Guarito dal Covid racconta la sua esperienza (e il farmaco che gli ha salvato la vita)


IL SUMAMED MI HA SALVATO, MA LA NOSTRA DOTTORESSA SI È RIFIUTATA DI PRESCRIVERLO, PERCHÉ “NON È NEL PROTOCOLLO DELLO STATO”…

Di Guido Villa

Ho parlato con un’amica, la quale mi ha riferito di una sua conversazione con la sua dottoressa (medico di base).

Questa ha detto alla mia amica che anche a lei (come del resto anche altrove, ho letto che questo è avvenuto anche a Bergamo e in tutta Italia) nell’autunno inoltrato e nell’inverno 2019/2020 capitarono numerose polmoniti fortissime e anomale, le stesse che avvengono oggi provocate dal COVID-19.

“E come le hai curate?” – le ha chiesto la mia amica. “Come ho sempre fatto”, ha risposto la dottoressa, “di massima con antibiotici”.
“E quanti dei tuoi pazienti così malati sono morti?” – ha chiesto la mia amica alla sua dottoressa.
“Nessuno”, ha risposto la dottoressa.
“Quanti sono finiti in ospedale in gravi condizioni?”.
“Nessuno”, anche in questo caso ha risposto la dottoressa.

Premetto, come sempre, che non sono medico, e quindi tratto questi argomenti in punta di piedi. Tuttavia è facile giungere a una conclusione, anche alla luce della mia esperienza di contagio del Coronavirus e delle sue conseguenze.

Il farmaco che mi ha salvato la vita, e che ha impedito che prendessi una forma di polmonite più grave di quella che ho avuto, e che a permesso anche agli altri miei familiari di non avere alcuna polmonite, è stato un antibiotico, il più forte che esiste in Croazia, il SUMAMED, talmente forte che è venduto in confezioni da tre pastiglie, da consumare in tre giorni (una al giorno) – gli altri antibiotici hanno 10 o 14 pastiglie, da consumare due al giorno. Questo farmaco mi è stato consigliato dall’amico pneumologo del quale vi ho già parlato, e ne ho consumate due scatole, per un totale di sei pastiglie.

Sono finito lo stesso in ospedale, ma la mia forma di polmonite, a detta dei medici, era una delle più lievi tra i pazienti ricoverati in quel momento. Se poi avessi consumato un altro farmaco che mi aveva dato l’amico pneumologo, il Betametazon (farmaco a base di cortisone, che corrisponde all”Eparina italiana), non sarei neppure andato in ospedale (lì si sono limitati a darmi l’ossigeno e a darmi con le flebo il Betametazon).

Ovviamente questo antibiotico SUMAMED non ha la proprietà di attaccare il virus, ma fa un’altra importantissima cosa: rafforza le difese dei polmoni, e quando il virus li attacca, i polmoni sono ben difesi, e il virus non fa i danni che invece potrebbe fare se i polmoni non fossero difesi.

Il SUMAMED mi ha salvato, ma la nostra dottoressa si è rifiutata di prescriverlo, perché, così ha detto, “non è nel protocollo” – nel protocollo dello Stato c’è solo il Paracetamolo – “Paracetamolo, vigile attesa e cimitero”.

Noi ci siamo procurati questo farmaco in altro modo, alcune scatole anche da Medjugorje poiché in Bosnia-Erzegovina è in vendita senza ricetta.

E’ mai possibile che non ci si è ancora resi conto, dopo un anno e mezzo, che il virus, oltre ad attaccare altre parti del nostro corpo, ha la “predilezione” per i polmoni, e se i pazienti finiscono intubati o muoiono è perché i polmoni sono in cattivissimo stato e le persone non possono più respirare? L’unica soluzione sono le terapie domiciliari precoci, che se applicate, avrebbero ridotto in modo notevolissimo il numero dei morti!

Non posso quindi togliermi dalla mente il dubbio che il protocollo dello Stato DI PROPOSITO voglia creare più danni possibili, poiché ciò permetterà poi giustificare provvedimenti di emergenza. Quanti più sono i morti, tanto più facile sarà imporre a una popolazione spaventata ciò che si vuole. E’ il triste spettacolo che vediamo in queste ultime settimane in Italia.

 


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