Ecco chi è San Sergio di Radonež


“I SANTI MANIFESTANO IN DIVERSI MODI LA PRESENZA POTENTE E TRASFORMANTE DEL RISORTO” (BENEDETTO XVI)

Di Mariella Lentini*

 

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Questa è la storia di un bambino triste perché ama i libri, ma non può leggerli. Ha tanta buona volontà, eppure non riesce a imparare a leggere. Bartolomeo, questo è il suo vero nome, nasce a Rostov (Russia) nel 1314. Ha genitori bravi e religiosi e due fratellini, Stefano e Pietro. A causa della guerra Bartolomeo e la sua famiglia perdono la loro bella casa e sono costretti a rifugiarsi a Radonež (Mosca) dove coltivano la terra per sfamarsi. Un giorno, il piccolo Bartolomeo incontra nel bosco un vecchio monaco al quale racconta la sua difficoltà a leggere. Il monaco si impietosisce e gli regala un pezzetto di pane “speciale”, un pane benedetto. Dopo averlo mangiato, Bartolomeo riesce subito a leggere un passo del Vangelo che il monaco gli porge. Questo fatto miracoloso cambia la vita del bambino che decide di diventare egli stesso monaco. Va a vivere con il fratello Stefano sul fiume Konchora come un eremita.

I fratelli costruiscono una capanna con la legna. Qui pregano e contemplano il Creato di Dio. La vita è dura nella foresta. Così Stefano si trasferisce in un convento a Mosca. Invece Bartolomeo resiste e dopo aver preso i voti si fa chiamare Sergio. Il futuro santo divide il suo poco pane con un orso di cui diventa amico. La gente comincia a parlare dell’eremita. Desidera conoscerlo. Molti vanno da lui per chiedere consiglio. Alcuni intendono restare con lui, imitarlo. Sergio accoglie tutti con spirito di carità. Assieme agli altri monaci prega e ognuno si costruisce una capanna.

Un giorno Sergio e i monaci decidono di abitare in un convento fatto di mattoni. Nasce il Monastero della Santa Trinità a Sergiev Posad (Mosca). Passano i mesi e gli anni e in maniera prodigiosa il necessario per vivere arriva puntuale, non solo per i monaci, ma anche per i poveri del circondario e per i pellegrini che vengono ospitati. Attorno al monastero sorge un villaggio e Sergio, seppure anziano, rimane un “santo contadino” come viene chiamato: spacca la legna, coltiva l’orto, trasporta l’acqua, cucina, lava le scodelle, aiuta i bisognosi e compie miracoli. Sergio spesso è avvolto da una luce luminosa e, quando prega, accanto a lui si vedono gli angeli. Muore nel 1392 a Sergiev Posad, oggi meta di devoto pellegrinaggio. Festeggiato anche dalla Chiesa ortodossa, è stato proclamato patrono della Russia.

 

* Autrice del libro
“Santi compagni guida per tutti i giorni”


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