Elezioni del nuovo governatore della Virginia: il 2 novembre potrebbe partire la riscossa di Trump (e della famiglia)


QUELLO PER L’ELEZIONE DEL NUOVO GOVERNATORE DELLA VIRGINIA È UN TEST DAVVERO IMPORTANTE PER L’AMMINISTRAZIONE BIDEN. TANTO È VERO CHE L’ATTUALE E IL PASSATO PRESIDENTE DEM, CIOÈ BARACK OBAMA, SI STANNO SPENDENDO COME MAI PER SOSTENERE IL LORO CANDIDATO MCAULIFFE CONTRO LO SFIDANTE “TRUMPIANO” GLENN YOUNGKIN. QUEST’ULTIMO, UN UOMO D’AFFARI SCESO PER LA PRIMA VOLTA IN CAMPO IN POLITICA, ATTUALMENTE È IN VANTAGGIO NEI SONDAGGI IN UNO STATO NEL QUALE I REPUBBLICANI HANNO PERSO BEN 10 PUNTI PERCENTUALI NEL 2020…

Di Giuseppe Brienza

Dopodomani si terranno Virginia, uno Stato in mano democratica da due decenni (tranne una parentesi repubblicana) e presidio decisivo lo scorso anno per la vittoria alle presidenziali di Joe Biden, le elezioni per il nuovo Governatore. Si tratta di un appuntamento decisivo nella prospettiva delle prossime Mid-Term Elections (elezioni di metà mandato presidenziale), che si terranno alla fine del 2022 e che serviranno a rinnovare il Congresso degli Stati Uniti.

Come mai in uno Stato non grandissimo (attualmente conta poco più di otto milioni e mezzo di abitanti) si stanno muovendo nella campagna elettorale i pezzi grossi del Partito democratico?

Anzitutto perché il candidato repubblicano ha ricevuto l’appoggio (endorsement) di Donald Trump e, quindi, una vittoria di Glenn Youngkin, che apparirebbe clamorosa essendo questo giovane uomo d’affari un outsider, lancerebbe la volata alla candidatura 2024 del magnate repubblicano.

In secondo luogo, perché in questo da anni Stato-roccaforte dei democratici, i sondaggi non sono affatto univoci nel prevedere la riconferma della sinistra liberal. Anzi, secondo una recente indagine demoscopica pubblicata dal canale televisivo Fox News, il candidato repubblicano nelle ultime due settimane avrebbe guadagnato ben 7 punti percentuali, godendo attualmente del consenso del 53% degli elettori della Virginia contro il 45% di Terry McAuliffe, per la cui campagna il Comitato nazionale dem ha messo a disposizione un budget di 5 milioni di dollari.

Sono in effetti anche altri i segnali che indicano come, nell’appuntamento del 2 novembre, potrebbe aversi un «punto di svolta» per il futuro politico degli Stati Uniti.

Facendo quello che in passato non avrebbe nemmeno lontanamente pensato di fare, Biden ha parlato negli scorsi giorni di fronte a 3000 persone a sostegno di McAuliffe. «Non troverete nessuno, e sottolineo nessuno, che sappia fare di più per la Virginia di Terry» ha detto l’attuale presidente degli Stati Uniti, che ha ricordato i successi della sua battaglia contro il Coronavirus e la forte ripresa economica del primo semestre di mandato.

Oltre all’esposizione esplicita di Biden in favore del candidato democratico, a scomodarsi negli scorsi giorni per sostenere McAuliffe si è visto persino Barack Obama, tornato appositamente per lui nell’arena politica. E lo ha fatto con un comizio nel quale non ha risparmiato toni apocalittici. L’ex presidente degli Stati Uniti, infatti, ha attaccato in grande stile i leader repubblicani, tutti indistintamente, in quanto «minacciano la democrazia». Con il piglio tipicamente politicamente corretto di gran parte degli esponenti democratici, Obama intendeva riferirsi anche alle posizioni pro-famiglia e vita che, secondo lui, comprometterebbero con l’affermazione di politici come Youngkin e Trump la libertà ed i diritti civili degli americani.

Per questo il più importante movimento politico statunitense impegnato per la difesa e la promozione della famiglia, l’American Principles Project, che conta oltre 300mila inscritti e attivisti, con base nella Contea di Arlington, è sceso in campo mettendo a disposizione del candidato repubblicano tutto il suo potenziale di mobilitazione propagandistica ed elettorale. Uno degli slogan lanciati ad esempio nelle ultime settimane punta direttamente alla centralità della famiglia per la salvaguardia della stessa identità nazionale.

«Dobbiamo salvare l’America ma, per farlo, bisogna che prima salviamo la famiglia», leggiamo sul sito, dove è possibile trovare anche un interessante video promozionale centrato sulla sicurezza e l’integrità «delle nostre figlie».

Con riguardo ai progetti di videosorveglianza proposti da Youngkin per prevenire e combattere la violenza contro le minorenni, infatti, l’American Principles Project assicura: «I cittadini della Virginia hanno la possibilità di scegliere martedì prossimo tra un politico impegnato per la sicurezza delle nostre figlie anche quando sono nei loro ambienti privati e chi, per motivi ideologici, non pensa affatto a loro!».

Ci si riferisce ad ambienti come palestre, spogliatoi etc. che, recentemente, sono stati luogo di stupri e tentativi di violenza sessuale contro ragazze anche molto giovani e che, il candidato democratico a Governatore, non intende sorvegliare in nome della privacy

La discesa in campo dell’attuale e dell’ex presidente degli Stati Uniti mostra l’importanza dell’elezione in Virginia, test nazionale per i democratici e soprattutto primo esame per l’amministrazione Biden in vista del 2022. Se fino a poco tempo fa una vittoria di McAuliffe sembrava scontata, visto anche il successo nello Stato di Biden nel 2020, nelle ultime settimane i democratici cominciano a tremare. E una bocciatura per McAuliffe sarebbe, senza dubbio, una forte bocciatura per Biden, già in forte calo nei sondaggi. Alla fuga dall’Afghanistan e alla scarsa incisività della tanto celebrata vicepresidente Kamal Harris, il 2 novembre, si potrebbe aggiungere un altro, forse fatale, fallimento democratico per l’esito delle Mid-Term Elections: il passaggio della Virginia in mano repubblicana e trumpiana.


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