Green pass e Trieste: l’urgenza sinistra di gridare al flop


IL COORDINAMENTO LAVORATORI PORTUALI TRIESTE, INSIEME AD ALTRI LAVORATORI, IL 30 OTTOBRE SARÀ ACCOLTO IN SENATO

Di Dalila di Dio

«La protesta dei porti non ha fermato l’Italia. Il governo non ha ceduto alle pressioni di pochi. Grazie Presidente Draghi.»

Se dopo 12 ore dall’inizio di una protesta annunciata “ad oltranza” (in realtà è già stata sospesa in attesa dell’incontro al Senato previsto per il prossimo 30 ottobre) pronunci queste parole, sei irrimediabilmente stupido o profondamente in malafede.

Oppure sei Carlo Cottarelli e hai la certezza di rivolgerti ad un pubblico composto da tuoi pari, disposto a prendere per buona una narrazione totalmente avulsa dalla realtà.

Il fatto che il mainstream sia tutto proteso a minimizzare e sminuire la portata di quanto si è verificato nelle ore passate ad opera del Coordinamento Lavoratori Portuali Trieste, capeggiato da Stefano Puzzer, conferma che il Governo non è affatto tranquillo e che i risvolti di questa vicenda sono tutt’altro che scontati.

«Doveva essere una catastrofe e invece manifestava una sparuta minoranza, un FLOP» si affretta a sentenziare la Senatrice Ronzulli.

A lei, come a molti altri, l’Italia che protesta e rivendica il diritto di lavorare senza condizioni – men che meno legate alla somministrazione di un farmaco – proprio non piace.

Ronzulli e i suoi accoliti preferiscono la massa che “silenziosamente” – è questa la parola più usata – venerdì ha esibito il QR code, attendendo con pazienza che la spunta verde sancisse che sì, da cittadini italiani sani ed asseritamente liberi, avevano il diritto di andare a lavorare per provvedere a sé stessi e alle proprie famiglie.

Non sorprende, quindi, che la firma del Corriere della Sera Tommaso Labate abbia sentito il bisogno di comunicare al mondo quale piacere, quasi sessuale, sia stato per lui farsi controllare: «Nel tirare fuori il telefonino, selezionare la app, centrare il QR code, assistere all’apparizione della spunta verde nel dispositivo della vigilanza, riporre il telefonino nella tasca e poi varcare i tornelli, durante ciascuno di questi gesti, ecco, ho provato una sensazione di autentico godimento».

Autentico godimento in «un giorno bellissimo per l’Italia», gli fa eco l’oracolo Burioni: il livello di perversione di questa gente è plasticamente rappresentato da questa frase.

Ammesso e non concesso che il green pass abbia qualche utilità per la prevenzione del contagio – circostanza esclusa dai suoi stessi promotori, che ormai non fanno più mistero della sua natura di provvedimento politico, funzionale a costringere la gente a vaccinarsi – da che genere di turbe psichiche devi essere affetto per definire quello in cui dei liberi cittadini sono costretti a esibire un lasciapassare per esercitare il sacrosanto diritto a lavorare “un giorno bellissimo per l’Italia”?

Dovremmo chiederlo a #LaScienza.

Forse la dott.ssa Barbara Gallavotti, quella che ha evocato l’idea che i negazionisti – da intendersi tali tutti coloro che non abbracciano pedissequamente la narrazione covidista, vaccinista, greenpassista – siano affetti da qualche forma di demenza, potrebbe spiegarci quale psicopatologia affligga la gente che prova sensazioni di “autentico godimento” ad esibire un QR code. Conoscendone le posizioni, tuttavia, è più probabile che diagnostichi a noi un ritardo mentale per esserci posti una domanda tanto sciocca. Sicchè, soprassediamo e restiamo col dubbio.

Ma se le uscite di Labate & Co. fanno sorridere per il livello di disagio che lasciano affiorare, quello che veramente colpisce è la pervicacia con cui, con inaudita cattiveria, il sistema si adopera per criminalizzare e punire chi ha l’ardire di non essere d’accordo: “Ribelli” per Massimo Gramellini, “imperdonabili” per Umberto Galimberti, gente che dovrebbe vergognarsi perché “siamo dentro a una pandemia infernale” secondo Andrea Scanzi (sì, quello che “è solo una ca**o di influenza”, salvo poi correre a vaccinarsi saltando la fila per il bene della Nazione).

In fondo, si tratta solo di portuali, gente di poco conto. Operai, magari con la terza media, che non sanno di cosa parlano. Niente a che vedere con l’intellighenzia di sinistra, quella dei salotti buoni, che non si spiega come sia possibile che anche i vaccinati siano contrari al green pass – così, una esterrefatta Myrta Merlino, qualche giorno fa – e non può fare a meno di dare dell’ignorante a chiunque alzi il ditino e provi a porsi qualche domanda.

Questa minoranza che protesta è solo di disturbo al perseguimento dello scopo – quale? – e può – deve – essere derisa, ridicolizzata, insultata senza ritegno.

D’altronde, lo sappiamo bene, ci sono minoranze e minoranze. Per alcune val bene la pena di sovvertire l’ordine naturale stabilendo che esistano figli di due mamme – e #LaScienza muta – altre vanno messe all’angolo e relegate al rango di criminali.

“I non vaccinati sono come gli evasori fiscali” – sentenzia il segretario del PD Enrico Letta – mentre chi si è lasciato inoculare il salvifico siero è meritevole “fedele” e “va premiato”.

Come? Con la libertà di lavorare. Non più riconosciuta ma concessa. Non più appartenente all’individuo incondizionatamente ma soggetta ad autorizzazione.

Tutto normale! Come è normale sostenere che dei liberi cittadini che esercitano il legittimo diritto a non vaccinarsi siano tenuti a fornire qualsivoglia “giustificazione” (così, su Facebook, Francesco Boccia, aspirante Giuseppi) o necessitino di un qualche “condono” (sì, il solito Letta).

Quelli strani sono coloro che si battono perché questa follia non diventi la norma, quelli che tengono la schiena dritta sostenendo che no, non si può chiedere ai cittadini di cedere a un ricatto tanto sfacciato quanto insensato.

Con l’80% e più di vaccinati, l’Italia è guardata con sospetto da tutti i Paesi occidentali stupiti dall’iniziativa del Governo: i principali organi di informazione mondiale in queste ore danno conto della protesta dei portuali – quella che secondo Ronzulli e Cottarelli non esiste – domandandosi se sia normale tutto questo per una democrazia occidentale.

Eppure, nella narrazione dominante, i portuali di Trieste sono i nemici del Popolo ai quali il Governo deve resistere per il bene della Nazione.

«Draghi ha tenuto duro e ha continuato per la sua strada» giubilava la Repubblica ieri mattina. Forse è così che andrà. Ma quando da un lato hai dei burocrati coi piedi al caldo e dall’altro gente abituata a guadagnarsi il pane col sudore della fronte, nulla è scontato.

Noi sappiamo da che parte stare e, al posto di Cottarelli&Co., aspetteremmo a cantare vittoria.

 


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