Cassandra… e la vera emergenza


VITA E RICCHEZZA: UN’ALLEANZA  INSCINDIBILE

Di Diego Torre

 

C’è una Cassandra che si aggira da tempo per l’Italia, inascoltata ma forte nelle sue tesi di un dato ineludibile: i numeri! Periodicamente innalza alti lai sui destini del popolo italiano e nessuno osa contraddirla. Oltretutto gode di una posizione di indiscussa importanza e prestigio: è Gian Carlo Blangiardo, professore di demografia, dal 2019 presidente dell’Istat , l’Istituto Nazionale di Statistica.

In un’intervista a “il Sole 24 ore” del 26/09/2021 lancia ancora una volta l’allarme: “«I nuovi nati in Italia dal 2014 sono in forte calo. Nel 2020, l’anno orribile della pandemia, si è arrivati a 404mila, e secondo le mie valutazioni il 2021 si chiuderà entro un range 385-395mila nascite. È un trend in atto da tempo, ma questo ulteriore calo possiamo dire che è effetto della seconda ondata della pandemia di ottobre-novembre dello scorso anno».

Sarebbe il numero più basso dall’unità d’Italia (1861) ad oggi. Ma è un trend che si sviluppa ormai da tanti decenni con una brusca accelerazione negli ultimi anni. Il covid lo ha soltanto accentuato.

«Con il passare del tempo la popolazione perde la sua fisionomia iniziale: stante l’aspettativa di vita alla nascita di circa 80 anni, 400mila nascite sono compatibili con una popolazione che nel lungo periodo si ferma a poco più di 30 milioni, non di 59 come è adesso». Ovvero: continuando così il popolo italiano invecchia e sparisce. Il nostro professore simula poi gli ulteriori prevedibilissimi cali e ne conclude che comporteranno un crollo devastante del PIL.

Soluzioni? La nostra Cassandra non ha dubbi: «Il sistema politico e quello economico devono muoversi per tempo, altrimenti la prospettiva per l’Italia non è solo l’invecchiamento generale della popolazione, di cui si parla tantissimo ma alla fine sembra che non sia un vera emergenza, ma anche un serio rischio per la nostra economia»...«Bisogna rivitalizzare la produzione di capitale umano. Per la natalità le cause del calo sono note: non ci sono strutture adeguate, manca un ambiente favorevole per chi fa figli. Anche questo è noto, e lo era anche in molti paesi europei, come Germania ma anche nazioni dell’ex est, che hanno attuato politiche che hanno invertito la tendenza. Gli interventi non devono avere natura assistenziale, ma demografica. E in questo senso l’assegno unico universale va nella direzione giusta, e non va ridimensionato».

Già, i paesi dell’ex-est! Nella tanto vituperata dai media Ungheria di Viktor Orban, le  coppie prolifiche ricevono premi in denaro; un prestito da restituire ma condonabile se la coppia ha almeno tre figli. Il governo si è impegnato a rimborsare alle famiglie le tasse sul reddito nel 2022; 1,7 miliardi di euro . E’ impressionante il sostegno che lo stato ungherese dà alle famiglie, investendo per loro fino al 5% del PIL nazionale.

A luglio, secondo Orban, più di 4,7 milioni di persone, su una popolazione di 10 milioni, avevano un lavoro;  mai tanti dal cambio di regime nel 1989; siamo alla piena occupazione. Katalin Novák, ministro della famiglia, sposata con tre figli, ha dichiarato l’anno scorso che il paese ha visto un aumento del5,5% delle nascite nel 2019; in una intervista del 2021 annuncia gioiosa che il tasso di fertilità è aumentato di più del 20%, il numero di matrimoni è al massimo da 40 anni, il numero di divorzi è al minimo da 6 decenni. Orbán ritiene che l’economia ungherese debba crescere del  5,5% quest’anno. Eppure il covid l’hanno anche loro.

In Italia stentiamo ancora a fare partire l’assegno unico familiare, ma i media di regime annunziano tutti contenti che abbiamo recuperato nel 2021 la metà dl PIL …perso nel 2020.Non sarà forse il caso di mandare il nostro “governo dei migliori” a prendere qualche lezione da quello ungherese?

 


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