La comunicazione pubblica sui non vaccinati concorre a nutrire sentimenti di odio e risentimento sociale


IL PESO DELLE MISURE EMERGENZIALI SULL’ESERCIZIO DEI DIRITTI COSTITUZIONALI…

Di Vincenzo Baldini*

“La rappresentanza appartiene alla sfera del Politico”. Vorrei prendere le mosse da questa affermazione di Carl Schmitt con cui si evidenzia la consistenza dinamica e realmente divisiva dell’agire politico-rappresentativo per provare a discettare sulla consistenza della categoria del Politico nell’esperienza attuale.

Il concetto del Politico nel lavoro di Schmitt deriva dall’osservazione della realtà: non ha carattere teoretico o normativo bensì reale e pratico. Esso si configura come uno “spazio di relazione tra uomini e gruppi di uomini” nel quale si realizzano gradi diversi di associazione e dissociazione, un dinamismo del confronto e del contrasto secondo modi e intensità differenti (E. W. Böckenförde). Il denominatore comune al Politico è il contrasto amico/nemico che, tuttavia, nell’agire dello Stato si mostra, di norma, nella forma edulcorata della dialettica politica. Questa non radicalizza il contrasto di interessi ma lo interpreta secondo i canoni della democrazia e nel contesto dell’unità politica dello Stato.

“Politico” e “politica” sono dunque, anche nel pensiero di Schmitt, termini affini ma non sinonimi. La radicalizzazione del contrasto amico/nemico è il solo, infatti, che include il rischio della guerra come sbocco possibile (anche se non necessario) mentre lo sviluppo della politica segue crinali di mediazione e contemperamento del conflitto.

Lo Stato costituzionale resta, in principio, la forma più alta di razionalizzazione e addomesticamento del Politico, convertendolo nel pluralismo dialettico del confronto di interessi concorrenti (politici, economici, sociali, culturali) che si svolge entro la cornice ultima della Carta fondamentale.

Il quadro dei principi supremi – dal principio di eguaglianza a quello di solidarietà, dal principio pluralista a quello autonomista e aperturista – insieme al catalogo dei diritti e libertà fondamentali figurano quali presidi normativi di tale razionalizzazione e, nel contempo, delineano un assetto di regole atte a garantire la primazia dell’individuo di fronte allo Stato. Le norme costituzionali di organizzazione, poi, definiscono la forma (democratica) in cui si canalizza la legittima espressione della politica preservandosi, così, la stabilità e la continuità dell’assetto statale.

Compito della Carta fondamentale, dunque, non è certo di inibire la dialettica politica ma di scongiurare che la relazione dialettica tra aggregazione e disaggregazione sociale tracimi fino allo scontro: amico-nemico.

Tali premesse non sono trascurabili soprattutto in questa fase dell’emergenza sanitaria, in cui il peso delle misure emergenziali sull’esercizio dei diritti costituzionali e sul rispetto del principio di eguaglianza, in particolare, appare sempre meno tollerato e tollerabile, in cui il tempo della dialettica e del confronto politico sembra esaurirsi e in cui la radicale spaccatura in seno alla società sta progressivamente declinando verso la lotta amico/nemico.

Per un verso, si amplia la percezione che i presidi costituzionali di razionalizzazione del Politico facciano poca o nessuna presa. Principi e diritti costituzionali, in particolare, soffrono da tempo una chiara contrazione, oggi aggravata dalla discriminazione, nel loro godimento, tra vaccinati e non vaccinati come strumento di “persuasione” forzata alla vaccinazione.

Appare incomprensibile e sproporzionato, per chi abbia fatto legittimo esercizio della libertà costituzionale di autodeterminazione individuale in materia di salute (art. 32 c. 1 Cost.), la sottoposizione a misure e sanzioni per lo svolgimento delle rispettive prestazioni di lavoro, tanto più in ragione di una ratio (la sicurezza sanitaria) che non sembra senz’altro congruamente perseguita attraverso tali soluzioni e misure.

Si aggiungono, a tanto, le conseguenze di una comunicazione pubblica che avallando l’insinuazione di responsabilità preponderante o esclusiva dei non vaccinati per l’estensione del contagio, concorre a nutrire sentimenti di odio e risentimento sociale aggravando disaggregazioni e spaccature nella società civile e fomentando, così, la lotta sociale.

In fine, l’elusione sistematica della dialettica parlamentare intesa quale forma aperta e tipizzata della razionalità all’interno delle istituzioni democratiche ha l’effetto di lasciar moltiplicare forme istintive e spontanee di manifestazione del dissenso. Le voci che sempre più numerose si levano dalle piazze contro ciò che è avvertito come progressiva erosione della legalità costituzionale da parte del Governo dello Stato si iscrivono senz’altro all’interno della categoria del Politico come rivelazione di una sovranità popolare diversa e distinta dalle forme tipizzate della democrazia rappresentativa, nella quale tende a rinvenirsi un’unità politica reale.

In questo modo, il pluralismo politico-culturale tende a trasformarsi in assolutismo plurale (ciascuno resta convinto assertore della verità) e il contrasto rischia di degenerare nella forma ultima della lotta amico/nemico. Un tanto, evidentemente mina alla base anche l’unità politica dello Stato attraverso cui soltanto si realizza il superamento pacifico dei contrasti interni allo Stato stesso.

L’intrapresa da parte del Governo di soluzioni e misure emergenziali sembra segnare, in definitiva, i tratti di una deriva securitaria che rischia di essere, nel contempo, la deriva dello stato inteso quale unità pacifica. Tale intrapresa tende a forzare i confini della legalità costituzionale in nome dell’istanza, ritenuta suprema e assoluta, della sicurezza pubblica. Sembra venire meno l’ethos costituzionale, che è il medio reale necessario tra la prescrizione e il suo significato normativo, indispensabile a un’esegesi ispirata a principi e valori che definiscono la natura inclusiva della Carta repubblicana nell’ottica del pluralismo.

Così, non ci si interroga effettivamente se l’obiettivo di tutelare la salute di tutti e di ognuno possa rendersi perseguibile in forme e con mezzi del pari adeguati ma meno gravosi per la garanzia dei diritti fondamentali. In questa direzione, si stanno muovendo passi verso ciò che Carl Schmitt ha definito come il “caso di emergenza” (Ernstfall), anticamera della lotta amico/nemico.

Ma se si abbandona la forma sobria della dialettica del confronto nell’osservanza della cornice costituzionale, può delinearsi il “miraggio” populista di una democrazia identitaria che si spiega nelle forme adespote e, a volte, anche violente delle manifestazioni di piazza. I bagliori di una tale democrazia identitaria sono potenzialmente in grado di neutralizzare ogni strumento di razionalizzazione del Politico.

“Il Politico anche nello Stato non è scomparso”: seppure solo potenziale, anche nello Stato la sua estremizzazione nella forma amico/nemico è sempre attuale (Böckenförde): è opportuno avere memoria sempre di tale monito e chi, sebbene consapevole, intenda correre il rischio di un epifania del Politico nella estremizzazione dei contrasti all’interno dello Stato, assuma appieno la responsabilità politica e morale di questo rischio.

* Ordinario di diritto costituzionale
Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale


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