Altro che G20. Per valorizzare la donna si torni al Medioevo


IL MEDIOEVO EPOCA BUIA? FROTTOLE. DALLA CULLA DELLA NOSTRA ATTUALE CIVILTA’ ANCHE UNA LEZIONE SUL RUOLO DELLA DONNA NELLA SOCIETA’, CHE MAI DOPO DI ALLORA E’ STATA TANTO VALORIZZATA

A cura di Pietro Licciardi

 

Nella plurisecolare denigrazione della cristianità e delle Chiesa una leggenda primeggia tra tutte e riguarda il Medioevo, quel lunghissimo periodo storico che convenzionalmente va dalla caduta dell’impero romano alla scoperta delle americhe, comunemente dipinto come epoca buia, arretrata, preda di violenza e superstizione. Una leggenda purtroppo alimentata dagli stessi uomini di chiesa, i quali non di rado se ne escono con l’infelice espressione: “Non siamo mica nel Medioevo!”, denigrando in un sol colpo un millennio di spettacolari progressi in ogni campo delle conoscenze umane e soprattutto di monumentale edificazione spirituale, teologica liturgica della Chiesa, che fu l’anima e motore dell’intero Occidente.

Per concludere ogni discorso sul medioevo basterebbe la lapidaria sentenza del noto storico statunitense, professore alla Santa Barbara University della California Warren Hollister: «Chiunque creda che l’epoca che vide la costruzione della cattedrale di Chartres e l’invenzione del Parlamento e dell’Università fu buia non può che essere mentalmente ritardato o profondamente ignorante».

Eppure è tutt’oggi più forte che mai il pregiudizio; evidente fin dalla denominazione affibbiata dalla propaganda illuminista all’epoca più prolifica della storia: Medioevo, ovvero “epoca di mezzo”, tra la fastosa età classica e il Rinascimento, che avrebbe segnato il fantomatico ritorno alla luce dopo le tenebre medievali. Ciò a dispetto dei monumentali studi da parte degli specialisti e della montagna di libri divulgativi che gettano un fascio di luce su ogni aspetto di questa epoca, che ben lontana dall’essere il tempo della stasi e dell’oscurità, della guerra endemica e della povertà culturale ed economica, è stata il tempo della maturità del mondo cristiano occidentale

La Chiesa medievale, evangelicamente semper reformanda, ebbe una tensione spirituale che fu lievito di trasformazione dell’intera società coinvolgendo tutti i ceti raggiungendo il suo apogeo con l’espansione del monachesimo la cui esperienza più emblematica fu quella cistercense; «un ordine seguace della povertà assoluta e informato a una visione mistica della vita religiosa secondo quelle che erano state alcune delle esigenze di rinnovamento e di purificazione della Chiesa affiorate anche durante la riforma -‘ma che non per questo si chiude in una sorta d’immobilismo contemplativo. AI contrario, i cistercensi sono dei lavoratori dei dissodatori dei colonizzatori. In questo senso l’Ordine cistercense si sviluppa non a caso in quel XII secolo che vede in tutta Europa un grande slancio demografico ed economico. Dal centro delta Francia con le grandi abbazie di Cìteauxe di Clairvaux, i cistercensi si diffusero in tutta Europa, dalla Galizia alla Germania orientale e dalla penisola scandinava alla Sicilia»(Franco Cardini, L’apogeo del medioevo. I secoli XII-XIII, Il Cerchio iniziative Editoriali, Rimini 2001). Tra l’altro alcune delle innovazioni tecnologiche più importanti si devono proprio ai monaci, che per guadagnare tempo alla preghiera si trovarono nella necessità di aumentare la produttività agricola introducendo la rotazione delle coltivazioni, inventando e migliorando i mulini, adottando il giogo a spalla per i buoi…

 Il Medioevo è anche l’epoca della nascita dell’Università europea, e delle grandi scuole filosofiche cristiane, come quella di Chartres. Questo si rivela essere il tempo in cui lo studio della Sapienza diviene patrimonio comune a lutto il popolo, l’epoca in cui si discuteva dello storico dibattito filosofico e teologico tra San Bernardo di Chiaravalle e Abelardo non nel chiuso delle aule accademiche, ma dentro alle botteghe e nelle piazze di Parigi. Per inciso la Summa Theologiae di San Tommaso, opera oggi riservata agli specialisti, era un semplice libro di testo, un manuale, per gli studenti universitari dell’epoca, alla faccia dell’ignoranza dei “secoli bui”.

Il dinamismo spirituale e culturale non fu sempre privo di tensioni e di conflitti: come quello aperto da Innocenzo III che si dedicò con energia alla riorganizzazione delle terre della Chiesa e alla creazione di un rinnovato rapporto con i comuni dell’Italia settentrionale e centrale, che sottraesse quello che allora si chiamava il regnum ltaliae ad un troppo stretto rapporto con la Germania, alla soluzione delle questioni aperte in Germania stessa e nel Meridione d’Italia dalla morte di Enrico VI, al tentativo di riunione della Chiesa, fin da allora divisa nei due mondi latino e greco, e all’organizzazione di una nuova Crociata per la liberazione di Gerusalemme e della Terrasanta.

Non mancarono inoltre episodi scandalosi, come il saccheggio della città cattolica di Zara da parte dei crociati, che per pagare ai veneziani il viaggio verso Gerusalemme nella IV crociata accettarono di riconquistare la città che si era ribellata alla Serenissima, o il saccheggio di Costantinopoli nel 1203. Ma anche nella tragicità degli eventi traspare la diversa qualità di un tempo in cui il Cattolicesimo non era solamente una religione, ma l’anima di una cultura universale e di una sintonia profonda tra popoli e culture. Appare infatti incredibile la ricchezza e la complessità dell’Europa del tempo della Cristianità: tempo di rinascita anche tecnologica ed economica.

Impossibile nel breve spazio di un articolo ripristinare l’onore di un’epoca così a lungo calunniata ma all’indomani della conferenza del G20 che di è svolta a Santa Margherita Ligure dedicata esclusivamente al tema dell’empowerment femminile.  Vogliamo soffermarci proprio sul ruolo che le donne ebbero nell’”oscuro” medioevo. Lo facciamo attingendo agli studi della curatrice degli Archives nationalese del Musée de l’Histoire de France, e storica Régine Pernoud (1909-1998), autrice fra l’altro dell’ottimo La donna al tempo delle cattedrali (Lindau, 2017) la quale ricorda come a Reims le regine erano incoronate nella stessa cerimonia del marito e non come “Regina consorte”, bensì “Regina di Francia”.

La società medievale – dice la Pernoud – era fondata sulla famiglia, le cui funzioni si sono evolute fino a diventare cariche pubbliche. Per esempio, l’economia della famiglia era mantenuta dalla moglie, che faceva i conti su un tavolo diviso in riquadri, chiamato scacchiere: le linee per le entrate, le colonne per le uscite. L’economia della famiglia si identificava con quella del feudo. Era, dunque, spesso la donna a gestire le finanze feudali. Da qui proviene la figura del Ministro delle Finanze, che in Inghilterra si chiama tuttora Cancelliere dello Scacchiere.

Così come in una famiglia, in assenza del marito è la moglie che tiene la casa, in assenza del signore feudale era la signora che governava il feudo. «Le nobildonne nel Medioevo – scrive Pernoud – esercitavano il potere senza contestazione. Molte avevano il proprio gabinetto di assistenti, il proprio cancelliere, il proprio segretario delle finanze e via dicendo». Nel caso delle mogli di grandi feudatari, questo governo poteva assumere proporzioni molto importanti. Ecco perché donne come Eleonora d’Aquitania o Bianca di Castiglia hanno potuto dominare il proprio secolo.

E’ solo dal Cinquecento che le donne hanno cominciato a perdere il diritto a governare, riconquistato solo nel secolo XX. Oggi ci meravigliamo di una Theresa May o di una Angela Merkel. Nel Medioevo cristiano, ciò era assolutamente normale.

La Pernoud attribuisce la perdita di rilevanza pubblica della donna, fra le altre cause, all’introduzione del Diritto romano con l’Umanesimo, nel quale la situazione della donna era limitata da una lunga serie di divieti e dove la supremazia maschile era totale: dalla gestione del patrimonio, all’educazione dei figli alla conduzione della res pubblica. Non è coincidenza che le prime leggi che coartavano i diritti delle donne in Francia siano state emanate da un Re ritenuto precorritore della modernità: Filippo il Bello. Quello che, con lo schiaffo di Anagni, ha distrutto l’ordine medievale.

La diffusione del Diritto romano ha anche modificato profondamente il concetto di proprietà. Nel Medioevo la proprietà era cumulativa e feudale. I giuristi, invece, hanno introdotto il concetto romano di ius utendi et abutendi, in contraddizione col diritto consuetudinario. Nel Medioevo, il genitore aveva l’amministrazione dei beni famigliari, non la proprietà, che restava sempre con la famiglia. Per esempio, egli non poteva diseredare i propri figli. Nel caso di morte senza eredi diretti, le proprietà passavano per parti uguali alla famiglia paterna e a quella materna.

Anche nella Chiesa la donna aveva un ruolo di rilievo.

Mentre oggi si introduce nella liturgia il termine “sorelle” in ossequio alla triste ideologia femminista e politicamente corretta, in passato era proprio la Chiesa ad onorare le donne. I primi martiri venerati non erano uomini bensì donne. Alcune sono menzionate perfino nel Canone della Messa tridentina. Risale all’inizio del III secolo la prima raffigurazione della Madonna col Bambino, nelle catacombe di Priscilla. Poi, se c’è una devozione che abbia caratterizzato il Medioevo, è proprio quella della Madonna, alla quale sono state dedicate molte chiese e cattedrali.

Ma anche sul piano civile vi era piena considerazione per la donna, che mentre nel Medioevo poteva scegliere il proprio nome, dal secolo XVII è costretta ad assumere quello del marito. Il consenso paterno per il matrimonio diventa obbligatorio dalla fine del secolo XVI. È vero che molti matrimoni erano combinati, specie nelle grandi famiglie, ma ciò per motivi superiori: sigillare un trattato di pace, unire due feudi, ravvicinare due famiglie e via dicendo. In ogni caso, rileva Pernoud: «Una potenza ha sempre lottato contro i matrimoni imposti: la Chiesa. Mentre moltiplicava i casi di nullità nel Diritto Canonico, richiamava la libertà di scelta per i matrimoni. E un fatto storico che la diffusione della libera scelta del proprio coniuge coincide con la diffusione del cristianesimo. Perfino oggi, i paesi di tradizione cristiana si vantano di tale libertà, mentre che essa manca totalmente nei paesi musulmani e orientali».

Régine Pernoud ricorda, poi, che nel Medioevo molte donne hanno esercitato un potere considerevole nella Chiesa. Per esempio, molte Badesse erano anche “signori” feudali. Alcune portavano il pastorale e la croce pettorale, come un vescovo. In alcuni ordini religiosi misti, cioè con rami maschili e femminili, a volte erano le badesse ad avere il potere anche sul ramo maschile. Cosa assolutamente impensabile ai giorni nostri.

Nel Medioevo non era diffusa la clausura, cioè la separazione dal mondo. I monaci e le monache intervenivano normalmente negli affari temporali. Fu solo alla fine del secolo XIII che papa Bonifacio VIII impose la clausura ad alcuni ordini femminili, come le cistercensi e le certosine.

Colpisce anche, secondo Pernoud, il numero di religiose altamente istruite, che avrebbero potuto rivaleggiare con le grandi intelligenze dell’epoca. In molte abbazie femminili si insegnava latino, greco ed ebraico. In altre si componevano opere di teatro o di letteratura. La badessa Hrotsvitha del monastero di Gandersheim, per esempio, ebbe una grande influenza sulla letteratura germanica medievale. I monasteri fungevano anche da scuole. Un decreto dell’imperatore Carlo Magno aveva, infatti, imposto che ogni chiesa e ogni monastero avesse una scuola pubblica e gratuita.

L’enciclopedia più consultata dagli eruditi nel Medioevo – l’Hortus deliciarum – è opera di una donna: la badessa Herrad di Landsberg. Altrettanto importante era l’opera di santa Hildegarda di Bingen. Notevole anche il numero di donne che, seguendo studi accademici, otteneva la laurea in teologia.

Anche le donne delle classi più umili godevano degli stessi diritti e prerogative degli uomini. Ad esempio avevano diritto al voto, sia nelle assemblee cittadine sia nelle comunità rurali. Solo in pochissimi casi, secondo usanze locali, il voto era per “feu “, cioè per focolare, rappresentato dal padre di famiglia. Che il voto femminile sia una conquista della modernità è quindi una fandonia.

Colpisce pure il numero di donne, anche sposate, che gestivano in proprio attività commerciali, senza obbligo di autorizzazione del padre o del marito. L’elenco delle professioni esercitate dalle donne è esteso: insegnante, farmacista, medico, sarta, copista, rilegatrice e via dicendo. Questo finisce nel 1593, quando un decreto del Parlamento proibisce alle donne la gestione di attività commerciali, nonché l’esercizio di qualsiasi funzione pubblica nello Stato. Il Codice Napoleonico mise l’ultimo chiodo, togliendo loro anche il diritto di gestire il proprio patrimonio.

Mentre nel Medioevo alcuni testi scolastici erano opere di donne, come quello di Dhouda, scritto nell’841, dal secolo XVII tutti i trattati di educazione sono scritti da uomini: da Montaigne a Rousseau.

La storica francese chiude affermando: «Potrei moltiplicare all’infinito i casi che attestano la degradazione della situazione della donna dalla fine della società feudale». Solo ai tempi nostri le donne hanno riavuto alcuni diritti di cui godevano nel Medioevo. Ma anche in questo caso, dice la Pernoud, è triste vedere che debbano lottare per acquisire per vie legali “diritti” che dovrebbero provenire dall’ordine naturale e consuetudinario. «D’altronde – conclude – è lecito domandarsi se le donne oggi non siano mosse da un’ammirazione, forse subcosciente e certamente eccessiva, del mondo maschile, che vogliono imitare a ogni costo. (…) A quelle che si vantano di ‘essere finalmente uscite dal Medioevo io dico: avete ancora molto da riprendere prima di ritrovare il posto che avevate ai tempi della regina Eleonora o della regina Bianca…».

Speriamo che da queste poche pennellate possa nascere in qualcuno – specialmente uomini di chiesa – la voglia di riscoprire l’ampiezza e la bellezza, la profonda spiritualità del Medioevo e quindi la capacità di cambiare la realtà e la storia, che ancor oggi è privilegio e dovere di ogni cristiano.

 


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Molto interessante. Si potrebbe inviare al prof. Barbero, esperto storico in particolare del Medioevo?