Due grandi Papi e gli urgenti problemi del Novecento, che assillano ancora oggi…


DAL MODERNISMO ALLA GUERRA: IL MAGISTERO SOCIALE DI SAN PIO X E BENEDETTO XV

Di Anna Tortora

Se si eccettua la raccolta curata da p. Raimondo Spiazzi (1918-2002), nella più corrente documentazione sul magistero sociale della Chiesa, i pontificati di Pio X e Benedetto XV appaiono come una specie di pausa: vengono saltati a piè pari.

Come spiega Mons. Domenico Sorrentino, arcivescovo e vescovo di Foligno, “in effetti nessuno dei due Papi ha lasciato pronunciamenti sociali paragonabili a quelli di Leone XIII e dei Papi successivi. Occorre, tuttavia, articolare l’analisi e il giudizio“.

Quanto a Pio X, va ricordato il “Motu proprio sull’azione popolare cristiana” del Dicembre 1903, una specie di ‘sillabo’ desunto per intero dal magistero leoniano, ma non si trattava che di una semplice puntualizzazione, con l’intento di riportare chiarezza e disciplina nell’arroventato clima delle tensioni dei cattolici sociali. Un intervento più specifico sarò la Singulari quadam del 24 Settembre 1912 (di cui oggi ricorre il centonovesimo anniversario), rivolta ai vescovi tedeschi sul problema specifico dei sindacati interconfessionali.

Come interpretare questa sorta di “pausa” magisteriale in campo sociale? Secondo Mons. Domenico Sorrentino si spiegherebbe con il fatto che il pontificato di Pio X “è segnato dal grande assillo per i problemi dell’ortodossia e della disciplina ecclesiale (il che non impedì, tuttavia, a papa Sarto di essere in campo intra-ecclesiale un papa di iniziativa, un papa riformatore). Ma non v’è dubbio che, per effetto della sua strategia di concentrazione ecclesiale fortemente caratterizzata dalla repressione del modernismo, la spinta sociale che aveva tanto caratterizzato il pontificato leoniano, viene ad essere notevolmente contratta. Basterebbe a dimostrarlo l’impari sforzo che Giuseppe Toniolo dovette fare in Italia, specialmente con le ‘settimane sociali’, per rilanciare l’impegno dei cattolici su questo versante“.

In realtà Pio X non rinnegò nulla del magistero leoniano, e non poteva essere diversamente, ma prese una certa distanza rispetto alla “Democrazia Cristiana”.

A parte la condanna di Murri e del murrismo, che dipese in gran parte dalle intemperanze del focoso prete marchigiano, e l’analoga condanna del movimento francese del Sillon, che può spiegarsi con le posizioni oltranziste da esso assunte, sta di fatto che, per l’Italia, Papa Sarto avallò quella politica clerico-moderata con la quale i cattolici italiani sposavano le preoccupazioni più conservatrici del mondo liberale, e rinunciavano di fatto agli ardimenti programmatici della democrazia cristiana“, ha aggiunto il vescovo Sorrentino.

Con ogni probabilità non mancava il consenso del Pontefice anche a quegli attacchi mirati fatti dalla rivista La Civiltà cattolica nel 1914, contro il “sindacalismo cristiano”, attacchi ai quali lo stesso Toniolo reagì con una nobilissima lettera al Papa.

Passando al pontificato di Benedetto XV, anche qui non troveremo alcun documento sociale di rilievo. Ma la situazione è totalmente diversa. Nella percezione dei cattolici, infatti, l’ascesa al soglio pontificio di Giacomo Della Chiesa fu sentita come una specie di ritorno leoniano.

Secondo Mons. Domenico Sorrentino “erano, purtroppo, gli anni della guerra e il magistero di Benedetto XV fu galvanizzato da questa situazione. Tuttavia, proprio su questo sfondo, espresse il meglio di sé, e rimane luminosamente vivo come magistero della pace, anzi come profezia di pace. È il grande merito sociale di Benedetto XV. E accanto a questo bisognerà segnalare una linea, uno stile, che non sono di poco conto per la definizione del rapporto Chiesa-società internazionale e Chiesa-politica. Nell’enciclica Pacem Dei munus pulcherrimum del 23 Maggio 1920, egli faceva appello all’urgenza di un nuovo affratellamento di popoli in una società delle nazioni, di cui il cristianesimo e la Chiesa sarebbero stati come l’anima. In realtà la storia andava nella direzione tutta ‘laica’ della Società delle nazioni, ispirata da Wilson. L’altra benemerenza di Papa Della Chiesa è l’apertura ad una formula politico-partitica come quella di Sturzo, che coniugava l’ispirazione cristiana con una convinta accettazione della democrazia e della laicità della politica. Su questo non ci furono documenti, ma il consenso di fatto fu più eloquente dei pronunciamenti ufficiali. È un fatto che solo con il pontificato di Benedetto XV Luigi Sturzo poté realizzare il progetto delineato nel suo pensiero fin dal 1905“.


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