La battaglia di Deir Ezzor, la “Stalingrado siriana”: una epopea taciuta dalla grande stampa occidentale


IN GUERRA, COME SAPPIAMO, LA PRIMA A MORIRE È LA VERITÀ. NELL’AMBITO DEL CONFLITTO SIRIANO, INIZIATO COME NOTO NEL LONTANO 2011, I GRANDI MEDIA OCCIDENTALI HANNO TACIUTO COLPEVOLMENTE, FRA L’ALTRO, SULLA GRANDE RESISTENZA DURATA TRE ANNI AGLI ATTACCHI DELL’ISIS NELLA “STALINGRADO SIRIANA”, OVVERO DEIR EZZOR, LA “CITTÀ MARTIRE

Di Vincenzo Silvestrelli

La guerra in Siria, iniziata come noto nel 2011, ha visto finora molte battaglie importanti che hanno portato alla sconfitta dei gruppi islamisti variamente supportati da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna e, d’altro canto, dai regimi dittatoriali dell’Arabia Saudita, del Qatar e della Turchia.

In questa guerra però c’è un episodio emblematico della alterazione mediatica della verità promossa dalla grande stampa allineata occidentale: la battaglia di Deir Ezzor, la Stalingrado dell’ISIS (2013-2017). Questa “città martire” sull’Eufrate, vicina alla frontiera irachena, era il centro di controllo della parte petrolifera e agricola della Siria, sviluppatasi in particolare dopo la Prima guerra mondiale. Punto di arrivo degli armeni deportati nel corso del genocidio promosso nel 1925-16 dai Giovani turchi, qui è costruito il Memoriale del genocidio, distrutto dall’Isis durante la battaglia di Deir Ezzor.

La città è stata assediata dai jihadisti per oltre tre anni, ovvero dalla fine del 2013 al novembre 2017, subendo attacchi quasi quotidiani sempre respinti dai valorosi paracadutisti siriani e dalla Guardia Repubblicana. La guida degli assediati è stata assunta in capo al druso generale Issam Jadʿan Zahreddine, morto ad assedio ultimato con l’Isis ormai in rotta. Da segnalare che questo vero e proprio eroe di guerra ha subito anche sanzioni da parte della Unione Europea…

Fra gli episodi vergognosi per l’Occidente vi è il bombardamento degli Stati Uniti di un punto chiave della difesa della città con la morte di oltre 100 soldati siriani ed il contemporaneo attacco coordinato dell’Isis che ha portato all’occupazione di una altura strategica per il controllo di fuoco sull’aeroporto.

Questa battaglia epica contro l’Isis non è stata minimante trattata dai media mainstream: solo chi ha seguito gli eventi sui canali alternativi ha potuto avere notizia dell’eroismo del comandante e dei soldati siriani che hanno difeso circa 100.000 cittadini, tra cui molti cristiani, dall’assalto delle milizie islamiste. Quando queste ultime, nel 2016, hanno conquistato alcuni quartieri della città, si sono rese colpevoli dell’eccidio di 200 persone fra donne e bambini e della deportazione di altre 400 donne.

Il 5 settembre 2017 per fortuna la Tiger force siriana, dopo tre anni, ha iniziato a rompere l’assedio liberando alla fine la città. Qui, dunque, al momento, l’Isis ha subito la sconfitta più dura, forse per questo non se ne parla?

La vicenda, una vera e propria epopea di coraggio e onore per i combattenti siriani, si prestava ad essere raccontata in un periodo in cui i media ci parlavano invece quotidianamente della resistenza dei curdi all’Isis. Eppure la città di Deir Ezzor era un punto strategico fondamentale e la sua caduta era voluta con forza da chi promuoveva il cambio di regime in Siria, prescindendo dalla sofferenza della popolazione, in particolare cristiana, che vi risiedeva. E qui gli armeni avrebbero rischiato un “secondo genocidio”. Per fortuna questo disegno criminale non è riuscito grazie agli eroici soldati siriani supportati dalla Russia.


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Ottimo! Un esempio di storia taciuta e un esempio della viltà dell’Occidente