Dieci anni fa ci lasciava Sergio Bonelli, l’editore di Tex Willer: sicuro per lui il “paradiso dei fumetti”…


IL RANGER PIÙ FAMOSO D’ITALIA È STATO VALORIZZATO RECENTEMENTE DAL MINISTERO DELLA CULTURA ITALIANO CHE GLI HA ACCORDATO UN FINANZIAMENTO NELL’AMBITO DEL BANDO “PROMOZIONE FUMETTO 2021”. ANCHE NEL MONDO CRISTIANO CRESCONO LE QUOTAZIONI DEL COW BOY IDEATO DA GIAN LUIGI BONELLI (IL PADRE DI SERGIO BONELLI), TANTO CHE UN TEOLOGO COME BRUNETTO SALVARANI GLI DEDICA PERSINO UN LIBRO DAL TITOLO SIGNIFICATIVO ED ORIGINALE: “IL VANGELO SECONDO TEX WILLER”

Di Giuseppe Brienza

Il fumettista ed editore internazionale Sergio Bonelli ci ha lasciato esattamente 10 anni fa, il 26 settembre del 2011. Era nato a Milano il 2 dicembre 1923 e, ne siamo certi, sarà sicuramente oggi nel “paradiso dei fumetti”. Perché? Ma in primo luogo perché è il figlio ed è stato il primo “discepolo” di Gian Luigi Bonelli (1908-2001), ideatore fra l’altro del ranger più famoso del fumetto italiano: Tex Willer.

La serie di Tex, creata nel 1948 dal padre di Sergio, insieme ad Aurelio Galleppini (1917-1994), in arte Galep, è sempre stata valorizzata dalla Sergio Bonelli Editore, la più grande casa editrice italiana di fumetti seriali che negli anni 1960 ha rilevato le Edizioni Audace, fondate nel dopoguerra da Gian Luigi Bonelli.

Sergio Bonelli, conosciuto anche come Guido Nolitta, suo pseudonimo da sceneggiatore di fumetti, ha sempre considerato Tex l’orgoglio della vastissima produzione della nuova casa editrice, da lui fondata e diretta con passione fino all’ultimo.

A partire dagli anni 1990 Bonelli jr. si era reso promotore di un piano di rinnovamento editoriale con l’obiettivo di riconquistare terreno nei giovani, cercando di distoglierne l’attenzione dal sempre più forte e pervasivo settore dei videogiochi.

La Sergio Bonelli Editore ha quindi lanciato da allora numerose nuove serie realizzate con il piglio dei serial americani e il concept estetico dei videogiochi. Sono così arrivati in edicola gli Orfani di Roberto Recchioni, le atmosfere fantasy a cavallo tra Il Signore degli Anelli e World of Warcraft di Dragonero di Stefano Vietti e, infine, le atmosfere crepuscolari del Lukas di Michele Medda, senza tacere del restyling esistenziale al quale è stato sottoposto Dylan Dog, il giovane investigatore “dell’incubo” creato da Tiziano Sclavi nel 1986.

Il nome di Sergio Bonelli è però universalmente collegato alla diffusione popolare e alla promozione internazionale di Tex, il Cow Boy all’italiana al quale è stato di recente dedicato un libro originale, scritto da un teologo e critico letterario di fama come Brunetto Salvarani e dal saggista ed esperto di fumetti Odoardo Semellini. Il volume, intitolato Il Vangelo secondo Tex Willer, è stato pubblicato dalla protestante Claudiana editrice (Torino 2020, pp. 214, euro 18,50) e traccia una specie di “biografia” di questa sorta di angelo vendicatore del West, giudicato inizialmente in termini negativi nel mondo cattolico, ma con il tempo apprezzato in primo luogo dal giornale ufficioso della Santa Sede, L’Osservatore Romano.

Nel libro di Salvarani e Semellini si parlano, inevitabilmente, dell’ateismo di uno dei due creatori di Tex, ovvero il già citato Aurelio Galeppini, oltre che dello stesso Sergio Bonelli. Entrambi gli autori, però, escludono che questo loro orientamento abbia potuto influenzare carattere e vicissitudini “religiose” del più noto personaggio dei fumetti che ha fatto sognare ed entusiasmare generazioni di Italiani.

Il nostro ranger non appartiene ad alcuna Chiesa, ma non si dichiara mai né ateo né agnostico. Ricorda che da piccolo «frequentava la chiesa», ammettendo di non essere più religioso.

Chi conosce le sue storie, sa anche che gli indiani Navajo lo chiamano Aquila della Notte e lo riconoscono come loro capo. Questa vicinanza alle tradizioni dei nativi fa sì che Tex anche se non religioso sia almeno un tipo spirituale, con un suo «personale rapporto con il sacro – spiega lo storico Paolo Naso nell’introduzione al libro – che non si esprime in un’appartenenza formale ma si concretizza nel rapporto col la natura, la trascendenza, il mistero della vita e della morte»

Il prof. Naso aggiunge anche che Tex Willer si potrebbe definire un unchurced, traducibile con “schiesato”, ovvero «un credente a modo suo che mal tollera liturgie e preghiere, candele e inni, prediche e devozioni. Cresciuto nello spirito libero del protestantesimo della frontiera, porta dentro di sé la radice puritana della libertà e del rigore, il senso profondo di una vocazione che diventa missione di vita. E vi sono pochi dubbi che sia quella alla giustizia, al sostegno dei truffati e delle vittime di ogni prepotenza». Inconsapevolmente Willer è il paladino di «un vangelo duro, energico, di una giustizia retributiva per cui raccogli in proporzione e in relazione a quello che hai seminato».

Ma, come dice Antonio Staglianò nella postfazione, «qui “vangelo” è una sorta di metafora: una parola che funziona simbolicamente per concentrare in sé qualcosa di bello, una buona notizia», secondo la quale «il bene vince sempre e la vittoria contro qualunque male è nella disponibilità di Willer». E aggiunge che «una “lettura religiosa” non è immediatamente una “lettura teologica”», ma che tuttavia non si può dimenticare che «il religioso apre al trascendente», «dischiude un’ipotesi di Dio».

Ad ogni modo, soprattutto i nostri giovani, di uno come Tex Willer hanno ancora bisogno. Hanno bisogno di esempi e di eroi, uomini e donne armati di fortezza e determinazione nel volere il bene e perseguire la giustizia. Niente di più distante, quindi dal cinismo e dall’autismo tecnologico proposti oggi. Anche dai fumetti mainstream.


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