Il card. Sarah: «La Messa è un sacrificio salvifico e non un pasto fraterno»


“MOLTI VESCOVI TACCIONO O DICONO COSE VAGHE PER PAURA DEI MEDIA”

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Di Angelica La Rosa

 

“Non sono né tradizionalista né progressista. Insegno quello che i missionari mi hanno insegnato. Voglio essere fedele, tutto qui”.

È quanto assicura il cardinale Robert Sarah in un’intervista a Cath.ch, in cui avverte che la Chiesa non può cambiare perché è nata dal costato di Cristo.

Il cardinale si rammarica di come si celebra la Messa oggi e ricorda proprio cosa dice la dottrina cattolica sulla Messa: “sacrificio di Cristo e non mero cibo fraterno”. Fa anche notare che molti vescovi tacciono sulla verità per paura dei media.

Il prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti si trovava presso l’Abbazia di St-Maurice per presiedere la celebrazione dei martiri di Agaune.

Alla domanda se ritenga che abbiano ragione coloro che lo accusano di essere intransigente, il cardinale non rifiuta la qualificazione, ma spiega in cosa consiste la sua intransigenza: “Dio è esigente, perché l’amore è esigente. Se sei intransigente in questo senso, sì, sono d’accordo. Amare veramente è morire per gli altri. Cristo lo dice. La religione cristiana è esigente. Non è facile. Se vogliamo entrare nel mistero della morte e risurrezione di Cristo, non possiamo vivere la nostra fede con leggerezza. Una fede che rifiuta la croce non è cristiana. Quando Pietro disse a Gesù: ‘No, la croce non è per te’, Gesù rispose: ‘Va dietro a me, Satana’. Un altro passo dice: ‘Se la tua mano destra ti scandalizza, tagliala. Se il tuo occhio ti porta al peccato, cavalo’. Questo è inflessibilità”.

Il porporato riconosce che sono tanti i cattolici che oggi vivono in mezzo alla confusione e indica che il compito dei vescovi è “confermarli nella fede, per quanto possibile, perché non cambi quello in cui hanno sempre creduto” poiché il vangelo è lo stesso oggi come al tempo degli apostoli.

Il Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, afferma di condividere pienamente quanto indicato dal Papa emerito, Benedetto XVI, in un libro pubblicato la scorsa settimana: «La crisi è molteplice: della fede, del sacerdozio, della Chiesa, ma soprattutto antropologica, aggravata dall’ideologia di genere. L’uomo si crede capace di plasmare e creare se stesso. Non vuole dipendere da Dio o da nessuno tranne che da se stesso. Concordo pienamente con l’analisi di Benedetto XVI”.

Sarah spiega cosa dovrebbe e cosa non dovrebbe essere fatto con la Tradizione ricevuta: “Quando si riceve un’eredità, non è per seppellirla, né per sperperarla, ma per farla crescere. La tradizione non è qualcosa di fisso. Si evolve ma senza sradicarsi”.

E avverte: “Se ognuno agisce come pensa, indipendentemente dalla sua storia e tradizione, stiamo andando verso l’anarchia”.

Interrogato sul fatto che papa Francesco inviti a non avere paura della novità, il cardinale risponde che bisogna rimanere se stessi: “Se mi apro a qualcuno, non devo scomparire. Devo mantenere ciò che sono. Come cristiano, sono ancora un cristiano. Aprirsi non è solo cercare un consenso, ma voler provare a far crescere l’altro, camminare insieme verso la ricerca della verità”.

Il porporato esprime anche il suo parere sul Sinodo. “Ciò che conta non è il cammino, ma la ricerca della verità. La verità non nasce dal consenso, ci precede. Se dialoghiamo, se ci incontriamo, è perché cerchiamo insieme la verità che ci rende liberi. Ognuno ha la propria visione, le proprie idee. Ma se devo essere sincero, devo ammettere che la mia visione è incompleta ed essere disposto ad adottare la visione dell’altro, che è più completa e più vera”.

Sull’Assemblea sinodale tedesca il cardinal Sarah dice: “Se guardiamo a ciò che sta accadendo nel cammino sinodale tedesco, non so dove ci porterà. Verso una reinvenzione totale della Chiesa? Prenderemo ciò che ognuno dice per stabilire un consenso? La verità della Chiesa è davanti a noi. Non possiamo farcela da soli. La Chiesa non cambia. Nacque dal costato trafitto di Cristo sulla croce. Siamo noi che dobbiamo cambiare. Se la Chiesa è santa, non può che cambiare per essere ancora più santa”.

Riguardo alla liturgia e alla vera natura della Messa, il cardinale è schietto. “La celebrazione della Messa è un sacrificio, ma allo stesso tempo è anche un pasto fraterno. Ciò che mangiamo e beviamo è il Corpo e il Sangue di Gesù che si è sacrificato per noi. Quindi la Messa è un sacrificio salvifico e non un pasto fraterno. È la commemorazione della passione, morte e risurrezione di Cristo. Non è principalmente un pasto conviviale. Dobbiamo insistere su questo”.

Il cardinale che da anni si occupa di aiutare i papi in materia liturgica entra a pieno titolo nella controversia sulle conseguenze della riforma liturgica postconciliare. “Guarda come celebriamo la Messa oggi. Spesso ci limitiamo a chiacchierare tra di noi. Il prete parla, parla, senza lasciare alcun silenzio. In Africa si balla molto, si applaude molto, ma si può ballare davanti a un morto? Gesù ci dice: ‘Fate questo in memoria di me’. Siamo riuniti, siamo felici, ma questo è tutto. La liturgia non è per l’uomo, è per Dio. Se perdiamo la centralità, il primato di Dio, allora la Messa diventa un mero pasto fraterno. Se non entriamo nel mistero, allora lottiamo tra di noi e ognuno vuole imporre la sua visione. È Dio che celebriamo, che adoriamo. È lui che ci unisce per salvarci”.

A ciò aggiunge di non capire come sia possibile “che il resto delle religioni non stiano discutendo sul loro modo di celebrare i propri servizi mentre nella Chiesa cattolica spendiamo troppe energie in inutili conflitti liturgici”.

Il cardinale ricorda inoltre che il Concilio Vaticano II non ha inteso sopprimere il latino. Anzi: “Il Concilio Vaticano II lo raccomanda esplicitamente. La lingua della Chiesa, della liturgia, è il latino. Quando ci incontriamo come africani o con persone di altri continenti, il latino ci unisce e ci permette di festeggiare insieme”. E aggiunge: “È un errore aver eliminato il latino. Tutti i musulmani pregano in arabo, anche se non è la loro lingua. Stiamo dividendo ciò che Cristo ha messo insieme. Se non c’è più il latino, perché parlare di Chiesa latina? Lo stesso accade con la musica e il mantenimento del canto gregoriano”.

Di fronte all’accusa di essere un avversario di papa Francesco, risponde che “è un’etichetta che la gente mi mette. Ma nessuno riesce a trovare una sola parola, una sola frase che abbia detto o scritto contro di lui”.

Infine spiega: “La Chiesa deve parlare un linguaggio chiaro e preciso che insegni dottrina e morale. Molti vescovi tacciono o dicono cose vaghe per paura dei media e delle reazioni negative. Dobbiamo chiedere a Dio la grazia per aumentare la nostra fede e crescere nel suo amore. Non preghiamo abbastanza”.

 


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Che dire? Io sono tornato a Messa diversi anni or sono. Poi, recentemente, hanno cominciato a manipolare, come se non fosse bastato Bugnini, il rito nato dopo il Vaticano II. Tanto che non mi ci riconosco più. Hanno detto a Cristo che non sa pregare e hanno cambiato le parole del Pater Noster. Hanno cambiato il Gloria, hanno cambiato la Consacrazione: ho udito sacerdoti che l’hanno omessa.
Quindi a questa “quasi Messa” partecipo solo quando non ho alternative, altrimenti partecipo a Celebrazioni in latino Vetus Ordo: sono tutta un’altra cosa, una vera liturgia. Con il sacerdote che celebra rivolto a Dio. Lutero ebbe a dire “giriamo i loro altari e anche Roma cadrà”. Gli altari sono stati girati, Lutero e altri idoli sono entrati in Vaticano. Quando vedrete l’abominio della desolazione stare là dove sono le cose sante…