Dall’Europa il nuovo appiglio per la discussione del ddl Zan


DUNJA MIJATOVIC, POLITICA E ATTIVISTA BOSNIACA, COMMISSARIA PER I DIRITTI UMANI DEL CONSIGLIO D’EUROPA, HA RIAPERTO IL DIBATTITO SUL DDL ZAN CON IL COMUNICATO “ORGOGLIO CONTRO UMILIAZIONE“…

Di Gian Piero Bonfanti

A tutti quelli che cantavano vittoria per il rinvio della discussione sul famoso Ddl Zan è arrivata la risposta secca e pesante dall’Europa.

Ci ha pensato Dunja Mijatovic, politica e attivista bosniaca, commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa dal 1° aprile 2018, a riaprire il dibattito con il comunicato “Orgoglio contro umiliazione“, arrivato non a caso, proprio appena prima della parata del World Pride 2021 che si è tenuto sabato 21 agosto a Copenaghen.

Il comunicato ha subito ridestato il deputato Dem Alessandro Zan, il quale non ha perso tempo, rilanciando la presa di posizione di Dunja Mijatovic, scrivendo un tweet provocatorio: “La Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatovic difende il ddl Zan proprio perché tutela “orientamento sessuale” e “identità di genere” condannando chi lo sta ostacolando da mesi e dividendo l’Europa in 2: stati avanzati e arretrati. Dove vogliamo stare?“.

È chiaro che il boccone amaro del rinvio della discussione a settembre dell’ormai noto disegno di legge era stato mal digerito dai suoi promotori, ma è altrettanto chiaro che la campagna di sensibilizzazione su questa tematica non si è mai interrotta.

L’abbiamo notato da subito, durante i primi giorni di agosto, quando la senatrice del PD Monica Cirinnà ha chiesto al Governo, tramite alcune scottanti dichiarazioni, di sanare la questione green pass per le persone transessuali: “Ritengo assolutamente necessario intervenire sulle modalità di verifica del certificato verde, per fare in modo che venga rispettata la riservatezza e che le persone trans non vengano umiliate pubblicamente e costrette a rivelare elementi non necessari della propria identità e della propria storia”.

Un vero e proprio chiodo fisso quello della senatrice, la quale caparbiamente si batte per riconoscere diritti speciali per persone che si percepiscono diverse dal proprio sesso biologico. Ebbene, proprio queste persone non le abbiamo viste però nelle manifestazioni di protesta contro il green pass per difendere il loro diritto di libertà. Diritto sacrosanto di tutte le persone, a prescindere da come ci si possa auto-percepire pensando di autodefinirsi tramite pizzi, merletti e qualche asterisco.

Sembra quasi che questa “élite” non voglia sporcarsi le mani scendendo in piazza a fianco di chi si impegna a manifestare per la propria libertà. Tanto ci sono sempre gli Scalfarotto, gli Zan, le Cirinnà di turno e tutto l’apparato asservito al pensiero unico che si impegnano a portare avanti le loro istanze, con la scusa dei diritti civili, forse anche per racimolare un consenso popolare supportato dal mainstream. Prima o poi, siamo convinti, che passeranno anche queste leggi, ma prima si tornerà a discuterne.

Forse accadrà quando sarà chiarita la figuraccia della gestione Biden in Afghanistan o quando il nostro governo si troverà in difficoltà per spiegare le misure dittatoriali messe in atto per spingere la gente ad inocularsi il “siero magico”.

A noi nel frattempo non resta che mantenere la rotta ed essere saldi sui nostri valori, e come ci insegna l’antico motto dei monaci certosini: Stat crux dum volvitur orbis (La croce resta salda mentre il mondo gira).

 


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