Fedeli cattolici di Mosca si ribellano alla vendita di parti della Chiesa dei santi Pietro e Paolo


I CATTOLICI MOSCOVITI PROTESTANO CONTRO LA VENDITA DI ALCUNI EDIFICI APPARTENENTI AL COMPLESSO DI UNA CHIESA STORICA DELLA CAPITALE RUSSA

A cura di Angelica La Rosa

 

I cattolici moscoviti hanno pubblicato su Facebook una lettera aperta indirizzata all’arcivescovo Paolo Pezzi, e a tutte le autorità ecclesiastiche locali, compreso il nunzio apostolico Giovanni D’Aniello. Nella lettera i fedeli protestano contro la vendita di alcuni edifici del complesso della chiesa dei Santi Pietro e Paolo, considerata la principale chiesa cattolica storica della capitale russa.

Come informa Asia News, il complesso edilizio, utilizzato dai privati ​​per attività commerciali, era stato richiesto dai cattolici alla fine dagli anni ’90, ed era stato finalmente parzialmente restituito nel 2017. Tuttavia, la curia di Mosca adesso ha messo in vendita la proprietà per scopi che non sono stati del tutto chiariti.

La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo si trova nel centro di Mosca, a un centinaio di metri da San Luigi dei Francesi, la chiesa che è stata restituita alla Francia nel 1992 e che oggi ospita le celebrazioni di molte comunità. In una lettera dello scorso 20 ottobre i cattolici locali hanno chiesto di poter tornare nella storica chiesa, costruita a metà del XIX secolo grazie all’impegno di uomini santi come il medico tedesco Friedrich Haass, fondatore degli ospedali pubblici russi e il cui processo di beatificazione è in corso.

Il processo di restituzione interessa quattro edifici che, secondo la legge russa, devono essere restituiti ai cattolici. La decisione del 2017 ha riguardato le parti secondarie del complesso, che potrebbero essere vendute per ottenere l’ex edificio religioso vero e proprio, ora di proprietà privata. La curia locale è stata immersa in una causa civile dal 2016 per ottenere il diritto all’acquisto dell’edificio principale, che si è conclusa il 2 aprile 2021 e ha dato alla chiesa il diritto di salvare l’intero complesso ecclesiastico. Da allora, ci sono polemiche nella comunità cattolica e accuse verso le autorità ecclesiastiche di voler vendere gli edifici recuperati dopo tanti sacrifici e preghiere di tutti i parrocchiani.

L’amministratore parrocchiale, il vescovo Igor Kovalevsky, si è dimesso subito dopo il decreto di restituzione degli edifici, ritenendo conclusa la sua missione. Ha anche pubblicato la sua versione dei fatti su Facebook e il suo disaccordo con l’arcivescovo sulle soluzioni della questione. I cattolici moscoviti si sentono infatti abbandonati, in quanto le uniche due chiese ufficialmente aperte a Mosca sono la chiesa “francese” e la cattedrale “polacca” dell’Immacolata, costruita nel 1914 per la comunità polacca, subito chiusa dai sovietici, poi riaperta con difficoltà negli anni 90. Ci sono altre comunità cattoliche a Mosca, ma non avendo una sede ufficiale, vivono confinate in case e locali privati.

L’arcivescovado ha promesso di trattare la questione con la massima trasparenza, ma ora i cattolici a Mosca lamentano una grave mancanza di informazioni. Si parla di vendita dei locali laterali del complesso per una cifra vicina ai 5 milioni di euro, con l’obiettivo di acquistare successivamente l’edificio centrale della chiesa, ma con il sospetto che tale somma venga utilizzata per coprire i debiti generali della curia, che da anni riceve scarsi aiuti esterni.

Ma i fedeli vogliono partecipare alle decisioni sui beni in questione, come forma di piena espressione del “rinascimento religioso” dei cattolici russi, iniziato con entusiasmo 30 anni fa. A quanto pare questo rinascimento è ormai confinato in recinti troppo angusti per le potenzialità della comunità cattolica di Mosca, e di tutta la Russia.


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