La prof. NO Green Pass: “sarei un’insegnante poco credibile se esibissi un certificato che discrimina, esclude e obbliga surrettiziamente”


L’INSEGNANTE SOSPESA A CAUSA DEL GREEN PASS: “COME AVREI POTUTO PRESENTARMI IN AULA ED INSEGNARE AI MIEI ALUNNI IL VALORE DELLA LIBERA SCELTA E DEI DIRITTI, SE QUESTI SONO STATI CALPESTATI IN MODO COSÌ EVIDENTE?

Di Angelica La Rosa

La mia scelta di non avere il certificato verde risale al mese di agosto, in seguito al decreto-legge n. 111/2021, che lo ha reso obbligatorio agli insegnanti e a tutto il personale scolastico. Ho scelto consapevolmente di non averlo, perché lo ritengo discriminatorio: costringe solo i non vaccinati, se vogliono continuare a lavorare, a sottoporsi a continui tamponi a pagamento, come se dovessero pagarsi il diritto al lavoro; non tutela la salute pubblica, poiché autorizza i vaccinati, che possono essere contagiati e contagiosi, ad andare ovunque; inoltre non lo ritengo necessario per svolgere il mio lavoro: il mio certificato è l’abilitazione. Ma, fondamentalmente, ho scelto di non averlo perché è in contrasto con i principi in cui credo e sui quali baso il mio ruolo di madre e di docente. Ho sempre cercato di insegnare ai ragazzi e ai miei figli, a parole e con l’esempio, a conoscere e informarsi, a mettere in dubbio, a discutere, approfondire, ad essere curiosi, a non giudicare mai l’altro, ma ad accoglierlo a prescindere, ad ascoltarsi dentro per poter scegliere senza troppi condizionamenti, ad avere un pensiero critico, divergente e costruttivo, ad andare oltre e in profondità, a combattere per delle idee e per i diritti. Io ho scelto in libertà di non vaccinarmi e mi sono ritrovata danneggiata per aver esercitato tale diritto. Come avrei potuto presentarmi in aula ed insegnare ai miei alunni ancora il valore della libera scelta e dei diritti, se questi sono stati calpestati in modo così evidente? Come avrei potuto essere ancora un’insegnante credibile, se avessi esibito un certificato che discrimina, esclude e obbliga in modo così poco corretto? Dopo aver considerato tutto ciò, ho deciso di presentarmi a scuola il 1 settembre senza certificato e dopo 5 giorni non consecutivi, il Dirigente scolastico mi ha comminato la sospensione“.

A dirlo in questa intervista per inFormazione Cattolica è la professoressa marchigiana Roberta Salimbeni, docente di materie umanistiche presso una Scuola secondaria di Primo Grado di Fabriano (Ancona).

Professoressa Salimbeni, perché difendere il diritto allo studio e al lavoro senza condizionamenti e lasciapassare porta alcuni suoi social a commentare: “a casa senza stipendio e, speriamo, che vengano licenziati dalla scuola”?

“Sentirsi dire queste frasi non è piacevole. Sono andata incontro al provvedimento di sospensione e mi sono fatta da parte, senza pretendere nulla. La mia è una disobbedienza civile verso una regola, che reputo ingiusta, discriminatoria, inutile e illegittima. Però vorrei far presente, senza apparire superba, che la scuola si è privata di una insegnante preparata, competente, che ha sempre fatto il proprio dovere, che non è mai incorsa in sanzioni di nessun tipo, che si è sempre prodigata, anche ricoprendo incarichi di responsabilità, che ha tenuto alto il suo profilo professionale, frequentando corsi di formazione e aggiornamento, e non ultimo, che è sana. Se una persona così merita l’espulsione, ognuno faccia le proprie considerazioni e dia una risposta”.

Spesso, dopo le proteste contro il Green Pass, non si riceve solidarietà dai colleghi o, in genere, dagli altri. È capitato anche a lei? Perché in molti si comportano così?

“Io, in realtà, ho ricevuto tanti messaggi di solidarietà e di vicinanza da tante persone. I miei amici, anche quelli che non sono d’accordo con la mia posizione, non mi hanno mai fatto mancare il loro sostegno. Anche qualche collega, seppur di posizione diversa, ogni tanto mi scrive, ma è mancato il sostegno della categoria dei docenti. Ognuno fa le sue scelte, ma di fronte ad una battaglia per i diritti, quale ritengo che sia questa, mi sarei aspettata un segno di solidarietà dal corpo docente. Purtroppo non c’è stato. La maggior parte pensa che fare il vaccino sia un dovere, un modo per tutelare gli altri, qualcuno non prende posizione, qualcun altro crede, invece, che il green pass sia uno strumento efficace. Mi sarei aspettata più coesione, e credevo che anche i miei colleghi ‘certificati’ si indignassero, poiché anche loro sono vittime di un sorta di ricatto e sono stati privati del loro diritto all’insegnamento, che però, diversamente da me, possono esercitare solo perché possiedono un ‘lasciapassare’, che non ha nulla a che fare con la nostra professione”.

Ritiene l’introduzione del Green Pass una violazione della Costituzione Italiana? Un obbligo vaccinale surrettizio? 

“Credo che l’introduzione del green pass violi le norme costituzionali relative al diritto alla libertà e al lavoro perché molte persone, che non possono permettersi di sostenere il costo dei tamponi, devono, se vogliono continuare a lavorare, optare per il vaccino, costringendole così a compiere una scelta, che non può dirsi tale, perché non libera, ma obbligata dalle circostanze, pena l’esclusione dalla vita sociale e addirittura dal lavoro. E’ dunque un obbligo vaccinale surrettizio. Il lavoro è un diritto a prescindere, che non può essere vincolato al possesso di un certificato, che, tra l’altro, come è ormai evidente, non è utile a contrastare l’epidemia, poiché non attesta che il titolare è sano, ma solo che ha fatto il ciclo vaccinale”.

A proposito dei vaccini, alcuni sostengono che siano sperimentali e non se ne conoscano le conseguenze a lungo termine. Lei che ne pensa?

“Non sono un medico, né un esperto, dunque non ho le competenze per valutare. Tuttavia, come molti hanno fatto, mi sono informata sui media, internet, giornali, e mi sono fatta un’idea. L’informazione che ho ricevuto non è stata però univoca ed è mancato quel confronto che invece sarebbe stato utile e opportuno, tra tesi contrapposte, al fine di fornire informazioni più chiare ed esaustive. Ciò ha generato tante perplessità intorno al vaccino; inoltre, i casi avversi, di cui ho avuto notizia e che alcuni miei amici e conoscenti hanno avuto, hanno contribuito ad accrescere i miei dubbi iniziali. Inoltre, un vaccino che non tutela completamente né dal contagio né dalla malattia, che provoca problemi, che costringe ancora a portare mascherina e mantenere il distanziamento non mi convince affatto”.

Monta la protesta contro quello che viene definito il “ricatto” del Certificato verde. Come giudica le varie l’iniziative?

“Le manifestazioni, i cortei e le varie proteste credo siano il sintomo di un malessere diffuso, che va accolto e ascoltato. Pur condannando le violenze, che ci sono state, penso che sia un grave errore archiviarle come un episodio spiacevole e usare il pugno duro per reprimerle. Evidentemente c’è un malcontento generale che, in alcuni casi, rischia di sfociare in atti di eversione. Dopo la condanna, sarebbe opportuno interrogarsi, chiedersi le motivazioni che sono all’origine, interpretare, per trovare una soluzione. Sarebbe molto grave punire senza provare a risolvere; innanzitutto perché si reprime senza capire poi perché si rischia che gli episodi violenti si ripetano con maggiore intensità e frequenza, perché sono sempre un segno di profondo disagio. Stesso errore è non considerare la moltitudine (anche se espressione di una minoranza), che manifesta pacificamente e continuamente per i diritti, ridicolizzarla e metterla ai margini. Oltre a ciò, penso che, se tutti quelli che manifestano dicessero semplicemente NO al Green Pass e non se ne dotassero, forse avremmo già ottenuto qualcosa. Meno chiacchiere e più concretezza”.


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