c’è odio. È quasi analfabeta, ma nobili e alti prelati lo cercano per avere consiglio. Cura con amore gli infermi del convento: prepara decotti, lava e confeziona bende, ascolta, consola, tiene compagnia.

Nei momenti liberi non rimane senza fare niente: aiuta gli altri frati aggiustando sandali e cucendo mantelli. Si costruisce pure una capanna con rami e foglie dove si rifugia per pregare. Gli animali sono da lui ammaliati. I bambini festosi, lo avvicinano. Negli ultimi anni della sua lunga vita (muore a 90 anni nel 1694) rimane in portineria ad accogliere gli affamati e nessuno va via a mani vuote: verdura, pane e vino per tutti, ai malati dona anche un po’ di carne. Prima di morire il suo messaggio è per i genitori: «Insegnate ai vostri figli a essere buoni cristiani».

 

* Autrice del libro
“Santi compagni guida per tutti i giorni”


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