Sotto la croce Maria porta a compimento la sua missione


ASSUMERE LA POSTURA DI MARIA

Di Giuliva Di Berardino

Iniziamo il nostro percorso di approfondimenti su temi di spiritualità e di fede, col presentare la persona di Maria. Non solo perché oggi la liturgia ci fa ricordare Maria, madre addolorata sotto la croce, ma anche perché sotto la croce Maria porta a compimento la sua missione di maternità, dilatandola nel tempo e nello spazio, fino ad arrivare a ciascuno di noi.

Ogni domenica nel “Credo”, infatti, l’assemblea dei credenti riuniti nella santa messa professa di credere nel Figlio di Dio “generato” ma “non creato”. Generato dal Padre, perché è Figlio, ma non creato perché ha assunto su di sé la natura umana, facendosi uomo. San Paolo, in modo sintetico ma molto incisivo, come è proprio del suo stile, ci spiega questo mistero che riguarda in modo tutto singolare la persona di Maria e lo fa con queste parole: “nato da donna, nato sotto la legge..” (Gal 4).

Il Messia, il Cristo, è nato da donna perché tutti nasciamo da donna. Dio ha accolto la natura umana, prendendola per sé già dal momento in cui ha stabilito che tutti possiamo rinascere in Dio per nascere “da donna” alla vita nello Spirito. Così Dio vive nell’ordine naturale della vita, Egli è vivo in mezzo a noi grazie al dono della maternità.

Ecco perché Maria ha un posto speciale nel piano di Dio.  Nel Vangelo, infatti, in riferimento a lei, emergono due azioni principali per cui lei è riferimento per tutti noi: concepire e partorire. Maria è quindi colei che ha concepito e partorito il Figlio di Dio nella carne, ma ha anche concepito e partorito ciascuno di noi nello Spirito. Si tratta di un mistero profondo, che Sant’Agostino ci aiuta a cogliere con queste parole: «Maria, corporalmente, è madre solo di Cristo, mentre spiritualmente, in quanto fa la volontà di Dio, gli è sorella e madre. Madre nello spirito, ella non lo fu del Capo che è lo stesso Salvatore, dal quale piuttosto spiritualmente è nata, ma lo è certamente delle membra che siamo noi, perché cooperò, con la sua carità, alla nascita nella Chiesa dei fedeli, che di quel Capo sono le membra».

Possiamo dire quindi che Maria ci ha concepiti, cioè, alla lettera, ci ha “presi insieme” con Gesú, nel suo seno, dal momento  dell’Annunciazione, ma poi attraverso tutta la sua trascorsa nel silenzio e nel nascondimento, se pure al seguito della predicazione messianica di Gesù, si è preparata a partorirci sotto la croce, dove, per la seconda volta nel Vangelo di Giovanni, e sicuramente in collegamento con la prima volta che era il racconto delle nozze di Cana, Gesù si rivolge alla madre, chiamandola « Donna ».

E se a Cana Maria è la “donna” che anticipa l’ora, mettendo in luce la grazia carismatica della sua maternità esortando i servi a fare “quello che Lui dirà” (Gv2), sotto la croce, la profezia dell’anticipazione dell’ora diventa compimento: Maria è la Donna che anticipa e la Donna che compie, è la Donna nuova, come ci ha insegnato Sant’Ireneo, antico padre della Chiesa, affermando che Maria è la nuova Eva, cioè la nuova “madre di tutti i viventi”, perché Eva significa proprio “madre dei viventi”. Ecco allora che Maria ci insegna che per ogni vivente il percorso è questo: c’è il tempo del concepimento, cioè nel tempo del «sì» del cuore a Dio, che dura tutta la vita e che si incarna nella vita di ogni giorno e rallegra il cuore perché è la nostra forza, ma prima o poi ci deve essere anche il tempo del parto, per tutti! Il tempo di portare frutto, tempo del “passaggio”, della Pasqua di salvezza che ci fa uscire alla luce come creature nuove, per mettersi a servizio di un mondo nuovo.

Quello che sto cercando di illustrare è il valore universale ed ecclesiale della maternità di Maria, che, già secondo l’antica esegesi dei padri della Chiesa, porta a compimento la figura della “donna” di Genesi 3, 15 (la “madre dei viventi”) e la donna di Apocalisse 12 (la comunità dei credenti, la Chiesa). Questo significato ecclesiale ci viene trasmesso in particolare dal racconto preso dal Vangelo secondo Giovanni, che ci trasmette l’affidamento di Maria a Giovanni sotto la croce.  Una lettura simbolica, ma non errata di questo passaggio evangelico, ci presenta il discepolo Giovanni, non come il discepolo di Gesù in quanto tale, ma come  tutti i discepoli che rappresentano tutta la Chiesa, perché Gesù, dalla croce, come anticipo della risurrezione, affidando a Maria tutti i suoi discepoli, desidera che essi, attraverso il dono della madre, vivano come fratelli e sorelle.

Pertanto, come nella creazione di Genesi 1, le parole di Dio Creatore hanno la forza di far esistere ciò che esprimono, così in questo testo le parole pronunciate dal Figlio di Dio crocifisso per amore nostro, assumono una forte autorità. Gesù infatti non si è limitato a proclamare la nuova maternità di Maria, ma l’ha istituita come realtà. Essa infatti non viene da Maria, ma dalla Parola del Figlio di Dio, nel momento della sua glorificazione, che per Giovanni è la croce. La maternità di Maria non si fonda sui meriti di Maria, ma sulla grazia della Misericordia fatta a tutti da Dio per mezzo della croce del Suo Figlio. Sotto la croce, Maria è, come la figlia di Sion, colei che, dopo il lutto e la perdita dei suoi figli, riceve da Dio una nuova figliolanza, più numerosa di prima, non secondo la carne, ma secondo lo Spirito.

Ecco perché  la liturgia applica a Maria il salmo 87, che ci fa pregare così: “Ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia: tutti là sono nati. Si dirà di Sion: «L’uno e l’altro è nato in essa… »”. E ancora: “Il Signore scriverà nel libro dei popoli: « Là costui è nato»”. È vero: tutti là siamo nati! di me, di te, di ognuno, anche di chi non lo sa ancora, nel libro di Dio, è scritto : «Là costui è nato».

Papa Francesco spesso ci ricorda che “la Chiesa è donna” e oggi comprendiamo che Maria è immagine della Chiesa che ci ha generato tutti alla vita di Cristo, grazie alla fede che ci trasmettono i sacramenti, primo tra tutti il Battesimo. Maria ha scelto per grazia la via di Dio, quella di permettere a  Dio di generare, nel modo come Lui desidera, la vita di Dio in tutte le creature. Maria,  donna dalla quale nasce nella carne la vita di Dio, ci aiuti tutti a vivere il mistero della maternità della Chiesa, perché ciascun credente possa aprire i confini del proprio cuore, dilatare la grazia che lo abita, aprire i sepolcri nascosti nelle profondità oscure dell’anima e uscire da sé, venire sempre di più alla luce per respirare della  stessa vita di Dio.

Ecco allora che Maria ci insegna oggi la postura della madre, che tutti possono assumere come attitudine spirituale perché solo se assumiamo questa postura possiamo essere pienamente persone pasquali, capaci di anticipare la Pasqua, la Risurrezione, anche in mezzo al dolore. Impariamo da lei, accogliamo su di noi la postura di Maria, che era in piedi, sotto la croce. Ci mettiamo insieme in piedi, poggiando bene i piedi radicati a terra, respirando apriamo le braccia, consegnando a Dio ciò che le braccia significano nel linguaggio simbolico religioso, cioè il lavoro, gli affetti, le fatiche, le gioie, e respiriamo sentendo aprire le spalle che, mentre si aprono, permettono alle braccia di prendere spazio e aprirsi alla vita che ci sta davanti.

Restiamo così per qualche secondo, mentre recitiamo insieme le parole di Maria che l’hanno resa madre dal concepimento fino al parto: “Eccomi, hinenì, sono la serva del Signore, si compia in me la tua Parola”. Amen. 

San Luigi Grignon de Monfort: «Dobbiamo abbandonarci allo spirito di Maria per essere mossi e guidati secondo il suo volere. Dobbiamo metterci e restare fra le sue mani verginali come uno strumento tra le mani di un operaio, come un liuto tra le mani di un abile suonatore. Dobbiamo perderci e abbandonarci in lei come una pietra che si getta nel mare. È possibile fare tutto ciò semplicemente e in un istante, con una sola occhiata interiore o un lieve movimento della volontà, o anche con qualche breve parola». 

 

Per approfondire:

Agostino, La santa verginità, 5-6 (PL 40, 399).

S. Ireneo, Adversus haereses, III, 22, 4.

Lumen gentium, 61.

Paolo VI, Discorso di chiusura del terzo periodo del Concilio (AAS, 56, 1964, p. 1016).

Origene, Commento al vangelo di Giovanni, I,6,23 (SCh 120, pp. 70-72).

S. L. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione a Maria, nr. 257-259 (in Oeuvres complètes, Parigi 1966, pp. 660 s.).


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