La surreale narrazione del presidente Biden


AFGHANISTAN: GLI USA LASCIANO UN ENORME ARSENALE NELLE MANI DEI TALEBANI, MA BIDEN DICE CHE E’ UN SUCCESSO!

Di Umberto Spiniello

Joe Biden ci ha riprovato! Davanti al popolo americano, per la seconda volta in pochi giorni, si è ritrovato a giustificare il ritiro dall’Afghanistan e presentare la battuta in ritirata con la coda tra le gambe della prima potenza militare del mondo, come un successo!

Secondo la surreale narrazione del presidente USA, l’attentato dell’Isis costato la vita a 13 soldati americani sarebbe un fattore marginale e conseguenziale. Biden, si trova a vivere il periodo più buio del suo mandato e non sono pochi i commentatori internazionali che vedono nella perdita dell’Afghanistan, l’inadeguatezza della presente amministrazione nelle strategie geopolitiche internazionali. Tuttavia il presidente, se da un lato ha difeso grottescamente tutte le sue disastrose scelte, ha taciuto sulle tante promesse non mantenute. Aveva infatti garantito a più riprese nei mesi scorsi che i talebani non avrebbero ripreso subito il potere e che nessun americano sarebbe stato ucciso durante il ritiro. Inoltre aveva affermato che gli Usa non avrebbero lasciato nessuno indietro ma purtroppo ci sono ancora almeno un centinaio di americani bloccati in Afghanistan.  

Nei giorni scorsi il noto quotidiano italiano Il Corriere della Sera ha diffuso i dati relativi alla situazione Afghana degli ultimi vent’anni. Dall’invasione del 7 ottobre del 2001 a oggi, gli Usa hanno speso 2.313 miliardi di dollari. Dal 2001 a oggi sono morti oltre 47 mila civili afghani, 69 mila poliziotti o militari afghani e oltre 51 mila talebani. Gli Stati Uniti hanno perso 2.442 uomini e donne in divisa, più sei civili, ai quali si aggiungono i 13 giovanissimi morti nell’attentato kamikaze dell’Isis di giovedì a Kabul.

La coalizione di 40 paesi alleati, invece, ha registrato 1.144 perdite, tra cui 547 britannici e 54 italiani. Sono circa 3.800 inoltre i contractor americani morti, 72 i giornalisti uccisi e 444 gli operatori umanitari che hanno perso la vita nel tentativo di ricostruire il paese. Circa 2,7 milioni di afghani, secondo le Nazioni Unite, hanno abbandonato il paese  e ad oggi risulta tra i tre e i quattro milioni il numero dei profughi interni. 

Una nota dolente, su cui Biden per ora ha completamente glissato durante le sue “giustificazioni pubbliche”, sono i numerosi armamenti abbandonati nelle mani dei tagliagole talebani. I terroristi ora dispongono di un’aviazione importante: tre C-130 Hercules, 23 A-29 (aerei leggeri da attacco), 33 Black Hawk e 32 elicotteri Mi-17. I talebani potranno anche utilizzare 382.128 fucili, 64 mila mitragliatrici, 25.327 lanciagranate, oltre a mezzi militari in quantità: 25.186 veicoli da ricognizione Humvee e soprattutto 75.989 veicoli blindati. Si può affermare che ad oggi i Talebani si ritrovano con un vero e proprio esercito ben attrezzato e internazionalmente competitivo…grazie al rovinoso ritiro Usa.

Tuttavia è fondamentale sottolineare, i numerosi aspetti positivi dell’invasione USA in Afghanistan e non dimenticare mai le gravi motivazioni che portarono a tale intervento: gli attentati del 11 settembre 2001.

Durante l’occupazione, negli ultimi 20 anni l’aspettativa di vita in Afghanistan è cresciuta di otto anni, la mortalità per parto si è dimezzata, l’indice di alfabetizzazione è cresciuto dall’8 al 43 per cento, l’accesso all’acqua potabile è salito all’89 per cento dal 16, la mortalità infantile si è dimezzata, i matrimoni forzati sono diminuiti, il 50 per cento della popolazione ha ora accesso alle cure mediche (il dato è raddoppiato) e 8,2 milioni di bambini in più possono andare a scuola. 

Le pesanti implicazioni geopolitiche della disfatta in Afghanistan e il ruolo di Cina e Pakistan, non sono state affrontate da Joe Biden, in pratica nessuna prospettiva per il futuro e nessuna assunzione di responsabilità. Vent’anni di intervento occidentale, per la ricostruzione di un paese martoriato dall’Islam radicale, potrebbero andare in fumo con gravi ripercussioni sulla sicurezza internazionale, ma stupisce che ad oggi Bruxelles non ha niente da dire. Questo assordante silenzio è certamente vergognoso e abbinato al ritiro USA, incoraggia i fondamentalisti sparsi per il mondo. 


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