Ecco come superare la cecità genitoriale sul “cuore” dei ragazzi


LA DIFFICOLTÀ DELL’ESSERE GENITORI È COLLEGATA ALLA CONFUSIONE RELATIVA A TUTTO CIÒ CHE RIGUARDA LA VITA INTERIORE, L’AFFETTIVITÀ E LA SESSUALITÀ DEI PROPRI FIGLI

Di Maria Pia Colella*

 

Quando si parla di educare ai sentimenti a alla sessualità gioiosa la prima cosa che bisogna fare è chiedersi se ci sia chiarezza o meno sul significato dei termini in questione, e cioè, in questo caso: educazione, sentimenti, sessualità e gioia. Un fenomeno non può essere spiegato, illustrato o divulgato, e soprattutto insegnato, se tra le parti che ne stanno parlando non ci sia accordo su cosa esso sia. È necessario quindi sapere se, quando si parla di sentimenti, di emozioni, di sessualità si sappia a cosa ci si stia riferendo, in modo da non usare parole senza conoscerne il vero significato.

Inoltre, bisogna anche chiedersi: perché dovrebbe essere importante educare i ragazzi al mondo emotivo? Non è esso qualcosa di naturale ed automatico, istintivo? E poi, seppur fosse ancora possibile e utile educare i figli ai sentimenti, qual è il tempo migliore per farlo? Chi dovrebbe farlo e attraverso quali canali?

La difficoltà dell’essere genitori, nella nostra epoca, è collegata alla confusione relativa a tutto ciò che riguarda la vita interiore, l’affettività e la sessualità dei propri figli. Una confusione che genera l’ingannevole idea di far coincidere lo stato di benessere psico-emotivo con la condizione di essere sempre felice. A tale scopo si finisce per sottomettere ogni scelta e ogni agire educativo: “basta che sei felice”, “basta che non piangi” sono le frasi che i genitori si trovano a ripetere più spesso. Pensando di garantire così una crescita serena e priva di problemi per il loro figli. Eppure, nel mio lavoro, incontro sempre più spesso famiglie che vivono l’esperienza di essersi trovate di fronte a difficoltà con i propri figli che mai avrebbero pensato di vivere. “Non ce n’eravamo accorti”, questa è la frase che apre il racconto di vite familiari travolte e sconvolte da un dolore improvviso e inaspettato. Spesso non è tanto il problema, per cui si richiede il mio consulto, ad occupare i cuori e le menti dei genitori che mi trovo di fronte, quanto la loro devastante costatazione di scoprire, a un tratto, che erano stati ciechi. Il dolore visibile nei loro occhi e che vibra nella loro voce, porta, come vento leggero, la domanda che non osano pronunciare a voce alta: “dov’ero?”, “come ho fatto a non vedere?”. E poi il racconto continua e le frasi che si ripetono sono: “Gli abbiamo dato tutto….”, “non gli mancava niente…”, “a scuola ha sempre avuto risultati brillanti…”. E così, nel tentativo di cercare i perché, ci si ritrova a incolpare la troppa bontà genitoriale come eziologia dei malesseri dei figli. Se fosse vero ci aspetteremmo allora, che nelle famiglie dove invece è mancato tutto i problemi non ci siano. E invece ritroviamo gli stessi scenari.

Differenze culturali, economiche e sociali azzerate in un’unica, comune frase: “non ce lo aspettavamo”, non avrei mai creduto”, “non mi sono accorto di niente”. E così ci rendiamo conto che il problema non è nel dare troppo o poco, né nelle difficoltà attraversate o nella loro assenza; il vero problema è che guardiamo senza vedere. La cecità genitoriale sul cuore dei ragazzi “genera” la cecità dei figli su loro stessi, e questi, di conseguenza, non si vedono più, e così si ritrovano persi senza sapere dove sono, né dove stanno andando. Perché un cieco, purtroppo non può guidare un altro cieco. È necessario allora chiedersi se sia possibile imparare a guardare e vedere i propri figli e a insegnare a vedersi a loro volta.

È possibile insegnare ai figli a non perdersi nella loro vita ma anzi a diventarne padroni? La risposta è sì, è possibile, attraverso l’educazione del loro mondo emotivo. Educare al mondo emotivo nella sua totalità, non significa, come comunemente si crede, spiegare ai più piccoli come nascono i bambini, insegnare alle adolescenti come non rimanere incinte o come proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili, insegnare a dire grazie e per favore, a non arrabbiarsi, a non avere paura, a non piangere ecc. Educare il mondo dei sentimenti vuol dire imparare ad essere consapevoli di dove si vuole andare e con chi, di chi si vuole essere. Vuol dire fare delle emozioni le nostre alleate, dei sentimenti i nostri ponti, della sessualità la sentinella della nostra vita: cose il cui uso richiede apprendimento e allenamento. E come tutte le cose che si imparano, per farlo occorre avere una guida, un tempo e un metodo. Si commetteranno errori, ma alla fine ne sarà valsa la pena, perché l’educazione al mondo emotivo: emozioni, sentimenti, sessualità, è lo strumento più importante per far diventare i nostri figli veri uomini e vere donne liberi e gioiosi.

 

* Introduzione a “Educare ai sentimenti e alla sessualità. Accompagnare la crescita del cuore dei nostri figli” (Edizioni San Paolo 2021, pp. 128, euro 10)


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