La democrazia non è fatta solo di regole giuridiche…


L’ULTIMA DECISIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE POLACCA IN TEMA DI RAPPORTI CON L’UNIONE EUROPEA, COME LA RICHIESTA DI ALCUNI GOVERNI EUROPEI, DI FINANZIAMENTI DELL’UNIONE PER LA COSTRUZIONE DI MURI, COSTITUISCONO SINTOMI POCO RASSICURANTI…

Di Vincenzo Baldini*

Da tempo il mondo è avvolto in una spirale di “crisi” (crisi finanziaria, crisi ambientale, crisi pandemica) (R. Koselleck) che finisce per attrarre anche la condizione presente della democrazia e da cui trae forma un pericoloso rigurgito di autoritarismo in Europa.

A risultare avvizzito e obsoleto (U. Volkmann)  non è tanto il sistema delle regole giuridiche – di rango costituzionale e legislativo – che, negli ordinamenti degli Stati europei, scandiscono le forme e modi dell’agire democratico quanto soprattutto il substrato culturale in cui alligna la democrazia e che sta a monte di ogni esperienza sociale che voglia intendersi autenticamente democratica.

Del resto, già anni addietro si segnalava che “lo stato democratico vive di presupposti che esso stesso non è in grado di garantire” (E.-W. Boeckenfoerde), alludendosi così a fattori di natura etico-culturale che necessariamente sottendono l’esistenza di uno Stato costituzionale democratico. La democrazia, in altre parole, non costituisce soltanto una forma giuridicamente tipizzata di selezione della classe di governo o di decisione politica; essa è la condizione intrinseca dell’esperienza di una comunità sociale (statale, europea, locale) basata sul pluralismo degli apporti politici attraverso il confronto e il contraddittorio.

Solo la politica come servizio alla comunità, non invece la politica intesa come lotta per il potere (M. Weber), è in grado di  rinvenire nella democrazia la forma di legittimazione razionale della classe politico-istituzionale.

Pertanto, a scandire l’esistenza dello Stato democratico non basta la sola disciplina costituzionale sulla natura elettiva degli organi o quella legislativa che ne regolamenta l’elezione (presentazione di candidature, regolazione della campagna elettorale, modalità di espressione del voto etc.) se non è integrata dalla sussistenza di presupposti di ordine etico e culturale che la nutrono, per così dire, di linfa vitale.

Un primo presupposto è il riconoscimento dell’altro come avversario politico, dotato della medesima dignità di competitore spettante ad ogni attore politico, da confutare, dunque, non da annichilire. La legittimazione degli attori politici come titolari di un diritto di partecipazione alla vita politica (art. 3 Cost.) è premessa indispensabile per il funzionamento della democrazia. Sulla base di tale reciproca consapevolezza, infatti, la dialettica democratica assume i toni del confronto tra i rispettivi programmi di azione politica di cui gli stessi attori rendono chiara e comprensibile la finalità e gli interessi a cui attende.

La potenziale disponibilità (oltre che capacità) al compromesso ed all’accordo come esito ultimo del dibattito, quando la mediazione politica risulti funzionale alla migliore realizzazione del bene comune costituisce un ulteriore presupposto etico a cui deve affiancarsi, in fine, il fondamentale rispetto da parte di tutti gli attori politici delle “regole del gioco” democratico. Tale rispetto, oltre che riferito all’esito elettorale, si indirizza all’osservanza delle regole, formali e sostanziali, che assicurano anche all’interno dei partiti politici, la necessaria apertura al confronto pluralista, anche a fini di selezione interna della classe chiamata ad assumere responsabilità di ordine istituzionale.

Quanto detto richiama i caratteri di un ethos comune che configura dunque quell’eccedenza di valore assiologico di cui deve avvalersi lo Stato costituzionale democratico ma che – si badi!! – esso stesso non è in grado di assicurare e/o di preservare. Tale preservazione non può che affidarsi alla consapevolezza che la politica autentica genera sinergie di ordine etico-culturale, basate sulla disponibilità a realizzare il bene comune piuttosto che l’interesse specifico di parte.

Necessario per assicurare la piena effettività della democrazia come valore fondamentale e come forma della decisione, allora, la carenza di un tale ethos reca in sé il rischio di una degenerazione della politica in sé e degli assetti democratici in cui viene a svolgersi, aprendosi il varco così – come sta accadendo in alcuni Paesi dell’Europa (Ungheria, Polonia) – al dilagare di populismi autoritari. L’ultima decisione della Corte costituzionale polacca in tema di rapporti con l’Unione europea, come la richiesta di alcuni governi europei, di finanziamenti dell’Unione per la costruzione di muri che possano frenare il dilagare dell’ immigrazione dai Paesi più poveri della Terra, costituiscono sintomi poco rassicuranti di una tale degenerazione.

*Ordinario di diritto costituzionale presso
l’Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale

 


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