Come santa Cecilia, anche oggi non dobbiamo “sacrificare agli idoli”


Di Jozef Mikloško*

SANTA CECILIA, VERGINE E MARTIRE, CONSEGUI’ LA SUA DUPLICE PALMA PER AMORE DI CRISTO

A Roma, nel Parco della Caffarella, sulla Via Appia Antica c’è il Sacro Bosco. Qui abitò anche il futuro Sant’Urbano, torturato sotto Marco Aurelio e sepolto a 4 km dalla via Appia. Era amico di una giovane donna, Cecilia, di una ricca e nobile famiglia romana. Ha avuto un’influenza significativa sulla sua conversione al cristianesimo, che ha reso la sua vita “molto complicata”.

Cecilia era sposata con il nobile pagano Valeriano. Ha convertito lui e suo fratello Tiburzio. Quando Valeriano e Tiburzio si rifiutarono di rinunciare alla loro fede, furono decapitati.

Il prefetto Almachio li affidò al «cornicularius» (Ufficiale in seconda del console) Massimo, il quale prima di fare eseguire la sentenza, si convertì anche lui, venendo così condannato e ucciso qualche giorno dopo. Valeriano e Tiburzio furono martirizzati e sepolti in un posto chiamato Pagus da Cecilia, a quattro miglia da Roma.

Più tardi, la martire fu convocata dalle autorità e, quando si rifiutò di sacrificare agli dei pagani, fu messa viva nell’acqua bollente. Dopo un giorno e una notte il fuoco non la molestò; si decise, quindi, di decapitarla: fu colpita tre volte, ma non morì. Venne rilasciata legalmente e visse per altri tre giorni in agonia. Prima di essere fermata dalle autorità aveva consegnato la sua proprietà ai poveri.

La famiglia Cecilia donò un terreno alla chiesa di Via Appia Antica. Papa Callisto I vi costruì delle catacombe e depose nella cripta i corpi di Cecilia e di Urbano. Il suo petto è stato trovato nel 822 ed è stato trasferito nella Basilica di Santa Cecilia in Trastevere.

Il 20 ottobre 1599, il cardinale Sfondrati aprì la sua tomba e vide il suo corpo intatto, in una veste bianca, che giaceva in una cassa di Cipro. Anche Papa Clemente VIII andò a vedere. Incaricò lo scultore Stefano Maderno (1576-1636) di creare una statua raffigurante la posizione della santa, che giace sul fianco come addormentata, con i capelli pettinati, il collo nudo fasciato e le tre dita aperte. Cecilia, infatti, durante la lunga agonia mortale continuò a predicare mostrando il segno della Trinità.

A quei tempi i morti venivano sepolti dietro le mura della città, e poi nelle catacombe. Più di centomila persone, soprattutto cristiani, sono sepolte lì, lungo circa 12 km. Qui furono seppelliti anche i santi Pietro e Paolo, poi trasferiti nelle basiliche rispettive.

Santa Cecilia è raffigurata con palma, giglio e liuto. Raffaello Sanzio dipinse il dipinto “Estasi di S. Cecilia“, soggetto che fu dipinto anche da Rubens e Reni. Molti compositori, ad esempio Gounod, Haydn, Händel, Britten e Pärt, le hanno dedicato composizioni. Paul Simon su di lei, nel 1970, ha composto la canzone popolare Cecilia.

* Già ambasciatore slovacco in Italia


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