Il Comunismo affama. Il vescovo Biord: “in Venezuela donne incinte e bambini denutriti”


LA CHIESA È IMPEGNATA, NELLE DIVERSE DIOCESI E PARROCCHIE, AD AIUTARE I PIÙ BISOGNOSI ATTRAVERSO DIVERSI PROGRAMMI DI ALIMENTAZIONE PER BAMBINI E ANZIANI INDIFESI. CI SONO LIVELLI ESTREMAMENTE ALTI DI MALNUTRIZIONE NEI BAMBINI CHE VENGONO ALLATTATI E NELLE MADRI INCINTE

Di Angelica La Rosa

 

Monsignor Raul Biord Castillo, salesiano e Arcivescovo della diocesi di La Guaira (nel Venezuela centro-settentrionale), ha rilasciato un’intervista ad Aiuto alla Chiesa che Soffre in cui ha raccontato l’attuale situazione del suo Paese, impoverito in una misura inimmaginabile, parlando anche delle sette milioni di persone che se ne sono andate in cerca di un futuro migliore. Ma in mezzo a questo tragedia che l’opera della Chiesa che ha fatto ritornare al Signore molti che erano lontani dalla fede.

Il popolo venezuelano soffre da più di quindici anni una terribile crisi economica. Ciò ha portato alla migrazione di quasi sette milioni di venezuelani, in particolare giovani, provocando una “emorragia” che avrà enormi effetti sul futuro.

Il Venezuela di Maduro soffre di un’iperinflazione incontrollata. All’inizio di ottobre, il governo comunista ha nuovamente tolto sei zeri dalla valuta. Ciò colpisce i più poveri, che vedono sempre più ridursi il loro esiguo reddito, mentre aumentano la fame e la mancanza di opportunità.

“I sacerdoti, le suore, i catechisti, gli operatori pastorali e i volontari della Caritas si adoperano per essere vicini alle persone, soprattutto ai più poveri. La Chiesa è impegnata, nelle diverse diocesi e parrocchie, ad aiutare i più bisognosi attraverso diversi programmi di alimentazione per bambini e anziani indifesi. Ci sono livelli estremamente alti di malnutrizione nei bambini che vengono allattati e nelle madri incinte. Numerose sono anche le mense dei poveri nelle parrocchie, i dispensari e i centri sanitari parrocchiali, dove migliaia di volontari aiutano quotidianamente i più deboli”, ha spiegato l’Arcivescovo Biord.

“Uno dei compiti più importanti, nelle parrocchie e nelle comunità religiose, è aiutare a mantenere la speranza, come fece la Vergine Maria ai piedi della croce. Sappiamo che il buon Dio non può abbandonarci nel bisogno, che è lì e che non ci lascerà soli; piuttosto, ci dà la forza per combattere. Condividendo la Parola di Dio e organizzandoci per servire i più poveri, costruiamo la speranza e troviamo una forza che ci incoraggia ad andare avanti con fede e creatività”, ha aggiunto il prelato.

“Il miglior contributo che possiamo dare al Paese è un serio discernimento dai principi della Dottrina Sociale della Chiesa”, ha ricordato l’Arcivescovo. “A volte questa voce può infastidire qualcuno del governo o dell’opposizione, di diversi gruppi economici e sociali, ma la profezia non può tacere. L’annuncio del Regno di Dio contraddice spesso le ingiustizie che noi uomini commettiamo e che danneggiano i più poveri. Il cammino della carità sociale ha condotto molti che si sono allontanati dalla fede a ritornare nella comunità, perché nel servizio hanno riscoperto quel Dio che si è fatto buon samaritano e ci invita a seguirlo su quella strada”.

Riflettendo sui venezuelani scappati nei paesi sudamericani confinanti col Venezuela l’Arcivescovo ha spiegato che gli emigrati venezuelani sfiorano i sette milioni. “È la più grande migrazione della storia moderna in meno di un decennio. La vita di ogni migrante è sempre difficile e dolorosa. Le persone non lasciano il loro paese perché vogliono, ma fuggono dalla fame, dalla violenza, dalla guerra, dalla mancanza di condizioni di vita dignitose e dalla perdita del futuro. Ci sono già comunità più o meno organizzate di venezuelani nei diversi paesi in cui sono arrivati, dove trovano guida e aiuto. Tra le poche cose che entrano nella valigia del migrante venezuelano c’è la fede in Dio. Quando arrivano nei nuovi paesi guardano alla Chiesa cattolica. Le Chiese dei diversi Paesi li hanno accolti con affetto. Alcuni vescovi ci raccontano che molte delle loro parrocchie sono state rinnovate pastoralmente con il contributo e la partecipazione dei migranti venezuelani. Ne siamo felici e chiediamo a tutte le diocesi di valorizzarli e di integrarli nelle loro comunità. Per noi è importante trovare una soluzione ai problemi del Paese, fermare la massiccia migrazione che ci impoverisce ancora di più, poiché la maggior parte dei migranti sono giovani. Se si realizzassero le giuste condizioni, non solo i venezuelani, ma tutti i migranti ritornerebbero nei loro luoghi di origine, perché per tutte le persone non esiste un paese migliore del proprio”.

Ma per realizzarsi questo dovrebbe scomparire il regime comunista di Nicolas Maduro e, ancora, questo fatto non sembra all’orizzonte!


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