Cammilleri: “Cattolici in politica? Solo se si applica la dottrina sociale della Chiesa senza se e senza ma”


IL SAGGISTA RINO CAMMILLERI FA UN QUADRO REALISTICO DELL’ATTUALE SCARSA RILEVANZA DEI CATTOLICI IN POLITICA

Di Pietro Licciardi

Gabriel García Moreno fu un grande presidente dell’Ecuador e soprattutto un cattolico e per questo fu ammazzato da massoni morendo da martire. Di lui InFormazione cattolica si è già occupata [QUI] ma, in un momento storico in cui nubi sempre più scure si addensano sull’Italia, ritorniamo su questa luminosa figura di politico e di credente che seppe risollevare il suo Paese dalla profondissima crisi in cui lo avevano gettato politicanti e affaristi che poco o nulla avevano a cuore i destini del popolo. Per farlo abbiamo intervistato Rino Cammilleri, giornalista, saggista e scrittore che conosce molto bene García Moreno per aver dedicato a lui alcuni saggi

Cosa l’ha più colpito di García Moreno?

«Fu personaggio virile. Per non spendere il denaro dei contribuenti in scorte, girava personalmente armato. E, da comandante supremo, all’arrembaggio contro gli invasori andava lui stesso. Fu pure fatto prigioniero, in una occasione. Quando lo trucidarono, in tasca aveva l’ ”Imitazione di Cristo”».

Qual è la qualità che secondo lei manca oggi ai politici cattolici, rispetto alle figure del passato, come appunto García Moreno?

«Di “figure del passato” di questo tipo ci sono san Luigi IX di Francia e Riccardo Cuor di Leone d’Inghilterra. E poche altre. Al politico cattolico si richiede il coraggio. Che non è una virtù tra le altre, ma, come dice C. S. Lewis, la “forma” di ogni virtù. Se uno teme di perdere la cadrega, lo stipendio lauto, la posizione sociale etc. stia a casa».

Politici si nasce o si diventa?

«E’ stato Dio a suscitare Giovanna d’Arco. O il re Davide. Quando i capi li sceglie Lui le cose vanno a posto. Quando pretendiamo di sceglierli noi, spesso finisce che affidiamo le nostre vite a incapaci. O a miserabili».

Cosa vuol dire fare politica “da cattolici”?

«Semplicemente applicare la dottrina sociale della Chiesa. Senza se e senza ma. E andare a messa ogni mattina, anche se a volte non basta».

Oggi molti cattolici preferiscono astenersi dal fare politica e ritirarsi nel privato perché, dicono, nessuno li rappresenta e nessuno fa una politica condivisibile da un cattolico. Lei che direbbe loro?

«Che fanno bene. I politici cattolici dovrebbero avere alle spalle una Chiesa dottrinalmente compatta e impavida. Che è giusto quel che oggi manca».

Soprattutto in passato sono nate come funghi scuole di politica sponsorizzate dalle diocesi o da “circoli” cattolici, eppure non sembra abbiano prodotto granché a giudicare dall’insignificanza dei temi cari alla Chiesa nell’agenda politica odierna. Secondo lei quale è stato il motivo del flop?

«Basta fare un paragone con la famosa Opera dei Congressi, prima dell’inquinamento modernista, e di quel movimento di «intransigenti» che costrinse i liberali al potere al Patto Gentiloni. Oggi il discendente di quel conte milita nel Pd, ed è tutto dire. Per il resto, basta leggere un “piano pastorale” odierno. Aria fritta politicamente e clericalmente corretta. Uno dovrebbe essere attratto a Cristo da questa roba? »

Purtroppo un elettore cattolico di questi tempi ha poco da stare allegro. Se qualche partito dichiaratamente cattolico esiste questo raccoglie lo zerovirgola, i cattolici o sedicenti tali che militano a sinistra o sono appiattiti e collusi con quelle ideologie o non contano nulla. A destra sembrano esserci leader che portano avanti buone battaglie solo a intermittenza e assieme ad altre poco o nulla condivisibili. Lei quando entra in cabina elettorale a cosa si ispira?

«Al meno peggio del momento. Ma ho sempre fatto così, da quando voto. E poi, votare il sindaco ha forse qualche senso, non così per il parlamento nazionale. A parte il fatto che sono gli arroccati a decidere quando e se il popolo potrà votare, se il popolo votasse “male” arriverebbero i “mercati”, lo “spread”, l'”Europa” e rimetterebbero in sella chi vogliono loro».

Purtroppo sembra ci sia la tendenza nei cattolici a considerare la politica qualcosa che ha poco a che fare con la fede. Eppure in Austria le truppe sovietiche che dopo la guerra non volevano schiodarsi da quel paese si ritirarono dopo un lungo periodo di digiuni e assidue preghiere del popolo allora cattolico. In Polonia ci fu Solidarnosc…. Quale considerazione può fare?

«Mah, pensando all’esempio austriaco, chi potrebbe indire (e organizzare) dieci anni di processioni col rosario in mano? I preti? Il papa? E dov’è ormai il “popolo cattolico”?»

Per approfondire la figura di García Moreno: García Moreno vindice e martire del diritto cristiano (di Agostino Berthe C.SS.R.)

 


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