Gli insegnanti sono stanchi e sfiduciati perché molte delle loro energie vengono distolte, mortificate, vanificate, disperse


LA CLASSE INSEGNANTE È VITTIMA, SUCCUBE DI UN’IMPOSTAZIONE PROGRAMMATICA APPESANTITA DA UNA SERIE DI ITINERARI OBBLIGATI CHE SNERVANO, DA MILLE RIUNIONI, DA UNA SERIE DI INCONTRI NECESSARI PER STILARE UNA MIRIADE DI PROGETTI CHE PORTANO L’ATTENZIONE ORA SU UNA ORA SU UN’ALTRA TEMATICA EDUCATIVA E NON FANNO ALTRO CHE FRAMMENTARE LA GLOBALITÀ DI UNA FORMAZIONE INTEGRALE

Di Nicola Sajeva

Quarant’anni vissuti condividendo le gioie e le amarezze, i sogni le perplessità, il successo e la delusione, le speranze e gli smarrimenti di quanti cercano di costruire con professionalità e responsabilità una comunità educante, mi portano a reagire e a sentire uno slancio di solidarietà quando, forze spesso inconsapevoli del danno che possono determinare, partono, lancia in resta, per colpire un pianeta che merita approcci e giudizi molto più ponderati.

Quasi sempre si parla della classe insegnante con troppa superficialità e non si soppesa abbastanza il suo ruolo importante e determinante. Molti, con spietata leggerezza, non fanno altro che irretire una categoria che ha avuto ed ha motivi molto profondi per manifestare il proprio disappunto nel notare la poca considerazione che le viene riconosciuta.

La classe insegnante è vittima, succube di un’impostazione programmatica appesantita da una serie di itinerari obbligati che snervano, da mille riunioni (anche online), da una serie di incontri necessari per stilare una miriade di progetti che portano l’attenzione ora su una ora su un’altra tematica educativa e non fanno altro che frammentare la globalità di una formazione integrale. Spesso il mezzo diventa il fine. Mi confessava, tempo addietro, un capo d’istituto: «Cerco di realizzare più progetti possibili per recepire somme che mi sono necessarie per fare andare avanti la baracca».

Forse qualche operatore scolastico potrà disapprovare questa mia opinione sull’efficacia dei progetti (sull’argomento penso di ritornare al più presto) ma resta incontrovertibile il fatto che gli insegnanti sono stanchi e sfiduciati perché molte delle loro energie vengono distolte, mortificate, vanificate, disperse.

A tutto questo devono pensare coloro che attaccano gli insegnanti. Farebbero meglio ad invitare a cena un docente e, tra una portata e l’altra, cercare di approfondire i motivi che portano gli insegnanti a “subire” la scuola. Ma forse nell’agenda di molti critici non ci sono spazi da dedicare ad una cena per dialogare, per riflettere senza guardare l’orologio, per cercare, illuminati dall’esperienza, le soluzioni più giuste.

E’ diventato veramente difficile operare nel mondo della scuola. Tanto più è indispensabile cercare quell’atmosfera di serenità che solo il sostegno e la comprensione possono determinare. Una serenità che permetta agli insegnanti di attivare e poi concretizzare la consapevolezza che ci fa vedere in ogni alunno un essere umano da amare e da rispettare in tutte le fasi evolutive della sua personalità. Destabilizzare il mondo della scuola è atto che la nostra coscienza civile deve senz’altro condannare; cercare di comprendere i motivi di una deriva, invece, ci vedrà protagonisti e costruttori di un avvenire migliore.

 


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