L’Arcivescovo Gallagher: “anche l’eugenetica è una forma di discriminazione”


NEL SUO INTERVENTO DI IERI ALLE NAZIONI UNITE NEL 20° ANNIVERSARIO DELL’ADOZIONE DELLA DICHIARAZIONE DI DURBAN, IL SEGRETARIO VATICANO PER I RAPPORTI CON GLI STATI MONS. PAUL GALLAGHER HA DEFINITO A PIENO TITOLO “RAZZISMO” ANCHE L’EUGENETICA E LA NEGAZIONE DELLA DIGNITÀ E DEL DIRITTO ALLA VITA DEI DISABILI. HA DICHIARATO QUINDI COME ILLEGITTIMA, CON IL PRETESTO DI PERSEGUIRE I CASI DI XENOFOBIA E INTOLLERANZA, LA «CENSURA DI OPINIONI MINORITARIE» 

Di Giuseppe Brienza

Importante insegnamento presente nell’intervento pronunciato ieri all’ONU dal Segretario per i Rapporti con gli Stati Paul Gallagher. Parlando in occasione del 20° anniversario dell’adozione della Dichiarazione Durban (Sudafrica) su «riparazioni, giustizia razziale e uguaglianza per le persone di origine africana», infatti, l’arcivescovo cattolico inglese, nominato da Papa Francesco nel 2014 a capo della diplomazia vaticana, ha invitato i partecipanti alla 76ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in corso a New York dal 20 al 25 settembre 2021, a combattere anche quella insidiosa forma di discriminazione consistente nella pratica eugenetica.

«Oggi – ha dichiarato in proposito mons. Gallagher – potremmo dire che spesso dietro alle tecniche di procreazione assistita e ai lati oscuri della diagnostica prenatale si cela una mentalità eugenetica, dove l’idea che vi siano esseri umani di minor valore a causa di disabilità, sesso o altre caratteristiche molte volte porta alla negazione del loro diritto alla vita. Una simile mentalità racchiude principi di discriminazione in netto contrasto con la Dichiarazione di Durban e non può essere ignorata».

Come ricorderemo l’arcivescovo inglese era balzato prima dell’estate sulle prime pagine delle cronache nazionali in quanto firmatario del documento della Santa Sede, consegnato all’ambasciata italiana il 17 giugno 2021, nel quale venivano sollevate preoccupazioni in merito al disegno di legge Zan, recante “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”.

Il c.d. DDL “anti-omofobia”, che prende il nome dal promotore dell’iniziativa parlamentare, il deputato del Pd Alessandro Zan, ha ottenuto la sua approvazione alla Camera il 4 novembre 2020 ma, successivamente, si è arenato come noto al Senato ed è ancora in attesa di calendarizzazione.

Il testo dell’intervento di mons. Gallagher contro ogni forma di discriminazione non solo diretta verso migranti e rifugiati ma anche nei confronti di ogni persona che è violata nella sua dignità e nei suoi diritti/doveri essenziali, è stato tradotto dall’inglese e pubblicato ieri sul giornale ufficioso della Santa Sede. L’Arcivescovo torna in certo modo anche sull’argomento “omofobia”, affermando che «I diritti umani universali sono indivisibili e interdipendenti e pertanto non possono esistere in opposizione. Le leggi e le norme che cercano di sradicare la discriminazione e l’intolleranza devono dunque rispettare il diritto alla libertà di opinione, pensiero, religione e coscienza. Monitorare, indagare e perseguire i casi di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e intolleranza ad essi collegata per gli Stati non dovrebbe mai diventare una giustificazione per la violazione di diritti umani di minoranze o la censura di opinioni minoritarie» (Paul Richard Gallagher, Venti anni dalla dichiarazione di Durban, L’Osservatore Romano, 23 settembre 2021, pp. 1 e 4).

Riprendendo l’enciclica di Papa Francesco Fratelli tutti, Gallagher ha avvertito che i «progressi della società non sono così reali e non sono assicurati una volta per sempre», e inoltre il razzismo, sotto varie specie, regolarmente si nasconde ma «riappare sempre di nuovo» (Papa Francesco, Fratelli tutti, n. 20).


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