L’Arcivescovo Pennisi: “a Gesù non interessava l’indice di gradimento presso la gente…”


“NON È SUFFICIENTE INTERROGARSI SULLA ATTUALITÀ DI CRISTO, MA È NECESSARIO FARE ESPERIENZA DELLA PRESENZA DEL SUO MISTERO PASQUALE NEL SACRAMENTO DELL’AMORE”

Di Monsignor Michele Pennisi*

Quest’anno la sesta edizione di “I MEDIA della C.E.I. INSIEME per… passione!” (che si terrà a Terrasini, comune situato a 30 km da Palermo, in direzione Trapani, accanto all’aeroporto internazionale Falcone-Borsellino, dal 9 al 15 Settembre 2021, ndr.), dopo essersi occupata nelle edizioni passate di alcuni aspetti significativi del messaggio di Gesù Cristo come le parabole e le beatitudini, va al cuore del problema con due domande poste a bruciapelo da Gesù stesso ai suoi discepoli: “La gente, chi dice che io sia” … “Ma voi, chi dite che io sia?”.

Si tratta di una domanda sul “chi”, che si apre sul mistero della identità personale di Gesù di Nazareth. Se la prima domanda fosse posta da Gesù oggi, si evocherebbero i risultati dell’ultimi sondaggi di sociologia religiosa o degli ultimi romanzi o film di successo con una propria visione di Cristo. Come i discepoli anche noi potremmo riferire le opinioni più correnti su Gesù: un acuto pensatore, un grande moralista, un martire contro l’ingiustizia, un personaggio importante, una persona affascinante, un personaggio che ha ispirato tanti artisti. Ma a Gesù non interessava misurare il livello della sua popolarità o il suo indice di gradimento presso la gente. Il suo scopo era quello di avviare il dialogo per sfidare i suoi discepoli di ogni tempo.

Gesù anche oggi vuole la nostra risposta personale alla seconda domanda: “E voi chi dite che io sia?”. Non c’è dubbio che si tratta di una questione fondamentale; lo era ai tempi di Gesù e non cessa di esserlo anche ai tempi nostri. Gesù Cristo continua ad essere un segno di contraddizione per gli uomini e le donne di oggi e per ciascuno di noi. Anche se si riscontra un vivo interesse per la sua persona e per la sua azione; si parla di lui in forme estremamente differenziate; ci si richiama a lui per motivare scelte e comportamenti assai diversi; si tentano nuovi modi di accostarsi alla sua figura e si cercano vie più adeguate per una riproposizione della sua presenza ai nostri contemporanei.

Come personaggio storico Gesù di Nazareth non è uno sconosciuto non fosse altro perché gli anni della storia vengono contati a partire dalla sua nascita. Come simbolo continua ad inquietare, ad affascinare, ad interessare non soltanto i cristiani, ma anche persone religiose di altre religioni anche coloro che credono di non credere.

Giovanni Paolo II nel suo discorso all’Università di Palermo il 20 novembre 1982 lanciò una sfida agli uomini di cultura: “La realtà di Cristo ci supera, essa non ha facilità di accesso nel pensiero dei non credenti. Ma oso dire che tutti, oggi, potremmo fermarci pensosi dinnanzi alla figura di Gesù, se alcuni cristiani talora ne avessero contraffatto il suo vero volto. Perciò vi prego come uomini di cultura, liberate Cristo da tutte le incrostazioni, le strumentalizzazioni, le appropriazioni indebite. Operate in tal senso: solo questo Cristo rivelato nella giusta luce ha diritto di farsi cercare da ogni uomo di buona volontà.”

Negli incontri di questi giorni a Terrasini si tratta di farsi compagni di strada dei vari partecipanti per camminare insieme con loro, ascoltare le loro testimonianze e leggere in profondità le loro aspirazioni e difficoltà nei confronti di Cristo, non per fermarsi ad essi ma per far risuonare la professione di fede, dettata non dalla carne e dal sangue, ma frutto della grazia del Padre che sfida la libertà di ognuno: “Tu sei il Cristo il figlio del Dio vivente”(Mt 16,16-17).

Le celebrazioni eucaristiche vogliono ricordarci che non è sufficiente interrogarsi sulla attualità di Cristo, ma è necessario fare esperienza della presenza del suo Mistero pasquale nel sacramento dell’amore.

*Arcivescovo di Monreale


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