La “Destra votabile”: Éric Zemmour, nella corsa all’Eliseo, rischia di scompaginare i piani dei Poteri Forti


I SONDAGGI DANNO IL CANDIDATO DELLA DESTRA FRANCESE ÉRIC ZEMMOUR FRA IL 18 E IL 19% NELLA CORSA ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA. DIETRO AD EMMANUEL MACRON MA DAVANTI A MARINE LE PEN. SECONDO LE PREVISIONI DOVREBBE ANDARCI LUI AL BALLOTTAGGIO A SFIDARE L’ATTUALE PRESIDENTE ASSERVITO ALLA FINANZA INTERNAZIONALE. SECONDO I POTERI FORTI, QUINDI, NON DOVREBBE ESSERCI PARTITA MA, FORSE, SI TRASCURA NON SOLO LA CRESCENTE IMPOPOLARITÀ DI MACRON (CHE NEL 2017 VINSE CON UN MISERO 24% DEI VOTI) MA ANCHE LA “CAPACITÀ COALIZIONALE” DEL GIORNALISTA E SCRITTORE EBREO, CAPACITÀ DELLA QUALE È SEMPRE STATA SPROVVISTA IN PASSATO LA PRESIDENTE DEL RASSEMBLEMENT NATIONAL

Di Giuseppe Brienza

Éric Zemmour, giornalista e scrittore ebreo di 63 anni, è il candidato della Destra francese alle prossime elezioni presidenziali che si terranno fra 5 mesi (la data fissata per il primo turno è il 10 aprile 2022). Oltre a lui c’è, naturalmente, la leader del Rassemblement National Marine Le Pen che, nel 2017, ha perso di soli tre punti percentuali la sfida al ballottaggio per l’Eliseo con l’attuale presidente Emmanuel Macron.

Zemmour, a differenza della Le Pen, è un “presidente votabile” al probabile secondo turno di questa tornata da parte della maggioranza degli elettori francesi, come dimostra del resto il crescendo degli attacchi mediatici che sta subendo da quando è stato reso noto, il 6 ottobre, il sondaggio che lo dà al 17% delle preferenze, dietro a Macron ma davanti alla presidente del Rassemblement National. E le cose sono “peggiorate” per lui da quando l’indagine di Harris Interactive per il periodico Challenges, pubblicata il 9 novembre scorso, gli assegna fra il 18 e il 19% al primo turno, mentre Marine Le Pen si ferma al 15-16%. Considerando quindi che gli altri candidati “minori” della Destra, cioè Xavier Bertrand, Valérie Pecresse e Michel Barnier arriverebbero rispettivamente al 14% (il primo) e al 10% (la seconda e il terzo), la possibilità di una vittoria storica del sovranismo all’Eliseo sarebbe dietro l’angolo, tanto più che Macron sarebbe dato al primo turno più o meno con la stessa bassa percentuale del 2017, ovvero il 23-24% delle preferenze.

Rischiando di scompaginare i piani dei Poteri Forti, Zemmour che si definisce gollista ed è stato finora accusato quasi di tutto, dalla xenofobia al filo colonialismo, dal razzismo all’islamofobia, è stato recentemente additato persino del peggiore marchio d’infamia, cioè l’antisemitismo… Lui che è ebreo! Fra l’altro non è nemmeno contrario all’immigrazione in quanto tale, com’è invece additato il suo omologo italiano Matteo Salvini o la stessa Le Pen.

Il problema di Zemmour con i grandi media ed ormai anche con gli ambienti filo-Ue è che si tratta di personaggio fuori dagli schemi, capace di drenare voti anche fra l’elettorato di centro e centrodestra, parlando però apertamente di pericolo sostituzione etnica e soprattutto di un problema islam.

Già nel 2016 aveva stupito ed entusiasmato una parte dei conservatori francesi ed europei con l’originalità del suo saggio Cinque anni per nulla. Cronaca della guerra delle civilizzazioni (Un quinquennat pour rien. Chronique de la guerre de civilisations).

Senza alcun problema nei confronti dell’accoglienza degli immigrati, tema sul quale fra l’altro recentemente l’Amministrazione Macron non si è dimostrata certo tenera, Zemmour spinge sulla “questione islamica”, definendo la presenza dei seguaci di Maometto in Francia una «bomba sociale da 5 milioni di persone». In generale la sua proposta politica è identitaria, se ha espresso in più occasioni una decisa critica al multiculturalismo. Per Zemmour, infatti, consentire “zone franche” nelle quali vige la sharia è un errore mortale, poiché l’unica via percorribile per l’accoglienza è l’accettazione dei valori fondamentali dell’Occidente da parte dei nuovi arrivati. Riuscirà finalmente Zemmour a riunire la “maggioranza silenziosa” della Francia?


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