“Gigi prete diocesano gatto”: un libro per veri “gattolici”


LIBRI-HUMOR: A TUTTI GIGI IL GATTO ANNUNCIA IL VANGELO E NON SI RISPARMIA

Di Emiliano Fumaneri

Ho tra le mani Gigi prete diocesano gatto, l’ultima fatica dell’amico Giuseppe Signorin, e penso tra me e me: “Finalmente un libro gattolico!”. No, non è un errore: anni fa un grande ammiratore dei gatti come Vittorio Messori si dichiarò “gattolico praticante”. E ora i gattolici di tutto il mondo potranno deliziarsi con le avventure di Gigi.

Gigi esiste realmente, ci spiega Giuseppe: è uno dei due gatti di famiglia, un gatto nero con un ciuffetto bianco sul collo che gli dà un’aria “pretesca”, come se indossasse un clergyman. Da questo spunto sono nate così delle piccole storie surreali e divertenti, a mezza via tra Gilbert K. Chesterton e il nostro Achille Campanile, nelle quali Gigi, armato di uno spruzzino di acqua esorcizzata (sic!), si incontra e si scontra con figure note e meno note.

Gigi fa sorridere ma non scherza: spara prediche come fossero pallottole e non ha timori reverenziali. Quentin Tarantino, Fedez o la perpetua non fanno differenza per lui. Non teme nemmeno il martirio, altrimenti non cercherebbe di santificarsi tifando Inter.

A tutti Gigi annuncia il Vangelo e non si risparmia. È disposto a tutto per questo, anche ad andare in pellegrinaggio a Medjugorje coi trapper. A proposito, grazie a lui capirete anche che c’entri Zlatan Ibrahimovic con Medjugorje. Lo so, penserete che non c’entra nulla, ma Gigi è lì apposta per spiegarvi il contrario.

Il nostro prete gattolico ha un solo cruccio, una spina nel fianco che non cessa di tormentarlo: il cattolico-gelato-pizza. Qui si fa davvero dura. Anche lo spruzzino di acqua esorcizzata sembra fare cilecca col cattolicesimo all’acqua di rose, ma Gigi non si arrende. È troppo innamorato di Gesù e diffida dei valori cristiani senza Cristo. Non si vergogna di pregare e far pregare – con buona pace di Vito Mancuso – e si vanta della sua amicizia col filosofo Fabrizio (ossia Fabrice Hadjadj).

Avrete capito che Gigi è un tipo tosto. Ha chiaramente un debole per don Camillo, ma non pretende la luna. Gli basta solo che Raoul/Raul Bova (con la o? senza o? e perché? mistero!) non rimpiazzi Terence Hill nella parte di don Matteo… (a tutto c’è un limite).

Insomma, in questo libretto di poche pagine si fanno tanti incontri inaspettati, si sorride molto (spesso si ride a crepapelle) e si riflette molto. Non temo di dire che c’è del genio.

Viene alla mente la leggenda medievale intitolata “Il giocoliere di Nostra Signora”. Chesterton se ne serve per parlare di San Francesco. La leggenda racconta di un acrobata diventato monaco il quale, non avendo altro da offrire alla Vergine, le offre l’unica cosa che sa fare: le acrobazie. Si mette perciò a pregare a testa in giù sorreggendosi con le mani.

Chesterton ne è convinto: anche San Francesco, il “giullare di Dio”, condivide questo spirito. Bisogna vedere il mondo sottosopra. Solo così possiamo vederlo nella sua originaria dipendenza da Dio. La conversione in fondo non è altro che vedere le cose diversamente, da un’altra prospettiva. Infatti se proviamo a vederli al rovescio gli alberi appaiono letteralmente aggrappati alla terra, cioè dipendenti dal Creatore di tutte le cose.

Ancora una volta si replica questa magia: il mondo visto con gli occhi di quel piccolo giocoliere che è il gatto Gigi appare sotto un’altra luce. E così, tra un sorriso e l’altro, quasi senza accorgercene ci ritroviamo rapiti dal mistero di Dio.

E’ disponibile un video di presentazione del libro (dal canale YouTube dei Mienmiuaif), che si può ordinare attraverso il sito di Berica Editrice o scrivendo una mail a ordini@bericaeditrice.it.


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