L’insegnamento della Bibbia e della Tradizione sulla regalità di Maria


NELL’ENCICLICA “AD COELI REGINAM” (1954) PIO XII SINTETIZZA I FONDAMENTI BIBLICI DELLA DOTTRINA DELLA REGALITÀ DELLA MADRE DI DIO E, ACCOGLIENDO SECOLI DI RIFLESSIONI TEOLOGICHE, ISTITUISCE LA FESTA DEL 22 AGOSTO SPIEGANDO IL SENSO DELLA REGALITÀ DI MARIA COME “REGALITÀ MATERNA”

Di Sara Deodati

Sebbene non vi siano nella Sacra Scrittura testi che affermino in modo esplicito la regalità di Maria, il titolo di Regina le è attribuito dalla tradizione cristiana fin dal IV secolo. Tra le antiche antifone mariane invocate dai fedeli, per esempio, ve ne sono tre specificatamente dedicate alla regalità di Maria: Salve Regina, Regina Coeli ed Ave Regina Coelorum. Inoltre, la Madre di Dio è stata celebrata lungo i secoli della spiritualità cristiana secondo gli appellativi di Regina del Cielo, della Pace, degli Apostoli e dei Martiri.

Anche l’iconografia cristiana ha spesso rappresentato Maria come Regina e Imperatrice seduta in trono, ornata delle insegne regali e circondata dalle schiere degli angeli e dei santi.

Il primo e più profondo motivo della sua dignità regale consiste nella maternità divina, in quanto per unione ipostatica Gesù Cristo prese su di sé la natura umana rimanendo completamente Dio allo stesso tempo. Essendo il Figlio di Dio Signore e Re di tutta la creazione, Maria partecipa, benché in modo analogo, alla dignità regale di Suo Figlio.

La maternità regale di Maria è predetta nell’Antico Testamento laddove la Madre del Re messianico, la Regina-madre, riveste un ruolo ufficiale con poteri speciali e ciò non avviene ad esempio per la Regina-sposa, anche se preferita tra mogli e concubine. Si può richiamare in tal senso la figura di Betsabea che, da sposa prediletta del Re Davide, entra nella sua camera, si inginocchia e si prostra davanti a lui chiamandolo «Re mio Signore» (1Re 1,15-21), mentre da madre di Salomone vede il figlio alzarsi per andarle incontro e prostrarsi.

Betsabea gli dice: «Ho una piccola grazia da chiederti, non me la negare»; il Re le risponde: «Chiedi, madre mia, non ti respingerò» (1Re 2,12-20). Da questo breve dialogo si comprende come la Regina-madre, con una sensibilità squisitamente materna, presenta al Re le necessità del popolo e le sue richieste vengono sempre benevolmente accolte.

Anche nel Nuovo Testamento troviamo diversi testi inerenti alla maternità regale di Maria.

In Mt 2,11 vi è il racconto dei Magi che, «entrati nella casa videro il bambino con Maria sua madre, e prostrati lo adorarono». L’adorazione assume in questo caso un carattere “regale” e, attraverso il riferimento alla tradizione veterotestamentaria, connota Maria come Regina-madre del neonato Messia.

Dal Vangelo di Luca possiamo trarre le due seguenti citazioni: l’angelo Gabriele che rivela alla Vergine la missione “regale” del bambino che sta per concepire (Lc 1,32-33); la cugina Elisabetta che saluta Maria come Madre del suo Signore a motivo della sua missione materna (Lc 1,43). Nel saluto di Elisabetta è implicita l’idea del dominio regale e messianico che compete al Figlio e “Madre del Signore” è quindi equivalente a “Madre di Dio”.

Siccome Gesù, dopo la sua Resurrezione, siede alla destra del Padre, così Maria, assunta alla gloria celeste, siede Regina accanto al Figlio. L’Assunzione della Madre di Dio, pertanto, inaugura l’esercizio pieno ed effettivo della sua funzione regale: ella siede alla destra di lui quale Regina che ha portato nel cuore e nel grembo il Re dei Re (Sal 44,10). In tal senso, come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica, l’Assunzione di Maria costituisce «una singolare partecipazione alla Risurrezione del suo Figlio e un’anticipazione della risurrezione degli altri cristiani» (n. 966).

Affinché la Vergine possa pienamente esercitare la Sua regalità universale, è necessario che sia pienamente in possesso della sua realtà umana, ciò che avviene con l’unione dell’anima al corpo. L’Assunzione corporea della Madre di Dio, la rende così, più vicina noi. La glorificazione di Maria non è quindi solo per lei, ma anche per tutto il genere umano.

In terzo luogo, Maria è Regina con Cristo in quanto il Figlio di Dio ha promesso di legare lei alla sua regalità, così come vi ha associato i suoi discepoli. In maniera unica in Maria si adempiono le condizioni per aver parte attiva alla regalità di Cristo: dall’Annunciazione alla Pentecoste, infatti, Ella ha accettato e vissuto il disegno divino sulla propria esistenza, prestando ascolto alla Parola del Figlio, seguendolo fino alla fine. Ricorrendo all’immagine presente nel libro dell’Apocalisse 3,21, Cristo fa sedere la Madre accanto a Lui rendendola compartecipe del potere divino di sottomettere a sé tutte le cose (Fil 3,21). Pur vivendo sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudine familiare e di lavoro, Maria fu sempre intimamente unita al suo Figlio e cooperò in modo del tutto singolare all’opera del Salvatore.

La regalità di Maria, analogamente a quella di Cristo, si realizza poi nello Spirito Santo. Se compito dello Spirito di Dio è quello di aprire il cuore dell’uomo alla verità che il Padre ha rivelato nel Figlio, tanto più questo si realizza in Maria, nella quale si sviluppano al massimo le potenzialità unitive che stringono la madre al Figlio. Maria si relaziona quindi in modo speciale, diretto e immediato, al Verbo di Dio, così che la sua maternità appare “divina” anche se è considerata alla luce delle tre Persone della Santissima Trinità.

Infine, la Vergine diviene Madre del Re messianico in quanto si dichiara “serva” del Signore (Lc 1,38). Come Cristo risorto viene esaltato per essersi umiliato quale servo sofferente del Padre, anche Maria è messa a parte del trionfo regale del Figlio per averlo servito generosamente nell’opera di salvezza. La Madre di Dio non smette mai di servire il Figlio in noi che siamo suoi figli, fino al compimento di tutte le cose. Il comando espresso durante le Nozze di Cana, «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5), permette di comprendere appieno l’importanza del ruolo mariano nel complesso del mistero divino-umano.

Anche la riflessione teologica, nelle sue varie espressioni, ha sempre sottolineato il valore trascendente della regalità di Maria, che si riferisce a quel regno di verità e di vita, di amore e di pace, che Gesù ha fondato con la Sua Incarnazione e Redenzione.

Il titolo di Maria Regina degli Angeli e dei Santi contemplato nel V mistero glorioso del Santo Rosario mostra la diretta connessione esistente fra il potere sovrano concesso da Dio alla Madonna e la dottrina della sua regalità.

Il secondo Concilio di Nicea (787), in questo senso, conferisce a Maria il titolo di Signora e Regina e, Papa Leone XIII, nell’Enciclica Iucunda semper expectatione (1894), richiama l’appellativo della Vergine come «Regina e Signora dell’universo».

San Pio X parla di Maria come Regina che sta «alla sua destra [di Cristo]» (Lettera enciclica Ad diem illum laetissimum, 2 febbraio 1904) e Pio XI, parlando del sostegno alle Missioni, invoca l’aiuto della «Regina degli Apostoli Maria» (Lettera enciclica Rerum Ecclesia, 28 febbraio 1926).

La regalità mariana, dal punto di vista teologico, può intendersi inoltre in senso analogo e metaforico, rilevando l’eccellenza e la dignità della Vergine su tutte le creature nonché gli inestimabili tesori e privilegi soprannaturali ricevuti da Dio. Ne consegue che la regalità di Maria è primariamente spirituale e soprannaturale anziché temporale e naturale. Emblematica in questo senso la risposta che ella diede all’Angelo Gabriele al momento dell’Annunciazione: «Eccomi, sono la Serva del Signore» (Lc 1,38). La Madre del Redentore, pertanto, è Regina in quanto associata in modo unico al Figlio Gesù. «Nella Vergine Maria – scrive in proposito San Paolo VI – tutto è relativo a Cristo e tutto da lui dipende: in vista di lui Dio Padre, da tutta l’eternità, la scelse Madre tutta santa e la ornò di doni dello Spirito, a nessun altro concessi» (Esortazione apostolica Marialis Cultus, 2 febbraio 1974, n. 25).

Non bisogna quindi vedere nella regalità mariana un titolo puramente decorativo poiché, seppure in tutto sottomessa alla volontà di Dio, la Vergine gode per privilegio divino di una potestà di governo personale, assolutamente autentica.

La definizione della Madonna come Regina dell’universo ha origine e significato analogo. Dio Le ha infatti donato un potere regale su tutta la creazione e la sua misericordia, per il bene degli uomini, giunge fino agli estremi della terra. La Provvidenza ha insediato Maria come Regina dell’universo perché lo governi e soprattutto perché governi il genere umano decaduto e peccatore. Vi è quindi, nel governo dell’universo, un “regime” autenticamente mariano che spiega come la Madonna, ancorché massimamente unita a Dio e dipendente da Lui, esercita la sua azione nel corso della storia. Evidentemente la Madonna è inferiore a Dio, che le ha voluto però attribuire, grazie alla sua umiltà e Immacolata Concezione, questa parte di “sovranità” che lei ha accettato con il Fiat.

«L’Immacolata Vergine – afferma il Concilio Vaticano II – preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo, e dal Signore esaltata quale Regina dell’Universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, Signore dei dominanti (cfr. Ap 19,16) e vincitore del peccato e della morte» (Costituzione dogmatica Lumen gentium, 21 novembre 1964, n. 59).

Nel Magistero della Chiesa, come visto, sono presenti fin dall’antichità testimonianze e argomentazioni relative alla regalità di Maria. È però con l’enciclica Ad Coeli Reginam (1954) di Pio XII che si giunge ad una sistematica esposizione della tematica. Istituendo la festa liturgica di Maria Regina, Papa Pacelli chiarisce innanzitutto che «non si tratta di una nuova verità proposta al popolo cristiano, perché il fondamento e le ragioni della dignità regale di Maria, abbondantemente espresse in ogni età, si trovano nei documenti antichi della Chiesa». Tale verità, piuttosto, costituisce un “compendio” di venti secoli di devozione che dalle origini del cristianesimo avevano colto nella Madre di Cristo i tratti di una divina regalità.

Papa Pacelli afferma che l’argomento principale su cui si fonda la dignità regale di Maria è già evidente nei testi della tradizione antica e nella sacra liturgia: «Nelle S. Scritture infatti, del Figlio, che sarà partorito dalla Vergine, si afferma: “Sarà chiamato Figlio dell’Altissimo ed il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre, e regnerà nella casa di Giacobbe eternamente ed il suo regno non avrà fine” (Lc 1,32-33); e inoltre Maria è proclamata “madre del Signore” (Lc 1,43). Ne segue logicamente che ella stessa è regina, avendo dato la vita ad un Figlio, che nel medesimo istante del concepimento, anche come uomo, era Re e Signore di tutte le cose, per l’unione ipostatica della natura umana col Verbo».

Nell’enciclica si spiega poi che la regalità della Madonna, anche se ha un’efficacia sovrana su tutta la vita della Chiesa e della società temporale, si realizza in primo luogo all’interno delle anime. Da lì, dal santuario interiore di ogni anima, si riflette sulla vita religiosa e civile dei popoli considerati come un tutto. «Se infatti il Verbo opera i miracoli e infonde la grazia per mezzo dell’umanità che ha assunto – scrive Pio XII nella parte III dell’enciclica –, se si serve dei sacramenti dei suoi santi come di strumenti per la salvezza delle anime, perché non può servirsi dell’ufficio e dell’opera della Madre sua santissima per distribuire a noi i frutti della redenzione?».

La dottrina della regalità di Maria si fonda quindi sulla sua maternità divina e sulla sua associazione all’opera della Redenzione. Le ragioni teologiche che suffragano la regalità di Maria si riducono sostanzialmente a due: Maria è Madre di Dio e Socia del Redentore. Se attraverso la sua maternità ella si relaziona in modo tutto speciale, diretto ed immediato, al Verbo, che è Dio, in quanto nuova Eva Maria fu associata al nuovo Adamo (Cristo) nella redenzione del genere umano. Pio XII scrive in proposito: «Se Cristo ha fatto miracoli per mezzo dell’umanità che ha assunto, se si serve dei sacramenti e dei suoi santi come di strumenti per la salvezza delle anime, perché non può servirsi dell’ufficio e dell’opera della Madre sua santissima per distribuire a noi i frutti della redenzione?».

La regalità di Maria, in definitiva, è conseguenza della sua vita di donazione e di servizio che si esercita vegliando su di noi suoi figli, che ci rivolgiamo a Lei nella preghiera, per ringraziarla o per chiedere la sua materna protezione e il suo celeste aiuto. La regalità di Maria, in conclusione, non può essere separata dalla sua intercessione materna: Maria è Regina perché è associata alla regalità di Cristo e coopera con il Figlio nel procurare la salvezza delle anime.


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