Ogni vescovo dovrebbe esercitare una certa paternità spirituale sui sacerdoti


LA CURA PASTORALE DEL GREGGE AFFIDATO, RICHIEDE SOLIDA PREPARAZIONE ED ESERCIZIO COSTANTE

Di Padre Giuseppe Tagliareni

Dice Paolo al fedele discepolo Timoteo, messo a capo della chiesa di Efeso: “Figlio mio, nessuno disprezzi la tua giovane età, ma sii di esempio ai fedeli nel parlare, nel comportamento, nella carità, nella fede, nella purezza“ (1Tim 4,12).

Ogni vescovo dovrebbe esercitare una certa paternità spirituale sui sacerdoti, per farli diventare ministri santi di Dio. “In attesa del mio arrivo, dèdicati alla lettura, all’esortazione e all’insegnamento” (v.13): la cura pastorale del gregge affidato, richiede solida preparazione ed esercizio costante.

“Non trascurare il dono che è in te e che ti è stato conferito, mediante una parola profetica, con l’imposizione delle mani da parte dei presbìteri” (v.14): il ministero viene ricevuto mediante il sacramento dell’ordine, con il gesto dell’imposizione delle mani dell’apostolo con il suo presbiterio. “Vigila su te stesso e sul tuo insegnamento e sii perseverante: così facendo, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano” (v.16).

Il fine ultimo dell’apostolato è la salvezza dell’anima. Oggi al contrario, si guarda solo il corpo.

La peccatrice che bagnò di lacrime i piedi di Gesù e li cosparse di profumo era certa del perdono di Dio, consapevole del suo enorme debito di amore e riconoscenza. Si adoperò ad esprimere il massimo amore a Gesù, che ne lodò la fede e la salvò. Invece, quelli che si ritengono giusti, non credono di avere grandi obblighi a Dio e poco lo amano. A loro poco sarà perdonato.


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