Il tesoro delle indulgenze


DOMANI, 2 NOVEMBRE, SARÀ IL GIORNO DELLA COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI. UNA RIFLESSIONE

Di Andrea Sarra

 

Generalmente noi ci apprestiamo a vivere il giorno della Commemorazione dei Defunti come momento particolarmente intenso di ricordo di tutte quelle persone che ci sono state care in vita e, soprattutto per quanti hanno da poco perso una persona cara, il dolore dell’assenza si fa più vivo e penetrante. Eppure, non tutti sanno che questo giorno può trasformarsi in un’occasione preziosa per le persone che abbiamo amato perché, in maniera specialissima, noi possiamo ancora beneficarle e aiutarle a progredire nel loro cammino verso il cielo.

Il beato Annibale Maria di Francia diceva: “Le anime del purgatorio non possono pregare per se stesse. Ma possiamo farlo noi in loro favore. Se a loro non è permesso  aiutarsi, a noi è imposto di soccorrerle. È un dovere. È un obbligo di carità”. 

Ed ancora: ”Immagina di entrare in un ospedale, dove giacciono infermi colpiti dalle più terribili malattie; immagina di avere la potenza o l’arte di guarirli; non saresti l’uomo più crudele del mondo se non lo facessi? Tale sei tu, anzi di più, quando lasci in abbandono le anime del purgatorio senza soccorrerle nelle loro pene”.

Quindi, pregare per i propri defunti è un dovere per noi. Va aggiunto che, tra l’altro, ha un vantaggio: le anime del purgatorio, se non possono pregare per loro, possono invece intercedere per noi essendo più vicine a Dio. “Non sono pochi i vantaggi che a noi provengono dal suffragare le anime del purgatorio. Vuole dire attirare la protezione e la misericordia di Dio. Quando noi con le nostre preghiere solleviamo le anime del purgatorio, sono esse che impetrano per noi misericordia al divino cospetto”, così scriveva il beato Annibale Maria di Francia.

Ed allora la Chiesa ci offre uno strumento importantissimo per aiutare i nostri cari defunti: l’indulgenza. Ma cos’è, in realtà, l’indulgenza? 

Lo si può evincere leggendo nel libro del Catechismo i numeri 1478 e 1479 che recitano testualmente: 

L’indulgenza si ottiene mediante la Chiesa che, in virtù del potere di legare e di sciogliere accordatole da Gesù Cristo, interviene a favore di un cristiano e gli dischiude il tesoro dei meriti di Cristo e dei santi perché ottenga dal Padre delle misericordie la remissione delle pene temporali dovute per i suoi peccati. Così la Chiesa non vuole soltanto venire in aiuto a questo cristiano, ma anche spingerlo a compiere opere di pietà, di penitenza e di carità. Le anime del Purgatorio sono nostro prossimo non meno di quanto erano in questa terra, per cui dobbiamo interessarci del loro stato e sollevarle.” (1478) 

Poiché i fedeli defunti in via di purificazione sono anch’essi membri della medesima comunione dei santi, noi possiamo aiutarli, tra l’altro, ottenendo per loro indulgenze, in modo tale che siano sgravati dalle pene temporali dovute per i loro peccati.” (1479)

Noi sappiamo che, con la confessione, si viene assolti dai peccati commessi (n. 1486 C.C.C) ed essi ci vengono perdonati. Sappiamo anche però che, nell’altra vita, bisognerà scontare le pene per tali peccati commessi, se vogliamo esserne purificati per presentarci dinanzi al trono di Dio. 

È scritto che: “Mediante le indulgenze i fedeli possono ottenere per se stessi, e anche per le anime del purgatorio, la remissione delle pene temporali, conseguenze dei peccati.” (n. 1498 ccc).

Quindi, una volta ottenuta la remissione dai suoi peccati, possiamo dire che l’anima ha le carte in “regola” per andare in Paradiso. Ma non tutte le persone, quando muoiono, sono già pronte – cioè in stato di grazia – per andarvi ed allora sarà necessario un periodo di purificazione nel Purgatorio.

L’indulgenza quindi, se devotamente fatta in suffragio di una persona defunta, può diventare una specie di “autostrada per il Paradiso”, può accorciare il tempo di permanenza dell’anima nello stato di purificazione e aiutarla a liberarsi dalle pene che deve scontare perché – come disse proprio Gesù a santa Caterina da Siena – ”…insieme ai digiuni e alle preghiere fatte in stato di grazia, potete abbreviare loro (alle anime) il tempo della pena, confidando nella mia misericordia”.

Per ottenere l’indulgenza sono necessarie, tuttavia, delle condizioni: 

  • Confessione sacramentale, con l’assoluzione per i propri peccati;
  • partecipare alla Messa e alla Comunione eucaristica ;
  • recitare il Credo, per confermare la propria identità cristiana, e il Padre Nostro per riaffermare la propria dignità di figli di Dio ricevuta nel Battesimo;
  • recitare un Pater, un’Ave e un Gloria secondo le intenzioni del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, (è data tuttavia ai singoli fedeli la facoltà di recitare qualsiasi altra preghiera secondo la pietà e la devozione di ciascuno verso il Papa).

L’indulgenza può essere parziale o plenaria, a seconda se libera in parte o in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati. (C.D.C. 993) e “ogni fedele può lucrare per se stesso o applicare ai defunti, a modo di suffragio, indulgenze sia parziali sia plenarie”. (C.D.C. 994)

Per lucrare l’indulgenza bisogna essere battezzato, non scomunicato, in stato di grazia (ovvero senza peccato), si deve avere almeno l’intenzione di acquistarla e di adempiere le opere ingiunte nel tempo stabilito e nel modo dovuto. (C.D.C. 996)

Per la ricorrenza del 2 NOVEMBRE l’Indulgenza è applicabile solo per i defunti. 

Essa può essere impetrata dal mezzogiorno del giorno 1 (Festa di tutti i Santi), fino alla mezzanotte del giorno 2 novembre. 

Le condizioni necessarie sono: la visita alla chiesa parrocchiale, recitando Il Pater noster e il Credo. Le altre condizioni sono: Confessione – Comunione – Preghiera per il Papa – Distacco dal peccato, anche veniale.

Essa si può lucrare (per i soli defunti) anche dall’1 all’ 8 NOVEMBRE FACENDO VISITA AL CIMITERO e recitando il Credo. 

Le condizioni richieste sono: Confessione – Comunione – Preghiera per il Papa – Distacco dal peccato anche veniale. 

“I fedeli che visitano il cimitero e pregano, anche solo mentalmente per i defunti, possono lucrare, una volta al giorno, l’indulgenza plenaria”.

 


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