L’anniversario della Deledda e Don Primo Mazzolari: «domani vien la Grazia, quella sardignola che scrive tanti libri»


RICORRONO OGGI I 150 ANNI DALLA NASCITA DI GRAZIA DELEDDA (1871-1936), L’UNICA DONNA ITALIANA INSIGNITA DEL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA, NEL 1926. NEL MOMENTO DI RICEVERE L’AMBITO RICONOSCIMENTO LA SCRITTRICE EBBE IL DELICATO PENSIERO DI SCRIVERE AD UN SACERDOTE, DON PRIMO MAZZOLARI (1890-1959), PREGANDOLO DI RINGRAZIARE DIO ED ESSERGLI «INTERPRETE DAL SUO SANTO ALTARE»

Di Giuseppe Brienza

Grazia Maria Cosima Damiana Deledda (1871-1936), nota semplicemente come Grazia Deledda o, in lingua sarda, Gràssia o Gràtzia, è stata l’unica donna italiana a vincere il Nobel per la letteratura, nel 1926.

Nata a Nuoro il 28 settembre 1871 e morta a Roma il 15 agosto 1936, in tarda età (per l’epoca) sposò Palmiro Madesani, funzionario del Ministero delle Finanze a Cagliari e, nel gennaio 1900, si trasferì a Roma ove il marito cominciò a seguirne e sostenerne con dedizione e passione l’attività letteraria. Lo diciamo perché, in passato, non si è scritto sempre molto bene riguardo al “commendator Madesani”, probabilmente per cercare di “annettere” la Deledda in un filone che non le appartiene, ovvero quello del proto-femminismo.

A questo fine gli rende giustizia lo spettacolo dello scrittore e sceneggiatore sardo Marcello Fois, intitolato “Quasi Grazia”, con Marco Brinzi, che rievoca un significativo biglietto inviato dalla scrittrice al marito: «Un po’ per la mia buona volontà, molto per la tua attività intelligente, senza mai abbassarci ad una transazione con la nostra coscienza, abbiamo raggiunto quasi tutti i nostri sogni».

Originario di Cicognara di Viadana, in provincia di Mantova, a Palmiro Madesani va attribuito anche un altro merito, poco conosciuto, nei confronti della moglie. Quello cioè di averle fatto conoscere il noto sacerdote-scrittore di Bozzolo Don Primo Mazzolari (1890-1959). Tornato dalla guerra e dai servizi militari postbellici nell’ottobre del 1920, infatti, Mazzolari fu assegnato alla fine dell’anno seguente come parroco di Cicognara, ove rimase fino al giugno del 1932.

Nel libro Tra l’argine e il bosco, in un capitolo esplicitamente intitolato Grazia Deledda parrocchiana (cfr. l’edizione critica a cura di Mario Gnocchi, pubblicata dalle Edizioni Dehoniane di Bologna nel 2016, pp. 187-192), il sacerdote delinea la figura della scrittrice in un alone avvolto dall’affetto e dallo struggimento della memoria.

Le pagine che don Mazzolari dedica alla Deledda descrivono i tratti della sua originale personalità, con pennellate che vanno dall’empatica comprensione alla severa lucidità di giudizio, «riflesso del sentimento ambivalente – come annota il prof. Mario Gnocchi, componente del Comitato Scientifico della Fondazione Mazzolari, di prossimità e distanziamento insieme, che Mazzolari nutriva nei confronti del mondo intellettuale» (p. 39).

«Domani vien la Grazia – rievoca Don Primo nell’articolo originariamente pubblicato sul quotidiano L’Italia di Milano il 14 ottobre 1936 – […], la moglie di Palmiro, quella sardignola che scrive tanti libri. […] Il comm. Palmiro Madesani, marito di Grazia Deledda, è del mio paese, e la moglie, con compiacenza poco insulare ma tanto amabile, parlando e scrivendo, lo chiamava il mio paese”. […] Nel 1927, quando le assegnarono il premio Nobel, mandai a nome di tutti i parrocchiani due parole di contento. Ecco la risposta. “Nonostante la fatica e la baraonda di questi giorni non voglio tardar oltre a ringraziarla, pregandola di essermi interprete dal suo Santo Altare, presso il popolo della mia Cicognara, di tutta la riconoscenza ed il mio amore. Evviva Cicognara!”. La mia buona parrocchiana non è più di quaggiù. Quasi tacciono anche le gazzette e la fama sta per fissarsi in una notizia breve nella storia delle lettere. Ma l’altare della sua Chiesa, ove ella volle essere ricordata, nell’ora fuggevole della rinomanza, non la dimentica» (p. 192).

La Deledda, come noto, fu insignita del premio Nobel per la letteratura relativo all’anno 1926, sebbene la consegna avvenne effettivamente l’anno successivo, come attestano la cartolina e la lettera di risposta, quest’ultima inviata dalla scrittrice da Roma il 14 novembre 1927, integralmente citate nel libro di don Mazzolari.

Alla prima missiva seguì poi una ulteriore cartolina della Deledda, spedita in questo caso da Stoccolma firmata anche dal marito, datata 12 dicembre 1927. Poche righe per attestare, nel momento di ricevere ufficialmente l’ambito riconoscimento, la sua premura verso un Altare del Signore al quale era particolarmente affezionata ed uno dei suoi più umili (e letterati) Sacerdoti.


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