Ecco chi è santa Matilde di Hackeborn, “l’usignolo di Dio”


“I SANTI MANIFESTANO IN DIVERSI MODI LA PRESENZA POTENTE E TRASFORMANTE DEL RISORTO” (BENEDETTO XVI)

Di Mariella Lentini*

 

Nata in Germania, a Helfta (Sassonia), nel 1240 circa, Matilde è la terza figlia del barone di Hackeborn, nobile ricco e potente, imparentato con l’imperatore Federico II. La sorella maggiore Gertrude entra nel Monastero di Rodersdorf (Svizzera) e diventa badessa. La piccola Matilde, all’età di sette anni, va a trovare la sorella accompagnata dalla mamma. La bambina rimane affascinata dall’ambiente e si sente attratta fortemente dalla vita religiosa. Ammira la sorella e desidera diventare come lei. Viene, quindi, accolta nel monastero. La comunità, in seguito, si trasferisce a Helfta, nella tenuta del padre delle due sorelle. Matilde studia, diventa molto colta. È buona, umile, ubbidiente, mite. Ha un talento particolare per il canto. La sua voce è melodiosa e incanta ed emoziona chi l’ascolta. Per questo motivo Matilde viene soprannominata “l’usignolo di Dio”. Il suo canto è, infatti, come l’armonioso cinguettio dell’uccellino. Matilde cresce amata da tutti. Viene nominata direttrice della scuola che accoglie fanciulle per la loro istruzione, ma anche del coro e delle novizie, le ragazze cioè destinate ad indossare l’abito da suora.

Matilde è saggia, legge nei cuori. Aiuta le consorelle, le allieve, ma anche chi non vive nel monastero e va a farle visita per essere consigliato, consolato. Matilde ama leggere. Il suo libro preferito è il Vangelo che narra la vita di Gesù e i suoi insegnamenti. Dal Vangelo, dalla Messa, dall’Eucaristia e dalle preghiere, che compone lei stessa, Matilde trae la forza della sua fede che riesce a trasmettere a chi le vive accanto: spesso raduna attorno a sé le consorelle e le allieve e parla loro del Vangelo in maniera così appassionata, anche a gesti, da far restare tutte a bocca aperta. Si deve a Matilde l’inizio della devozione al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Purissimo di Maria, la Madonna.

“L’usignolo di Dio” muore nel 1298, nel Monastero di Helfta. Grazie agli appunti, annotati dalla sua allieva Gertrude (detta “La Grande”, anche lei santa), raccolti nel volume Il libro della grazia speciale, Matilde lascia una bellissima testimonianza delle sue visioni di Gesù, della Madonna, dei santi e degli angeli, che ha fin da quando è bambina, soprattutto degli insegnamenti che da queste visioni ha ricevuto, da regalare all’umanità. Si narra che il celebre poeta medievale Dante Alighieri (1265-1321) si sia ispirato a Santa Matilde per scrivere alcuni versi della Divina Commedia.

 

 

* Autrice del libro
“Santi compagni guida per tutti i giorni”


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